Fede

Serie: Il viandante e la santa

Che le città mutassero in fretta non era una novità, soprattutto in tempi in cui minacce oscure sorgevano proprio nel cuore delle capitali. In cinque anni di vita tra la bassezza del volgo, nell’umidità marcia degli inverni, Aradie aveva mantenuto la sua promessa e dato a Ezadio non solo il proprio incondizionato amore, ma anche un tetto stabile. Lavorava come serva personale di una signora locale, e seppur non le fosse mai stato concesso di dormire nella dimora nobiliare, le era stata offerta la possibilità di condividere la propria povertà con altre serve negli alloggi esterni.
     All’alba, ogni singola mattina, Ezadio usciva di casa a far quattro passi tra gli abitanti del quartiere. Le possenti donne dietro i banconi della piazza del mercato adoravano senza ritegno il bel bambino dai fulgidi capelli castani, dal corpo sano e dalla voce squillante che pronunciava solo belle parole e complimenti. Gli regalavano frutta, formaggio, abiti, addirittura carezze e baci. Persino i vecchi, usualmente pronti a bastonare i mocciosi, dovevano metter da parte la verga e protendere la mano per pinzare le guance rosse di vita del bambino prodigio. Talvolta provavano a carezzargli la testa ma lui, rapido di gambe, si scansava ribadendo che fosse tabù. «Solo la mamma può!» e rideva, correndo tra le vie inseguito dalle decine di amichetti con cui giocava.
     Quel giorno d’inverno brillava il sole, alto nella cerulea volta che saltava da un tetto in tegole a uno di pagliuzza e legna. Dal basso della sua giovinezza, Ezadio fissava il chiarore irraggiungibile senza troppi pensieri: gli importava solo di sua madre, ogni gesto aveva il fine di darle gioia e serenità.
     Un gruppo di guardie lucenti contemplava una macchia di neve infangata. «L’imperatore è morto,» mormoravano tra loro.
     «Scusate, signori,» li affiancò Ezadio, inchinandosi con cortesia. «Cos’è accaduto al nostro imperatore?»
     «Ezadio, corri a casa,» ribatté la guardia, con l’elmo che nascondeva un volto rigato dalle lacrime. «Corri, piccolo, perché oggi nelle strade verrà versato sangue e molti cadranno. Nasconditi assieme alla tua cara mamma e aspetta che tutto finisca.»
     «Perché sangue?»
     Lo sospinsero, con affetto, sino a che il bambino non si decise ad allontanarsi dal drappello di guardie in lutto.

Avevano accusato gli inquisitori, tutti, nessuno di loro escluso. Scagliarono su di loro ben più che odio, trasformando il vasto impero in un campo di battaglia in cui ogni anfratto, ogni pezzo di terra, poteva tingersi dei colori della disputa irrisolta.
     Quando Ezadio compì dodici anni, la lunga e brutale guerra allentò infine la sua morsa su una terra ormai sudicia di sofferenza, dando così tempo a lui e sua madre di sgattaiolare dalla città e scegliere di vivere in un villaggio più mite, dove il braccio dell’inquisizione doveva ancora arrivare.
     «Mamma, pensi che siano stati davvero gli inquisitori a uccidere l’imperatore anni fa?» indagò lui, mentre ravvivava la fiamme per cucinare lo stufato.
     Aradie, accucciata tra le coperte, spiava il figlio, fattosi uomo troppo presto e visibilmente ansioso di prender parte alla vita del villaggio. «Non so chi sia stato, Ezadio.»
     «Ho parlato con qualcuno, girovaghi e mercanti da fuori, e loro pensano che sia stato un gruppo di rivoltosi a uccidere l’imperatore. Gli inquisitori sono stati accusati per nulla, e solo ora che la minaccia dei cultisti è reale la gente si è resa conto di quanto siano pericolosi.»
     «Che cultisti?»
     «I cultisti. Non so come altro chiamarli,» Ezadio spezzettò dei rametti di spezie e li lanciò nel calderone. «Sono stati questi uomini a ucciderlo. Gli inquisitori sono i santi che ci proteggono. Ora la gente lo sa.»
     «Non dar conto alle chiacchiere,» mormorò la madre, con un sospiro rassegnato. «Stai lontano da entrambi, soprattutto dagli uomini di fede.»
     «Perché lo ripeti sempre? Io voglio essere come loro!»
     «Non puoi!» Aradie lo afferrò per le spalle e lo colpì con un ceffone. Il bel volto di suo figlio, la perfezione dell’operato divino, la fecero solo infuriare ancor di più. «Tu non puoi, Ezadio. Non puoi!»
     «Io lo so perché dici così,» singhiozzò, tastandosi la fronte. Risalì con le dita tra i folti riccioli: lì, i polpastrelli sfiorarono la dura realtà.
     «Sei mio figlio, e ti amo più di tutto.»
     Ezadio annuì, solo questo. Mescolò lo stufato un’ultima volta e andò verso la madre che aveva giurato di proteggere. Nella sua giovinezza, poteva già allargare le braccia tanto da stringerla al petto e tenerla salda, nascondendola a chi per strada la accusava di malignità.

