Fuga

Serie: Quello che troverai là fuori non ti piacerà

Dopo che i due uscirono dalla porta, con il detenuto davanti tenuto a freno dalla pistola del signore, andarono verso un bagno lì vicino. C’era un lungo corridoio da attraversare prima di arrivare lì, illuminato da finestroni posti in alto a sinistra. Era un piccolo bagno, grigio e desolato, con una doccia coperta da una tendina e un water lì vicino. Il prigioniero si spogliò davanti al suo tirapiedi, provando una certa vergogna, per poi entrare dentro la doccia. L’acqua era abbastanza calda. Il Professore tenne comunque la pistola in mano e si girò verso la porta mantenendo una posizione che lo faceva sembrare una guardia del corpo. Dopo qualche istante l’uomo iniziò a parlargli.

<<Ma si può sapere meglio chi sei? Perché ce l’hai con me? Ti ho fatto qualcosa di sbagliato per caso? Se sì rinfrescami la memoria perché io sinceramente non mi ricordo nulla>>.

<<Non ti deve importare il motivo per cui tu sei qui. Se davvero ci tieni, ti dirò qualcosa in più su di me, ma scordati di ottenere il mio nome. Ti basta sapere che io non sono un killer o un sadico, anzi se devo dirla tutta mi sono trovato quasi per necessità a fare questa attività. In realtà sono un docente universitario, per la precisione un professore di seconda fascia>>.

L’uomo, che nel frattempo si stava lavando i capelli, si meravigliò della risposta. <<Davvero? Un vero professore? E poi scusi, come sarebbe a dire “per necessità”?>>

Il Professore sbuffò e usò un tono di voce adirato. <<Senti, queste non sono cose che ti riguardano, è troppo complicato da spiegare. Ma continuo a ribadire il fatto che la tua prigionia è necessaria e presto avrà una fine. Basta che tu ci metta il tuo impegno>>.

<<E poi? Che cosa farò?>> Nonostante quello appena detto, al prigioniero si era staccata la maniglia per aprire e chiudere la doccia, poiché quella era abbastanza difettosa. Appena se ne accorse la rimise al suo posto, con l’intento di staccarla in seguito quando necessario. Ogni tanto lanciava qualche sguardo verso il punto in cui si trovava il Professore, cercando di studiare un modo per sgattaiolare via il prima possibile.

<<Entrerai a far parte della mia comunità. Ti farò conoscere qualche mio amico e ci divertiremo molto. Vedrai, ti piacerà>> fu solo quello che aggiunse, con un pizzico di fierezza, il Professore. Disse successivamente, senza mai voltarsi, che il tempo della doccia era finito e che bisognava andare. L’uomo gli disse che sarebbe mancato poco alla fine perciò, come visto precedentemente, tolse la maniglia della doccia senza fare rumore, rendendo scoperta la leva che permette di aprire e chiudere l’acqua. Fece quindi uno sforzo maggiore, senza farsi sentire, per spostare il meccanismo della leva, poiché quella era veramente difficile da muovere. Digrignò i denti ma alla fine ci riuscì.

Era mosso da una forte scarica di adrenalina in corpo che lo stava trasformando, mentre stava facendo la doccia stava pensando nei minimi dettagli a un modo per evadere. Aprì lentamente la tendina e, con un balzo in avanti, colpì la testa dell’uomo con tutta la forza che aveva in corpo. Siccome ipotizzava che facesse più male, utilizzò il corpo centrale poiché più pesante e poiché c’erano maggiori possibilità per poter procurare qualche taglio sulla parte del corpo contusa. Il Professore urlò per il dolore ma non fece in tempo a girarsi perché il suo prigioniero gli si era avvinghiato addosso e aveva bloccato la sua testa con le mani. Il volto del carceriere stava diventando paonazzo e lui stava tentando invano di acchiapparlo, ma non ci riuscì poiché l’uomo non fece altro che spostarsi con le gambe e con le mani. Alla fine provò a girare la testa della vittima verso destra, premendo sul collo, come aveva visto nei film action. Fortuna volle che ci riuscì, spezzandogli qualche vertebra. Mentre il Professore cadde a terra, l’uomo rimase lì a bocca aperta per quello che aveva appena fatto. Quindi si fece coraggio e si asciugò, rubando successivamente sia i vestiti che la pistola all’ormai defunto Professore.

