Falena, la balena

Falena è una grande e grossa balena grigia che nuota per i mari e per gli oceani. Negli ultimi giorni è in visita nel Mar Mediterraneo, è la prima volta che ci viene ed è molto curiosa. Tira fuori la schiena dall’acqua e si lascia baciare dal sole mentre gli occhioni scrutano i flutti per scoprire gli abitanti del luogo. Ma di pesci neanche l’ombra.

Una mattina presto, mentre il sole è sveglio solo per metà e dipinge il cielo di indecisi stiracchiamenti e starnuti multicolore, Falena torna a galla a prendere un sorso d’aria. Decisa a trovarsi una ricca colazione tra quei flutti semi desertici, si riempie i polmoni di salsedine e si prepara a immergersi. Quando un grido la blocca a metà onda: AIUTO!

Con la coda in fibrillazione e gli occhi che scattano tra sopra e sotto il pelo dell’acqua, all’inizio Falena vede solo una bottiglia di plastica con tappo rosso ben avvitato, una rete da pesca vecchia e sfilacciata che fluttua stile fantasma, una manina rosa e caffè, un bel sacchetto di plastica giallo anemone che spicca sull’abisso scuro, un ciuffo di capelli ricci e poco più in basso, una bocca spalancata. AIUTO!

La potente coda spinge Falena vicina a ciuffo e manina ma l’onda che provoca il suo lungo corpo, manda i ricci sott’acqua facendoli scomparire in un blup tra le pieghe liquide di velluto quasi nero. “Oh no! E adesso?”, a Falena si drizzano le pinne dall’angustia.

La balena si immerge senza pensarci un attimo e, subito avvista la bocca spalancata accompagnata da due occhi chiusi. “È un umano piccolo!”.

Falena apre la bocca e il bimbo addormentato scivola dentro, accompagnato da un’onda.

Torna all’aria aperta per prendere una bella boccata d’aria per far respirare il suo ospite sognante che sta spaparanzato sul fondo della sua lingua rugosa. Più tranquilla e non sapendo che altro fare per il piccolo umano, Falena torna a caccia della sua colazione rimandata.

Mentre Falena nuota sul fondo del mare, il bambino si sveglia con una grattata di ricci e una stropicciata di occhi. Tutto è buio, tutto è bagnato; però almeno non è più tra le onde.“Sono in una grotta? Che puzza di pesce marcio, bleah, devo essere ancora molto vicino al mare”

Ricciolino va in esplorazione: il pavimento è molle ma rugoso, dal soffitto cadono grosse gocce di acqua salata, l’aria è calda, appiccicosa e molto umida, della puzza abbiamo già preso nota. C’è silenzio, a parte un lontano ma profondo DUM, DUM, DUM. Si sente ondeggiare di qua e di là e, per non cadere, si attacca alla parete con entrambe le mani.

Subito la grotta si riempie di luce e di aria, mentre un’onda salata rinfresca i piedi di ricciolino che deve coprirsi gli occhi per non rimanere accecato da tutto quel sole.

All’entrata della grotta c’è una specie di tendone che assomiglia a uno spazzolino da denti. Ricciolino si arrampica e si attacca alle setole dure, ma la sensazione di cadere è passata. Guardingo da una sbirciatina fuori. C’è una spiaggia di pietre bianche e grige.

“Allora?! Mi vuoi lasciare a bocca aperta ancora per molto?”. Dalla sorpresa, Ricciolino molla le setole e ruzzola giù, nella penombra da dov’era venuto. “Devi uscire dalla mia bocca piccolo umano. Vai sulla spiaggia, così ti posso vedere”.

Ubbidiente e spaventato, Ricciolino si fa largo tra le setole e si mette in bilico tra i sassi per guardare la sua grotta parlante. Si ritrova a fissare un pesce grande come una montagna.

“Io sono Falena, la balena. Tu chi sei?”

“Io sono Assam, un bambino”.

“Cosa ci facevi Assam in mezzo al mare? Mi sembra che il nuoto non sia il tuo forte”.

“Sono caduto. Ero su una grande barca con la mamma, il papà e tutti i miei fratelli. Siamo in viaggio da tanti giorni e il mare è sempre stato liscio come l’olio ma poi ieri notte sono venute le onde alte”.

“Pioveva, l’acqua veniva da sopra e da sotto e il vento urlava forte. Sono caduto in mare e non sono riuscito a ritrovare la barca”. Ad Assam trema un po’ il mento: dov’è la sua mamma? Dov’è il suo papà? Dove sono i suoi fratelli?

“Quando ti ho trovato stava spuntando l’alba, forse la barca non è andata troppo lontana. Forse posso aiutarti a ritrovare la tua famiglia. Ti ricordi per caso dove stavate andando?”

