Fedele tempismo

Serie: Le avventure di Principessa Fiocco


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: il buon tempismo di una guardia che passava di lì per caso ferma Fiocco dal compiere un gesto avventato

Le notti successive proseguirono più o meno alla cadenza di urla e minacce e latrati.

La Principessa Fiocco rimaneva rannicchiata sotto alle coperte, in preda al terrore. Chiudeva gli occhi e vedeva quel mostro, come la sua ombra, più si avvicinava a lei, più la inghiottiva. La paura che l’episodio potesse ripetersi, senza la protezione di quella guardia, Bluardo, la paralizzava, e si chiedeva, ancora una volta, se il Re non avesse avuto ragione, dentro di lei erano radicati forti pregiudizi. Sperò, in cuor suo, che qualcun altro al posto suo prendesse il coraggio a due mani e si facesse avanti, ma nulla accadde. Il silenzio, l’indifferenza, erano forse più assordanti.

Infatti, Fiocco scoprì che il giorno non era meglio della notte insonne: al suo passaggio, la gente non la degnava di uno sguardo. E se prima tutti si fermavano al suo porticato ad ascoltare le sue storie, ora che le sue melodie accompagnavano racconti cupi quanto il suo umore, tutti cambiavano strada per non passarvi davanti, o l’additavano come strega cattiva, timorosi che la sua voce potesse lanciare incanti di tristezza o, peggio, di crepacuore. Alla Principessa, ormai, non importava più, anzi. Alzava quanto più possibile la voce e usava toni stridenti:

Gli occhi bassi ad evitar la dura realtà

Voci sibilanti celano una strisciante omertà

Mentre il popolo seguita a bisbigliar

V’è una luce che la vittima possa aiutar?

«Ma che voce melodiosa!» la schernì una voce.

Fiocco strinse la mano che reggeva il liuto e andò avanti a suonare. Con la coda dell’occhio, vide come Cormacchio si appoggiò, disinvolto, alla staccionata di casa. Era in compagnia di un folletto e un vecchio centauro, emanavano un forte odore di stalla. Il gargoyle reggeva in mano una sacca piena di attrezzi per la ferratura da cavallo. Un lavoro da poco per un essere da poco, pensò la ragazza, nella nebbia di sonnolenza che le appannava i sensi.

«Potrebbe fare a gara con le sirene» continuò, e si rivolse al folletto. «Cosa dici, Diresio? Può essere un buon partito, in fondo la chiamano principessa».

«Mi tocca rifiutare, ho già chi mi corteggia» mentì Fiocco.

«Oh, ma lui non è geloso! Dico bene, Diresio?»

La sedia a dondolo si ribaltò nel momento in cui Fiocco si alzò di scatto.

«Alla faccia della principessa» mormorò il centauro.

Voleva solo allontanarsi da quelle risate di scherno.

«Cosa ti aspetti dalla figlia di una mezzadrago?» sputò il gargoyle.

Alcune corde del liuto si spezzarono sotto alla sua presa. Ora basta.

Fiocco si voltò, i tre si stavano allontanando, sghignazzando.

«Ehi!» gridò la ragazza, scendendo i gradini del suo porticato. Cormacchio fu il primo a voltarsi con un sorriso beffardo.

Il corpo della ragazza agì quasi da sé, le mani impugnavano il liuto come una vera arma e l’alzarono oltre la sua testa. «Tu, brutto, superbo, egocentrico, ipocrita di un energumeno…»

Sarebbe potuta andare avanti e lo avrebbe anche colpito, se non fosse stato per due braccia che le si allacciarono alla vita, tirandola via.

«Lady Fiocco, calmatevi!»

Era Bluardo. Ma non aveva tempo per chiedersi come mai si trovasse da quelle parti, Fiocco voleva solo colpire quel gargoyle, fargli male, anche solo scalfire la sua pietra. Scalciò nel tentativo di liberarsi. «Lasciatemi!»

Una piccola folla di curiosi si stava creando intorno a loro.

«Non finché non vi calmerete.» replicò la guardia.

Cormacchio, spavaldo, la salutò. «Che tempismo! Stavo giusto per dare l’allarme, la ragazza è evidentemente disturbata. La lascio nelle vostre mani, guardia.»

«Ti faccio vedere io chi è dist…»

Bluardo si trovò costretto a caricarsela su una spalla. Si diresse sul retro della casa di Fiocco, urlando un “non c’è nulla da vedere” per sovrastare le sue proteste.

