F117 col sombrero

Whooom.

Era un rumore simile, ma Wesley pensava che non doveva fare neppure un suono: era invisibile.

Sotto di lui c’era il Messico, intorno gli Stati Uniti d’America.

Wesley era convinto che la cultura americana dovesse trionfare ovunque. Aveva sete di sangue, sangue comunista.

Si abbassò di quota con l’F117, perforò un banco di nuvole e vide che il Chiapas lo stava accogliendo alla sua maniera: con la siesta.

Wesley aveva votato poche ore prima. Nella competizione per la Casa Bianca aveva preferito Bob Dole a Bill Clinton. Dole era un veterano, quel che Wesley sarebbe stato una volta terminato il servizio nell’U.S.A.F. Forse l’avrebbe spuntata Clinton, ma era lo stesso un bell’anno, il 1996.

Continuò ad abbassarsi di quota e Wesley diminuì la potenza dei General Electric F404.

Con il laser individuò l’obiettivo.

Là sotto i ragazzi della Delta Force si stavano impegnando a combattere gli zapatisti, ma – poveretti – i governativi messicani li prendevano in giro. Era tutto un continuo imbroglio: i soldati con chi stavano, col governo o con i ribelli? Wesley l’avrebbe fatta vedere agli uomini del Subcomandante Marcos.

Ecco, adesso era pronto.

Le GBU27 e anche le GBU10 e le GBU12 avrebbero fatto capire cosa significava sposare l’ideologia marxista a sette anni dalla caduta del Muro.

«Fuoco».

Wesley incominciò a sganciare le bombe.

Lo fece con calma. Gli ordigni, uno dopo l’altro, si staccarono e guidati dal laser si schiantarono a terra. La giungla diventò un inferno, la morte fu dispensata con generosità e giustizia. Wesley era pure disgustato per il motivo che gli zapatisti… sono atei. Almeno cattolici credenti e praticanti, ma atei… Atei! Lui era un cristiano evangelico, guadagnava in grazia di Dio, combatteva i vecchi alleati dell’Impero del male e poi guardava “Settimo cielo”. Si faceva molto coinvolgere dalle vicende della famiglia Camden.

La missione era terminata, l’F117 era stato uno strumento nelle mani dell’America e di Dio.

Incominciò a fare dietrofront. Da che la rotta era uno-otto-zero si mosse verso zero-nove-zero e da lì zero-zero-zero. Il suolo patrio l’attendeva.

Wesley aveva deciso di mangiare popcorn e patatine, una volta tornato nella base, dopo guardare l’ultima puntata di “Settimo Cielo”: il reverendo Camden stava vivendo un dramma in cui…

«No».

Le spie si erano accese.

«No, no, no».

L’F117 stava perdendo sempre più quota.

«Possibile?».

Un guasto.

Wesley pregò, ma tutto era perduto.

Strinse l’MP5KPDW. Se uno stealth come l’F117 aveva fallito nonostante le preghiere, la pistola-mitragliatrice avrebbe fornito una prestazione migliore.

Ma era tedesca!

Capitalista, comunque.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bravo Kenji, è uno dei tuoi racconti migliori. Mi spieghi com’è la storia delle rotte? Quei tre numeri significano qualcosa di preciso, credo.

    1. Ciao! Grazie del tuo commento. Adesso ti spiego: leggendo Tom Clancy vedevo i tre numeri, ma non capivo, è stato un ufficiale della Marina Militare a spiegarmelo. Devi immaginare che navigando su un aereo o una nave tu sia al centro di un goniometro (loro usano il giroscopio) ebbene zero-zero-zero è in avanti, zero-nove-zero è a destra, uno-otto-zero è indietro e due-sette-zero è a sinistra. Se ad esempio si dice: “Vado a zero-tre-zero vuol dire in avanti un pochino a destra. Capisci? Per questo, quando scrivo delle rotte, ho accanto a me un goniometro

  2. Ciao Kenji, ancora una volta esplori un territorio che amo e affronti un problema che sento. Molto interessanti e complete le informazioni di geo storia e politica che inserisci all’interno del testo. Bravo