I Tre Tiranni

Serie: Favole Oniriche

Iliar vuole sconfiggere per sempre la tirannia dei Tre : Saladanir, Bator e TempusNero.

Ma come potrebbe mai arrivare a loro ? Piegare la loro volontà di dominio sul prossimo ?

E’ una domanda che si pone tutti i giorni, appena sveglio…ma non ha ancora trovato una degna risposta.

Iliar è fermamente convinto che tre uomini non possono stabilire, a loro piacimento, quando regalare luce o attanagliare gli uomini con l’oscurità più profonda. E questa catena deve essere spezzata.

Una mattina bussa alla sua porta uno strano figuro. Un piccolo essere dalla pelle bluastra, dall’aspetto aggressivo e poco rassicurante. Iliar apre la porta ”chi siete ?” domanda.

Lo strano personaggio risponde con un tono di voce gracchiante ”mi chiamo Echiilor”. 

“E cosa volete da me ?” domanda Iliar.

“So che volete combattere i Tre, ma so anche che non potete farlo da solo. Sono molto potenti e pericolosi. E in più…” segue un sospiro per poi riprendere, ”hanno la possibilità di far vagare chiunque e per sempre nello spazio e nel tempo, facendolo scomparire”.

Iliar lo guarda dubbioso ”e dovrei credere alle vostre parole ? E anche ammesso che io vi creda, come fate a sapere queste cose ?”

A quel punto Echiilor fa un passo indietro e, rivolgendosi all’uomo risponde ”perchè una volta ero io a tenere in equilibrio luce e oscurità, spazio e tempo. E su questa terra regnava la prosperità”.

Una risata…è quella di Iliar ”e voi avete tutto questo potere ?”. Lo squadra dall’alto in basso ”siete in vena di burle !”

Echiilor fa un ulteriore passo indietro e, senza replicare, emette uno strano suono. La voce, da gracchiante diventa sempre più simile a un fischio, poi quasi un urlo…per poi ammorbidirsi in una sorta di rumore simile a quello del vento. Iliar viene scaraventato per terra mentre immagini confuse di mondi sconosciuti, di oggetti mai visti, si moltiplicano davanti a lui senza sosta. 

I suoni sono terribili. 

Iliar cerca di ripararsi ma non ci riesce. Fumo, rumori metallici, stridore, crepitio, luci accecanti. Troppo per potersi difendere. Poi sente la voce nuovamente gracchiante e, in qualche modo, familiare di Echiilor ”potrei decidere in pochi istanti di scaraventarvi per sempre in un sofferto vagare senza ritorno…ma non lo farò. Perchè ho bisogno di voi e voi di me”.

A quel punto le immagini scompaiono e i rumori cessano.

Iliar è ancora per terra, stordito. Con il poco fiato rimasto domanda ”se siete così potente, perché non li sconfiggete da solo utilizzando le loro stesse armi ?”

“Perchè non posso avvicinarmi a loro” risponde Echiilor ”e alla loro dimora. Si trova in cima alla radura dell’Oscura Trama. E’ protetto dall’esercito magico di Saladanir, dal vento freddo di Bator e dal dominio del tempo, il più pericoloso di tutti, di TempusNero. L’unica arma è la barra riflettente nascosta poco distante…ma che non posso maneggiare. Solo un uomo di sani principi e nudo davanti al potere lo può fare”.

“Barra riflettente ?” domanda Iliar ”e come può sconfiggere nemici così potenti ? E anche se riuscissi a recuperarla, cosa dovrei farne ?”

“Di questo non vi dovete preoccupare. Una volta recuperata la barra, sarà più semplice di quanto sembri”. 

Echiilor spiega ad Iliar che per sconfiggere l’esercito di Saladanir dovrà puntare la barra verso il sole nell’ora più calda della giornata. La possente forza dell’esercito nemico deriva dall’assorbimento della luce e l’asservimento della medesima agli scopi del tiranno della luce. Nel momento in cui la barra devierà altrove il fascio di raggi proveniente dal sole, riflettendolo e conservandone il calore, ogni singolo soldato di Saladanir rimarrà al buio e cadrà rapidamente senza colpo ferire. Poi sarà la volta del vento di Bator. Lo scudo caldo prodotto dal calore immagazzinato nella barra, bloccherà le intense e letali folate di vento, sconfiggendo il tiranno del gelo.

“A quel punto rimarrà soltanto TempusNero”. 

Echiilor fa una pausa per poi aggiungere ”e toccherà a voi scoprire il modo per sconfiggerlo. Da sola la barra non sarà sufficiente. Ma qualcuno vi aiuterà. Sappiate comunque che il grande potere del tiranno è quello di modificare il tempo e la sua percezione. Ora partite, immediatamente…e non voltatevi”.

Iliar, ormai convinto, parte per il suo viaggio che, pur non garantendogli un ritorno certo, lo riempie di speranza.

Segue diligentemente tutte le istruzioni del bizzarro personaggio, recupera la barra e sconfigge Saladanir e Bator. Mentre prosegue nel suo cammino si domanda, osservando la barra, come sia possibile che una barra così potente non sia sufficiente a sconfiggere l’ultimo tiranno. Poi si rende conto, ricordando le parole di Echiilor, che il grande potere di TempusNero è quello di modificare gli eventi, rendendo il tempo schiavo del tiranno.

In fondo alla radura incontra un uomo molto anziano, almeno dall’aspetto, con una lunghissima barba. Ha in mano uno strano oggetto. Un orologio con una curiosa leva nella parte superiore. Sembra essere un bizzarro e particolare meccanismo a carica.

