
Fotografie
«Ciao Pa’, tutto bene? C’è un nuovo giocattolo, vedo!»
«Ciao Giò, va tutto come al solito. E’ uno scanner per negativi. Serve a…»
«So cos’è uno scanner per negativi, Pà. Converte le vecchie pellicole fotografiche in fotografie digitali, simili a quelle che facciamo con i nostri smartphone.»
«Sì. Più o meno. In effetti col tuo smartphone non riuscirai mai a catturare un’immagine viva come con una macchina fotografica analogica. Ma questo non puoi capirlo.»
«Ma non hai già scattato migliaia di fotografie con le tue fotocamere digitali? Perché te ne servono altre?»
«Ho anche scattato migliaia di foto con la mia macchina fotografica analogica prima che gli apparecchi digitali arrivassero sul mercato. Rappresentano la mia vita quando avevo da venti a trent’anni. I miei anni migliori. Non intendo perderle.»
«Stai invecchiando, Pà. Ti rifugi nei tuoi ricordi.»
«Io non mi rifugio da nessuna parte, Giò. I ricordi sono ciò che definisce un essere umano. La nostra matrice esperienziale ci plasma in ogni istante, da quando nasciamo a quando moriamo. I miei ricordi pervadono la mia anima e governano ogni mia azione e decisione: senza, non sarei che un animale istintivo. Come un bambino appena nato.»
«Ma dài, Pà. E’ passato un secolo da quando hai scattato quelle foto. Che importanza hanno ormai?»
«I miei ricordi mi aiutano a non invidiare i giovani come te, la vostra forza, la vostra vitalità, le possibilità che avete e le esperienze che fate ogni giorno e che farete nella vostra vita futura. Mi rendono consapevole di aver avuto le stesse possibilità e le stesse esperienze, magari anche di più. Di aver provato le stesse gioie e dolori, lo stesso amore, la stessa passione. Che tutto questo io l’ho già, è dentro di me e non lo perderò finché questi ricordi resteranno con me. Quindi, posso gioire con voi, essere felice per la vostra felicità e sentirmi libero quando lo siete voi, perché voi non mi togliete nulla, ma ottenete la vostra parte. Io la mia l’ho avuta e ora per me è tempo d’altro, e non ho nulla da rimpiangere. E tutto questo…» Pà fece un ampio gesto con il braccio teso verso la scaffalatura piena di album fotografici.
«Le foto? Ti servono per ricordare?»
«Sì, le foto. Sono una prova, una attestazione. Certificano che tutti i miei ricordi sono veri, che quelle esperienze le ho vissute e non sognate nei miei racconti.»
«A proposito Pà, sono tanti anni che volevo chiederti una cosa.»
«Chiedi.»
«La grande tela appesa in camera da letto. Quella senza cornice, con la ragazza nuda seduta con un bocciolo di rosa in grembo. E’ anche questa una foto? Intendo, una foto… vera?»
«E’ la mamma. Sì, è una foto vera. Aveva vent’anni.»
«Davvero, Pà? Non la facevo…»
«Così carina? Così libera da farsi scattare una foto di nudo dal suo fidanzato? O da consentire a suo marito di tenerne una copia ingrandita appesa in camera da letto?»
«No, cioè… sì.»
«Da ragazza le piaceva fare delle cose anche solo perché sapeva di farmi felice. Sorrideva con quegli occhi dolcissimi e mi diceva di sì. Non le ho mai chiesto nulla di sbagliato, bada. Ma mi piaceva tanto scattarle delle foto artistiche. Studiavo, sai. Studiavo le opere di pittori, scultori e fotografi famosi, solo per dare il meglio di me quando rappresentavo lei. Adoravo la sua bellezza e la sua naturalezza. E lei lo ha sempre saputo. Per questo me lo ha lasciato tenere in bella mostra.»
«E’… è molto bello, Pà.»
«Abbiamo fatto tante cose belle insieme. Intendo, oltre a mettere al mondo te e tua sorella. Siete stati il coronamento della nostra vita insieme.»
«…»
«Dico sul serio. Ma prima abbiamo condiviso tante esperienze. Viaggi, giochi. Sesso. Emozioni. Passavamo molto del nostro tempo studiando o lavorando, e poi ci prendevamo i nostri momenti, cercando di viverli quanto più intensamente possibile.»