La mise a terra, sbuffando. «Siete davvero forte per essere così minuta. Ora, perdonate la sfacciataggine, ma cosa vi è passato per la testa?».

Fiocco indicò con il liuto la direzione da cui erano arrivati. «Lui mi ha provocato! Se nessuno gli dirà di rigare dritto, continuerà a fare ciò che più gli pare e piace».

«Ma attaccandolo in quel modo, avreste fatto soltanto il suo stesso gioco. Lo avete sentito anche voi, avrebbe lanciato un allarme per aggressione. Questo non vi ricorda niente?»

La Principessa abbassò lentamente il braccio teso. Appena i suoi occhi si colmarono di lacrime, voltò le spalle alla guardia per asciugarsele. «Avete ragione, mi stavo abbassando al suo livello».

Bluardo le posò una mano sulla spalla. «Se può consolarvi, vedo quello che vedete voi. E sono costernato per quello che è successo, quella notte».

Fiocco rise, mesta. «Davvero? Perché sembra che tutti mi stiano accusando di aver sabotato il Trattato. So quanto sia importante, è grazie a quello se mia madre non viene trattata come un mos…» s’interruppe, ritrovandosi senza fiato. Mostrò alla guardia un sorriso di scuse. «Chiedo scusa, non volevo farneticare».

Bluardo si portò una mano al petto e chinò il capo. «Posso prestarvi le mie orecchie, fin tanto che avrete bisogno di sfogarvi».

«Ma non è il vostro turno di ronda?» chiese la Principessa.

«Oh, non sono di ronda. Stavo seguendo le tracce di un animale che sta rovinando il frutteto di Sua Maestà» rispose Bluardo che, improvvisamente a disagio, si massaggiò il collo. «In realtà, ero nei paraggi perché le tracce finivano nei pressi della vostra casa, e volevo accertarmi che foste al sicuro. Voi e Lady Draconia, ovviamente».

Per la prima volta da diversi giorni, Fiocco sorrise. «E ne avete avuto la conferma, sentendo le mie urla».

I due risero.

La guardia si offrì di scortarla all’entrata, quando richiamò l’attenzione della ragazza con una risata. «Per quanto sospetto, dubito che sia stato il piccoletto a mangiare le mele del Re».

Fiocco si accigliò e guardò il portico, dove stava indicando Bluardo: accanto alla sedia a dondolo, ancora rovesciata sul pavimento, c’era un pupazzo. La Principessa ricordò di averlo avuto ad un palmo dal naso, sorretto da due piccole mani.

«Leo» mormorò sorpresa, come se si fosse appena imbattuta in un vecchio amico. Si guardò intorno alla ricerca della sua padroncina, ma non vide Melmeida da nessuna parte. Lo raccolse e lo scrollò dalla polvere e dalla terra.

«Non è vostro?» domandò Bluardo.

Fiocco scosse la testa, con un piccolo sorriso trasognato. «Ma la sua proprietaria affermerebbe con certezza che è stato lui ad aver fatto razzia del frutteto di Sua Maestà».

Dopo varie raccomandazioni e accertamenti sullo stato di salute della Principessa, Bluardo la salutò con un inchino, ma indugiò con un piede ancora sull’ultimo gradito. La richiamò prima che rientrasse.

«Potete contare su di me, per qualsiasi cosa» disse. «Non siete sola, ricordatevelo».

Fiocco lo guardò allontanarsi, finché non scomparve dietro l’angolo. Sentì che quella notte avrebbe dormito con qualche pensiero in meno.

Si rigirò il cane di pezza tra le mani e gli sorrise. «La tua padrona vorrà ritrovarti dove ti ha lasciato, Leo.»

Raccolse la sedia da terra e ve lo ripose, come un bravo cane da guardia.

Serie: Le avventure di Principessa Fiocco


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fiabe e Favole

Discussioni

    1. Dato che i personaggi sono ispirati a persone vere, cerco di creare nomi bizzarri che richiamino la loro personalità. In generale,non ho mai avuto difficoltà nel dare i nomi ai miei personaggi, mi vengono in mente facilmente ☺

    1. Grazie, Sam! 🥰 credo che ogni scrittore metta un po’ di sé e del suo quotidiano nelle proprie storie, Fiocco non é molto diversa da me, ma anche per le cose che non abbiamo in comune, mi é molto cara

  1. Mondi diversi, comportamenti simili. Le persone tendono a uniformare il loro giudizio, fare proprio quello della massa. Mi incuriosisce molto anche la giovane guardia, non sarà che ci si metterà di mezzo qualche batticuore?