“Vi stavo aspettando…ero certo che ce l’avreste fatta contro i primi due tiranni. Ma contro l’ultimo la barra non vi servirà. Facciamo uno scambio. Voi mi date la barra riflettente e io vi cedo ciò che vi permetterà di sconfiggere il tiranno del tempo”.

Iliar lo osserva incuriosito e poi esclama…un po’ innervosito ”e vorreste farmi credere che quello strano oggetto possa davvero essere più potente di ciò che mi ha permesso di sconfiggere un esercito di soldati in fiamme e affrontare un vento più tagliente di una spada affilata ?”

“Forse non avrà tutto questo potere” afferma l’anziano uomo “ma è tutto ciò che vi servirà per sconfiggere TempusNero. E voi siete qui per questo. Per ridare prosperità a questa terra, non per difendere il possesso di qualcosa che non è vostro”. 

Porge a Iliar, con una mano, il bizzarro orologio mentre allunga l’altra indicando di porgergli la barra riflettente. L’uomo non è convinto dello scambio ma sa che è l’unica soluzione per proseguire.

E accetta.

“Siete saggio come immaginavo” sorride il vecchio dalla lunga barba mentre indica la strana leva sopra l’orologio ”usatela e ne uscirete vincitore”.

Iliar si allontana dall’anziano personaggio e si avvia verso il fondo della radura.

Sente rumori molto forti provenire dall’alto. Molto simili a quelli che aveva sentito prima di partire. Ai rumori iniziano ad associarsi immagini e quelle che sembrano allucinazioni. 

Iliar barcolla. 

Davanti a sè vede oggetti a lui sconosciuti che gli si lanciano contro, dall’alto sente rumori e boati sempre più forti, fiamme si sprigionano intorno a lui. “Tutto vero…o forse no ?”. Iliar non ha il tempo e la possibilità di ragionare oltre quel pensiero in un piccolo barlume di lucidità. Altri oggetti lo sfiorano sibilando, dall’alto cadono sfere metalliche pesanti come macigni che cadono sul terreno sprofondando.

Iliar si muove a destra e sinistra. Il mondo intorno a lui sembra essere stato messo, improvvisamente, a ferro e fuoco. A quel punto si ricorda delle parole dell’uomo dalla lunga barba ”usatela e ne uscirete vincitore”. Guarda l’orologio e la leva su di esso. Prova a girarla in senso orario, ma sembra bloccata. Allora fa un tentativo in senso antiorario. Riesce, con difficoltà, a farla ruotare. Le lancette dell’orologio si muovono a ritroso. Il fuoco divampa sempre più violento. Le sfere metalliche dal cielo, che ora è diventato grigio scuro, con venature rosse e trafitto da saette bluastre, continuano a cadere sempre più numerose e pesanti.

La leva inizia a girare da sola. Così come le lancette. Iliar si guarda intorno. I suoni diventano progressivamente più leggeri, le sfere sempre più piccole fino a diventare delle piccole biglie colorate. Le fiamme vengono pian piano sostituite da raggi di sole variopinti. 

Poi tutto cessa.

Anche la leva si ferma. E le lancette si bloccano.

Il frastuono viene sostituito da un silenzio profondo. Le fratture nel terreno scompaiono. Del mondo a ferro a fuoco di poco prima non vi è più traccia. 

All’improvviso una luce fortissima acceca e stordisce Iliar facendolo cadere a terra.

Quando si riprende si ritrova rinchiuso in una gabbia. Molto stretta e dalla forma cilindrica. Non ci sono finestre. Solo una feritoia, dalla bizzarra forma simile a quella di un occhio umano. Iliar si avvicina e prova a guardare oltre…nota altre gabbie con altrettante feritoie simili alla sua. Diverse solo per dimensione e posizione. Nessun rumore

“C’è qualcuno ?” grida Iliar. Ma non riceve risposta.

Poi si avvicina alla sua gabbia un personaggio dall’aspetto curioso. E’ vestito in modo elegante. Giacca, cravatta, capello, tuba, un orologio nel taschino e nella mano destra uno scettro dorato. Apre il portone pesante. Ha in mano una barra luminosa.

“Vi ricordate di me ?” domanda ad Iliar…poi, senza attendere risposta aggiunge ”ovviamente non potete. Perchè siamo tornati indietro nel tempo e non ci siamo mai conosciuti”. 

Indica la barra luminosa “solo questa può attraversare il tempo e conservarne la memoria. Voi no. Ma vi ringrazio di avermi riportato ciò che è stato sottratto al mio potere”. Poi lo spinge nuovamente dentro la gabbia cilindrica con la finestrella dalla strana forma oculare e, mentre si allontana, urla alzando le braccia verso l’alto ”ogni epoca ha la sua tirannia. Forse, questo, nessuna ve l’aveva mai detto ! Ma avrete tempo di osservare. Tanto tempo !”

E preservare chi è in grado di sconfiggere la tirannia sarà il mio compito…

Serie: Favole Oniriche
  • Episodio 1: Il Paradiso Degli Indecisi
  • Episodio 2: La Ricerca Della Fortuna
  • Episodio 3: I Tre Tiranni
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    Commenti

    1. Rossano Baldin Post author

      Ciao Micol, la storia si ripete ciclicamente. Serve sempre qualcuno in grado di ripristinare l’ordine delle cose…e l’ultima frase rappresenta, forse, il prezzo da pagare per mantenere viva la speranza di tutti.

    2. Micol Fusca

      Ciao Rossano, questa volta hai velato il tuo racconto di tristezza e ineluttabilità. Davvero non esiste speranza, la nostra vita è legata a una “ruota del tempo” sempre uguale che si ripete nei secoli? In cuor mio preferisco pensare di poter stringere fra le mani il mio futuro.