File #01 – Nicotina Anonimi

Serie: Frammenti di mondi


Il mio nome è Paul, ed è quasi due anni che sono pulito. Non tocco infatti più alcun tipo di tabacco da 683 giorni, da quando mia moglie è morta.

Ero solito fumarmi quasi un pacchetto di sigarette al giorno prima, talvolta consumavo anche una confezione di sigari cubani che facevo direttamente importare da un mio vecchio fornitore. Ogni occasione era buona per fare una pausa e perdermi nei miei pensieri, accompagnato da un tiro di sigaretta. Era il mio modo per svicolare dai problemi quotidiani e dallo stress che accumulavo a causa del mio pressante lavoro. Non che la situazione a casa fosse migliore, comunque.

Mia moglie era incinta di 8 mesi in quell’ultimo periodo, quando morì. Eravamo così felici di mettere su una nostra famiglia, di crescere nostra figlia, che il giorno della lieta notizia piansi dall’emozione. Non ero spaventato e non avevo paura che quella situazione mi avrebbe potuto tappare le ali o precludermi una vita diversa e più libertina, no. Lo volevo davvero, perché lei era tutto il mio mondo. Era la mia vita e non potevo stare un attimo senza pensarla e rendermi conto di quanto fortunato fossi per essere stato scelto come suo compagno. Per lei, che odiava il fumo, avevo smesso di farne uso. Ero riuscito a resistere per un paio di mesi, rendendola più felice che mai.

Ma non avevo pensato alla difficoltà che dover sopportare una donna incinta comportasse. A quello non ero preparato. Ai suoi repentini cambi d’umore, al suo essere perennemente lunatica e a tutte le sue voglie improponibili. Lavoravo tredici ore al giorno quando mi andava bene, riuscivo a dormirne solo cinque a notte e ne impiegavo ben due tra andata e ritorno. Sul posto di lavoro ero costretto a subire le angherie e le derisioni continue dei miei colleghi più esperti, e venivo seviziato dai continui richiami del mio superiore. Ovviamente non mi era permesso aprire bocca, se non avessi voluto essere licenziato in tronco. E non potevo permettere che ciò accadesse perché avevo una famiglia da mantenere.

E al solo pensiero di tornare a casa, stanco e spossato, e dover subire anche i rimproveri di mia moglie rabbrividivo. Non potevo andare avanti in quel modo, avevo bisogno di una valvola di sfogo o avrei avuto un crollo mentale.

E fu così che ricominciai a fumare, segretamente, senza riferirlo alla donna che amavo. Non volevo lo sapesse, non volevo rivelarle che ero stato così debole da tornare schiavo del suo tanto odiato tabacco. Non volevo mi vedesse con occhi diversi, ed allo stesso modo non volevo farla infuriare o preoccupare inutilmente nella condizione in cui si trovava. Non avrebbe fatto bene alla bambina, così come non avrebbe fatto bene a noi due.

Sapevo che, tanto, se ero già riuscito a smettere per pochi mesi sarei stato in grado di smettere nuovamente, una volta che la situazione a casa fosse tornata ad essere quella di un tempo. E così mi inventai qualche scusa.

Le dissi che per un po’ di tempo ero obbligato a fermarmi una mezz’oretta in più in ufficio perché un mio collega era in malattia e toccava a me svolgere i suoi lavori. E quindi avevo tutto il tempo di prendere la mia macchina e farmi un giro in tranquillità attorno al vicinato, usando quel tempo per rilassarmi e per fumare la mia tanto agognata sigaretta.

Ricominciai a fumarne un paio anche ogni volta che avevo una pausa o potevo assentarmi per qualche minuto dalla mia postazione. Ero tornato ad essere dipendente dalla nicotina nel giro di pochi giorni. Era la mia droga e non riuscivo a farne a meno. Non riuscivo a smettere perché mi dava sollievo e mi faceva stare bene. Come non mi sentivo ormai da qualche mese.

Ma una notte tutto cambiò. Quel fatidico giorno in cui persi tutto, perché mi ero trattenuto una mezz’ora in più per fumare una sigaretta. Rientrai a casa da lavoro che erano ormai le nove di sera, come sempre nelle ultime settimane, ma trovai la porta di casa socchiusa. Ricordavo bene di averla chiusa a chiave quella mattina, ed ero sicurissimo che mia moglie non fosse uscita senza avvertirmi.

Il mio cuore accelerò di qualche battito e un nodo mi strinse la gola quando mi precipitai all’interno. Non mi servì fare più di due metri che trovai il corpo di mia moglie a terra, sul ciglio della porta del salotto. La mia scarpa pestò quella pozzanghera di sangue che fuoriusciva dal suo corpo pallido e che aveva macchiato il pavimento. Tremai davanti a quella visione, incapace di pronunciare parola. Sperai fosse un incubo, che mi sarei svegliato da un momento all’altro, ma non accadde nulla di tutto ciò.

Caddi con le ginocchia a terra davanti al suo corpo inerme, impotente. Mi misi le mani sul volto per la disperazione e sentii che puzzavano ancora di fumo. Mi resi conto solo allora che l’ultima cosa che avevo detto a mia moglie era una bugia. Avevo perso tutto per una bugia. Se solo fossi tornato prima. 

Serie: Frammenti di mondi


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Discussioni

  1. Racconto intenso. Il senso di colpa e il dolore di quest’uomo che ha perso tutto mi hanno colpito. Ma non fumare più non restituirà a Paul ciò che ha perso. Non voglio nemmeno provare a immaginare come possa essere tremenda una cosa del genere. In questo racconto sento tutta la disperata solitudine del protagonista.

  2. Forte, intendo, breve e drammatico. In poche righe vi è racchiusa frustrazione, consapevolezza e disperazione descritti con uno stile asciutto e diretto che rendono il racconto dal ritmo incalzante ed immediato. COMPLIMENTI