“Stiamo andando a vivere in un paese dove non cadono le bombe e dove la gente cammina per strada senza spararsi. Avremo una casa con il tetto e i muri. Il mio papà vuole aggiustare le scarpe alla gente. Io e i miei fratelli andremo a scuola perché sai, io da grande farò l’astronauta e andrò a vivere su Marte”.

Falena, la balena ascolta con grande attenzione le parole di Assam. Dopo qualche minuto di riflessione gli dice: “Torna dentro alla mia bocca Assam, andremo insieme a cercare i tuoi genitori. Ti voglio aiutare ad andare su Marte”.

“Grazie Falena, sei molto gentile!”

Falena si immerge con Assam seduto comodamente dietro allo spazzolino da denti che altro non sono che i fanoni, i denti delle balene. Lei nuota e nuota senza riposarsi mai; lui pensa e ripensa, cercando di non perdersi d’animo.

Dopo tre giorni e tre notti alza lo sguardo verso la superficie del mare sopra la sua testa e vede una forma scura. Una barca! Sprofondata tra le onde dal tanto peso che trasporta. Il mare vicino alla barca puzza di benzina e di paura.

Falena sta per ridere dalla gioia, ma poi decide di non dire niente ad Assam e di andare prima a controllare. Nuota piano verso la superficie, cercando di non svegliare Assam e di non farsi scorgere dai passeggeri della barca.

Rimane a bocca aperta; ma la chiude subito prima che Assam si bagni troppo e si svegli. Una barca vecchia e quasi completamente affondata, si muove lentamente sospinta dalle onde. Falena non ha mai visto tante persone tutte insieme in uno spazio tanto piccolo.

Rimette la testa sott’acqua. Non sa cosa fare. Quelle persone rischiano di finire tutte in mare, quella barca non resisterà ancora per molto e forse i genitori di Assam sono proprio lì sopra. E pensare che era venuta in vacanza nel famoso Mar Mediterraneo per rilassarsi e farsi nuovi amici. Ma di pesci ne ha visti solo in lontananza.

Mentre Falena rimugina sulle sue vacanze si sente un forte CRACK fra le onde e, da sopra, si sentono forti grida. “Non c’è più tempo per pensare!” Una codata possente la porta sotto la barchetta instabile, se la carica sul dorso e comincia a nuotare verso la terraferma.

Mentre nuota lentamente per non far cadere nessuno, Falena vede altre barche. Tutte in fondo al mare. Di passeggeri non ne trasportano più. “Chissà se anche loro volevano una casa con un tetto e dei muri?”, si chiede la balena.

Quando si comincia a vedere la riva, le persone sulla barca si mettono a gridare tutte insieme. “Terra, terra!” Falena fa fatica a tenere la barca in bilico, la gente si muove e rischia di fare un tuffo. La balena è stanca ed è contenta che il viaggio sia quasi finito.

Falena si avvicina a riva il più possibile e appoggia la barchetta sulle pietre, poi rimane a guardare per vedere se riconosce la famiglia di Assam.

La gente si raggruppa sulla spiaggia per ringraziare Falena che li ha salvati. Falena apre la bocca e Assam si sveglia illuminato dal sole e dal rumore di tante persone che parlano tutte insieme. La mamma di Assam è la prima a vederlo!

Assam e la sua famiglia si abbracciano felici di essere tutti insieme sulla terra ferma e di essere finalmente arrivati! “Grazie Falena!”

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. E’ bello offrire ai bambini insegnamenti importanti per mezzo di una favola. Diventeranno adulti più responsabili ed empatici. Il mondo è in mano loro, dobbiamo solo rompere le barriere che noi adulti (magari inconsapevolmente) abbiamo eretto nell’intento di salvarli dalle brutture e credo che il metodo migliore sia spiegare cosa accade attorno a loro utilizzando un linguaggio che possono comprendere. D’altro canto, da secoli fiaba/favola hanno ricoperto questa funzione. Prima per ammonire dal lupo, ora per evitare di diventarlo. Chiusa la parentesi “seria”, Falena è deliziosa.

  2. La favola si propone come metafora sulla vita, una narrazione per le giovani menti che devono rappresentare però i problemi dei cosiddetti grandi, mi sembra che tu riesca bene in questo altalenare, carina poi l’idea di questo genere qui, un guizzo di novità per questa piattaforma, già il titolo riesce a invogliare e rappresentare la storia e ammetto che apprezzo molto lo stile asciutto e semplice che usi per raccontare, in modo che la storia arrivi lineare e diretta. Brava!

  3. Con le fiabe e con il loro linguaggio rivolto ai più piccoli, argomenti complicati diventano comprensibili e il gioco del cambio di prospettive apre la mente a nuove riflessioni. Grazie Erika per aver condiviso questo LibriCK, complimenti inoltre per il tuo stile impeccabile e chirurgico.