Fermo o morto? 

La strada era bagnata. La notte precedente era piovuto parecchio in quella zona del Maine dimenticata da Dio. 

David doveva assolutamente procedere velocemente se voleva arrivare presto a casa. 

Come avrebbe fatto con i suoi tre figli? Erano soli in casa con quella babysitter di merda che non riusciva a cavare un ragno dal buco. Era una bambola imbambolata. 

All’improvviso vide qualcuno che faceva capolino dal finestrino di una Buick. Qualcuno che gli stava mostrando il dito medio. 

-Che razza di gente gira di notte per le strade di questa fottutissima città!?-

David Wesler notò che era un ragazzino di sedici anni e rabbrividì. 

Entrambi fermarono i veicoli. Solo che quello di David portava la scritta Police in evidenza, mentre quello del ragazzino era un catorcio che forse non vedeva un meccanico da più di sei anni o giù di lì. 

Dalla macchina stava uscendo perfino del fumo.

David prese una torcia e la pistola. Non lo avrebbe voluto sparare ma sarebbe potuto essere un soggetto pericoloso da segnalare alle autorità come lui. 

Poi lo vide in faccia. Aveva il volto emaciato e sanguinava da un orecchio.

-Ragazzo hai bisogno d’aiuto?- 

David pensò che il ragazzo sarebbe potuto essere suo nipote e tremò. 

Il ragazzo sogghignò e rise.

Aveva un pugnale tra le mani.

-Metti via il coltello ragazzo. Non costringermi a farti del male. Sono un poliziotto.- 

David mostrò il distintivo, con mani tremanti e fredde. Si tolse i guanti e poggiò la torcia per terra sull’asfalto bagnato.

-Ragazzo stavi correndo fin troppo-

-Anche lei lo faceva-

-Ho i miei buoni motivi. Mostrami il bagagliaio per favore- 

Il ragazzo lo fece senza alcuna esitazione.

I suoi pantaloni erano fradici e sporchi di sangue.

David smise di respirare e pensò ai suoi tre figli.

Vi amerò per sempre…

Aperto il bagagliaio vide una ragazza morta, con in bocca una mela e uno strofinaccio. 

Si voltò verso il ragazzo, verso l’assassino e questo gli puntò una pistola alla tempia.

Mentre la pioggia scrosciava sempre più violentemente l’unico rumore che sentì Hellen Dober in lontananza fu lo sparo che uccise suo marito. 

David stramazzo’ al suolo. 

Era morto.

Il ragazzino fischio’ un motivetto classico prima di risalire sulla Buick e correre via lasciandolo riverso per terra in una pozza di sangue.

La notte aveva consumato il suo pasto. 

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Commenti

  1. Ivan Collura

    Cito questa frase da un commento: “spesso dimentichiamo che sotto la divisa ci sono uomini che rischiano la vita ogni giorno.” Anche a me è piaciuta la storia da questo punto di vista, ma in altri punti… David sembra più un mago che un poliziotto: riesce a indovinare a colpo sicuro l’età del giovane, da quanto tempo la macchina non entra in officina, e pur non essendo un medico legale e senza neanche toccare il corpo per “sentire” il battito, sa già che la ragazza è morta. Se la ragazza fosse stata fatta a pezzi, era ovvio che era morta, ma in quel caso… Gli editori fanno attenzione anche a queste cose… Occhio!

  2. Antonino Trovato

    Ciao Roberta, hai saputo trasmettermi il tremore e la preoccupazione del poliziotto di fronte alla pura follia mostrata dal ragazzo! Un lab ad alta tensione con una amara conclusione. Brava! Un saluto, alla prossima!

  3. Cristina Biolcati

    Ha ragione Tiziano: una storia “pulp”! E poi, chissà perché ci si immedesima sempre nel guidatore, ad un posto di blocco? Tu non lo hai fatto, col tuo protagonista. Ribaltando la prospettiva. Brava 👍

  4. Tiziano Pitisci

    Una storia tra il pulp e il poliziesco per questo Lab, tra l’altro scritta in un tempo record, brava! C’era da aspettarselo che il tizio nascondesse un cadavere nel bagagliaio…momenti di tensione nel finale, qualcosa mi lasciava presagire che per David sarebbe stato l’ultimo giorno in polizia. Alla prossima Roberta!