«Ad esempio?»
«Ah, beh. Viaggi, ad esempio. Siamo stati a Praga appena dopo la rivoluzione di velluto, e vissuto un’atmosfera di incredulità post-comunista. Abbiamo camminato sul ponte di Mostar pochi settimane prima che venisse abbattuto dalla guerra. Siamo stati in Messico, nei villaggi zapatisti. Abbiamo visto i riti magici dentro una chiesa di San Cristobal. Passato il capodanno ballando sulla sabbia finissima ed incontrato un pesce scorpione alle Maldive. Abbiamo preso il sole nudi sulla spiaggia di Marinello, sotto il santuario di Tindari. Abbiamo fatto l’amore sul cofano di una automobile in una strada di campagna, e dentro la piscina ad idromassaggio di una spa riservata tutta per noi. Abbiamo nuotato con gli squali a Santo Domingo. Abbiamo viaggiato in auto sulla Route 66 in piena notte, attraversato le riserve indiane con la cometa Hale-Bopp che campeggiava nel cielo stellato. Abbiamo visitato le spettrali pianure del Loch Ness. Ogni cosa che abbiamo fatto insieme è ancora qui nel mio cuore e nella mia anima. Ed è in qualche modo testimoniata da quelle foto.»
«Okay Pà, ora mi hai davvero impressionato. A proposito, ti saluta la mamma. Sto andando da lei a portarle un po’ di spesa, vuoi dirle qualcosa?»
«Dille che le voglio bene. E ne voglio anche a te e a tua sorella.»
«Dài Pà, non fare il sentimentale. Ciao, vado.»
***
«E quando è successo tutto questo?» Chiese Gina, interrompendo il racconto.
Giorgio la guardò sorpreso: «Verso le 12.45 del 13 settembre. Poi sono andato dalla mamma: ci sono arrivato all’una, stava preparando da mangiare.»
«Non è possibile, fratello.» Gina era serissima.
«Sono assolutamente sicuro, ho guardato l’ora quando sono uscito da casa di Pà. Avevo fretta.»
«Papà era già morto, Giorgio. Ero con lui all’ospedale dalla mattina presto.»
«Dài Gina, ti sembra il caso di scherzare?»
«No» rispose Gina, e gli mostrò un foglio di carta. Era la constatazione di morte di suo padre.
C’era scritto che la morte era stata accertata alle 09.32 del 13 settembre dal medico dell’ospedale in cui era stato ricoverato un’ora prima, per una crisi cardiaca.
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Molto bello ed intenso. Anche il finale è spiazzante
Grazie Rocco! Sono felice che ti sia piaciuto.
Devo essere sincero, poiché il tipo di emotività che mi contraddistingue mi impedisce di celare verità. Mi ha fatto piangere, un bel paio di lacrime intense e per niente tristi. Anzi, direi più che altro “consapevoli”. Devo dire che la fine non me l’aspettavo e questo è si un bene, però non ho ben capito come avrebbe dovuto avere anche surrealmente Giorgio, quella conversazione con il papà. Complimenti, comunque.
Grazie Loris, non ho capito come mi sia sfuggito il tuo commento.
Il finale è un paradosso, in buona sostanza il figlio ha incontrato un fantasma.
Forse la completa mancanza di un riferimento a tale fantasma mi ha fuorviato dal pensare che potesse essercene uno. Ho preso tutto troppo alla lettera e c’era qualcosa che non mi tornava, piuttosto che percepire che questo qualcosa era proprio surreale!
Grazie del cuore Ileana, per la lettura ed il commento. Sono felice di essere riuscito a trasmetterti questi sentimenti.
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Molto emozionante…complimenti. Ti cattura da subito e non ti lascia fino all’ultimo. Proprio bravo!
Grazie Rosa, per la lettura ed il commento. Sono grato che ti sia piaciuto il racconto.
Qui è il finale, ancora una volta, che ribalta tutta la storia. Da un classico dialogo padre-figlio sul tempo che passa il finale ti fa rivedere completamente quel dialogo che assume così un sapore diverso e un significato diverso. Complimenti
Grazie Carlo, per la lettura ed io commento.