Il villaggio, come una blusa cucita senza lungimiranza, cominciava a calzare stretto; le cuciture infastidivano, la stoffa grezza prudeva come fosse stata intinta nelle ortiche. In aggiunta, Aradie era stata presa di mira con ancor più meschinità dalle altre donne che, per invidia o chissà cos’altro, la detestavano con ineguagliabile dedizione.
     «Puttana del demonio!» una vecchia le fece lo sgambetto.
     Lei inciampò e la brocca d’acqua che portava in braccio le cadde addosso, esplodendo in mille cocci. «Lasciatemi in pace, vi supplico,» annaspò, mentre l’ombra delle arpie oscurava il cielo. L’intera piazza col pozzo assistette muta al pestaggio di una povera donna, che con braccia e gambe si schermava da chi la aggrediva senza pretesto. La bastonarono, incuranti delle lacrime e delle suppliche, e smisero solo quando Aradie cessò di lottare.
     «Che avete fatto!?» Ezadio apparve da dietro l’angolo, col volto madido di sudore e la zappa sporca di terra ancora tra le mani. Di fianco, la coraggiosa bambina che era andata a chiamarlo singhiozzava, sapendo di aver a sua volta rischiato grosso.
     «Prendi questa disgraziata e sparite! Tu e lei!» sbraitarono le vecchie. Il resto della piazza si mosse con l’incertezza dei vermi che non sanno che genere di predatore potrebbe calare dal cielo a rapirli. Forti del numero, cominciarono a strillare in coro: «Andate via, cultisti!»
     Ezadio però non parlava. Aveva gli occhi scuri fissi sul corpo martoriato della madre, sui lividi, sul sangue che colava sulla terra. La osservava con attenzione, contando a mente ogni suo respiro e immaginando la fatica che faceva per aggrapparsi alla vita.
     Ormai Ezadio non aveva solo il corpo di un uomo, ma anche la mente: in soli diciassette anni di vita vantava conoscenze degne di un saggio senza età. Pensò con rammarico che proprio la sua divinità, come dicevano tutti, gli stava costando pene e sofferenze al pari di una maledizione. «Se non indossi la veste sacra degli inquisitori, ogni velleità di grandezza verrà soffocata dalle altre forme di vita: i cani abbaieranno in tua direzione, gli anziani ti calunnieranno e i giovani ti invidieranno. Verrai odiato e ti daranno del demonio, pregando il Guardiano che la sacra inquisizione accorra per lanciarti nella pira.» Rifletté sulle parole di sua madre, pronunciate in tempi remoti ma valide in quel momento più che mai.
     «Che sta facendo?» mormorarono i presenti, sgomenti.
     Ezadio aveva portato le mani al capo. «L’avete ammazzata.» Indicò il corpo esanime della madre. «L’ho ammazzata,» rantolò, stringendo i denti e vibrando di collera.
     Mentre la pelle ardeva come il fuoco del vulcano, Ezadio comprese di non essere mai stato nelle grazie del Guardiano, neppure lontanamente vicino ai sacri palazzi in cui sedevano i santi. Lui, i cui occhi adirati distinguevano oramai solo le danzanti anime che si agitavano nella carne dei presenti, aveva perduto la fede, poiché la cieca fede era quella che spingeva la folla impaurita a gridare un’unica cosa: «È un demonio!»

Serie: Il viandante e la santa
  • Episodio 1: Speranza
  • Episodio 2: Fede
  • Episodio 3: Secoli
  • Episodio 4: Terra e fango
  • Episodio 5: Il mestiere divino
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Narrativa

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    Discussioni

    1. La cosa che più mi ha colpito e fatto riflettere, oltre le tue mirabili descrizioni, è il fatto che noi spesso associamo la fede e il culto con il bene assoluto, mentre invece il male inteso come discriminazione, odio e invidia può celarsi anche in quelli trincerati nella ragione della propria fede. Io ho percepito questo, soprattutto ripensando alle vere inquisizioni esistite storicamente in periodi che tu, con grande fantasia, riesci a riportare alla luce con cruda realtà. Mi chiedo, smarrita la sua fede, quale sarà la prossima mossa di Ezadio, e mi dispiace per la fine di Aradie…

      1. Guarda, confesso che l’ambientazione è “religiosa” nel senso fantasy e spudorato del termine, con inquisitori, santi e demoni, e via dicendo. Resta però molto vera la tua riflessione sulla fede che viene mostrata nel racconto. La mia idea era di creare un mondo in cui potessi un po’ sfogare il fantasy che amavo scrivere da ragazzino, ma la cosa ha preso una piega a tratti più seria di quando programmato! 😉
        Non nascondo di aver sempre desiderato scrivere un romanzo sorta storico ambientato nel periodo dell’inquisizione!

    2. Ciao Giovanni, avevo appena finito di leggerti quando è apparsa la bella sorpresa! Un nuovo episodio da “consumare” subito subito. La mia mente non mi ha tradita, questo giovane demone ha molte avventure da raccontare 🙂

      1. Ciao!
        Quella che era nata come un’idea “per gioco”, ha finito per riempirmi la testa di dettagli e storie. Penso che questa serie chiuda tutto ciò che è rimasto aperto. 🙂