Si rivedendo i raccontini che ho postato mi rendo conto che questo approccio mi piace istintivamente. Probabilmente perché da ragazzo amavo i racconti di Asimov, che avevano spesso questa impostazione.
“Dialogo” tra un padre e un figlio. Può esserci una dialogo inteso come scambio tra due persone di cui una appena dipartita? sarei portata a dire di sì.
E’ un bellissimo dono quello di questo padre al figlio, confermare (attraverso la rilettura della propria vita affettiva prima di lasciare questa terra), che è stato un figlio amato, frutto di un grande amore. Chiudo. Dire altre cose non serve.
Grazie Bettina, per la lettura e per il commento.
Un racconto che ha una sua intensità, risultato non facile da ottenere con un testo tutto affidato al dialogo
Grazie Giancarlo, per il commento e per la lettura.
Ogni tanto sperimento, e cercare di dare profondità ad un dialogo mi intriga. Più avanti proverò a postare un altro racconto tutto in forma di “dialogos”, scritto anni fa. Nella speranza che piaccia.
Condividendo a pieno quanto meravigliosamente espresso da Cristiana, come nella celebre gara di matematica, io me la cavo con un complimento in più: bravo. Il finale è una botta nello stomaco diffile da digerire.
Grazie Fabius.
Nei miei racconti ho la brutta abitudine di tirare pugni allo stomaco e qualche volta vanno a segno.
Probabilmente alla fine divento noioso, lo so. Per questo mi fermo per un po’, almeno fino al prossimo attacco di graforrea.
Carino, ma ti scrivo un PM
Grazie Kenji, per il commento e per la lettura!
“Abbiamo visitato le spettrali pianure del Loch Ness”
Io!
Grazie Giancarlo, di cuore. Per questo spazio che mi hai aiutata a ritagliare. Per la nostalgia che mi hai fatto sentire e per tutti i pensieri che mi sono girati in testa. Leggerti è stato un po’ come guardarmi dentro a uno specchio. Mi sono confrontata con me stessa, con la persona che mi sta accanto da così tanti anni e con i miei figli. Se dovessi analizzare ogni singola frase per il suo profondo significato che raggiunge come un ponte la mia anima, ne farei un nuovo racconto. La scrittura è fluida, piacevole e veramente buona, cosa che non dobbiamo dare come scontata e nemmeno dimenticare. Bravissimo e grazie. Un abbraccio
Grazie a te, Cristiana, per le bellissime parole.
Mannaggia Giancarlo, ora mi sa che passerò la mattinata a guardare foto.
Racconto parecchio coinvolgente, bravo.
Grazie Francesco. Felice di aver coinvolto un po’ di amici!
Sì riguardare le foto ogni tanto è importante. Ma attento, niente malinconia. Ricorda che sono ricordi tuoi!
Grazie Giancarlo, un piacevolissimo racconto letto prima di prendere sonno, una compagnia elegante in attesa che arrivi il giorno dopo
Grazie Roberto, sono felice che ti sia piaciuto!
“perché voi non mi togliete nulla, ma ottenete la vostra parte”
Bel passaggio, rende bene il concetto
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Giochini…
Grazie, mi farò forza!
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Ciao Ileana, grazie!
Nelle prossime settimane dovrò occuparmi di un altro tipo di scritti, per lavoro. Roba assai meno bella da scrivere. Così ho pensato di lasciare qui uno dei miei ultimi giochini.
Ho sentito questo racconto come una dolce carezza per l’ anima. Buoni sentimenti che confortano, non essendo sempre scontati nella maggior parte delle famiglie.
Il grande amore per una donna, condiviso e durato fino all’ ultimo respiro, un forte amore paterno e quello per la vita, vissuta intensamente, senza rimpianti, attraverso l’ eplorazione dei luoghi e la bellezza contemplata e immortalata nelle foto.
Una narrazione gradevole, che conforta anche nel finale, con una situazione che, razionalmente, appare difficile da spiegare; pero` da` speranza.
Grazie Maria Luisa. I tuoi commenti sono sempre confortanti e di grande incoraggiamento. E la tua pazienza nel leggere i nostri racconti lo è altrettanto.