Ogni tanto dava una occhiata alla porta, cercando di controllare se arrivasse qualcuno di punto in bianco per soccorrere il collega, ma così non accadde. Controllò infine se la pistola fosse carica o se il Professore gli avesse mentito, ma con sua grande sorpresa constatò che lo era. La paura ancora c’era, ma si fece coraggio: fece un bel respiro lungo, si pettinò i capelli con un pettine che stava dentro un armadietto lì vicino e poi uscì da quella porta. Se avesse girato verso sinistra sarebbe ritornato nella sua cella, perciò svoltò verso destra, percorrendo quel lungo corridoio. Alla fine c’era una porta che dava su un vicoletto buio con delle scale che andavano verso l’alto. Le salì tutte quante fino ad arrivare a un’altra porta uguale alla prima. Aprì molto lentamente, ma dovette fermarsi e restare a sbirciare attraverso uno spiraglio, poiché davanti a sé vi era un salottino, tutto decorato con porcellane e ripieno di scaffali di libri, popolato da altre due persone. Anche loro erano due uomini sulla cinquantina come il Professore, anzi gli assomigliavano pure; stavano seduti su due poltroncine a destra, di fronte una grande finestra che non si sa dove si affacciava. Il loro discorso era più o meno il seguente:

<<Chissà che fine avrà fatto Sergio? Bisognerà andare a vedere?>>

<<No, secondo me no. Se la caverà da solo>>

<<Dici? Guarda che quello là è un tizio pericoloso, forse non te ne rendi conto abbastanza>>

<<Che poi era davvero necessario il libro di Lepre? Ma uno di Petraccone o Villani no?>>

<<Ma che t’importa, l’importante è che abbia delle nozioni minime di storia contemporanea>>

<<Io comunque questa cosa l’ho fatta contro voglia. Per me era meglio fare il test per il patentino di voto. Vedrai dopo come quella plebaia si ritroverà fuori da ogni cosa e non nuocerà più alla salute dello stato italiano …>>

<<La maggioranza ha deciso un’altra via. Suvvia, rilassati un po’>>

Cercò per un attimo di allontanarsi dall’uscio e riflettere, anche se per breve tempo. Si pose diverse domande: chi sarebbe questo Sergio? Sicuramente l’uomo che finora lo aveva tenuto prigioniero. E chi sarebbe l’uomo pericoloso? Lui? Ma se non sa nemmeno chi è o quale sia il suo effettivo ruolo nella società. Ebbe quindi ancor più paura in corpo, si sentì colpevole anche se non sapeva per quale motivo. La situazione stava diventando sempre più complicata. Chiuse quindi gli occhi, espirò per farsi coraggio e poi spalancò la porta. Tirò fuori la pistola mentre i due uomini si accorsero del suo arrivo e sobbalzarono in piedi, anch’essi armati e con la mano pronta a tirar fuori il loro ferro dalla fondina come pistoleri professionisti. Nonostante ciò il fuggiasco colpì all’addome uno dei due che gemette in seguito per terra, mentre all’altro lo colpì subito dopo sul collo. Quest’ultimo fu un osso duro perché lo sfiorò con un proiettile sul braccio destro, senza però colpirlo. Fortuna volle che alcuni dei suoi colpi andarono perfettamente a segno e quei due caddero a terra come sacchi ripieni.

Si guardò intorno per cercare di capire dove fosse un’uscita. Girò per tutta la casa, un vero e proprio labirinto dove le pareti erano coperte da scaffali di varie dimensioni per il contenimento dei libri, fino ad arrivare all’uscio. Prima di aprire completamente si guardò intorno ma non notò nessuno nelle vicinanze, se non l’esterno tanto desiderato e cercato. Si rese conto che quella in cui era stato finora era una casa di campagna visto che tutt’intorno erano presenti campi di grano ancora verde. Il sole era alto e picchiava forte, sicuramente era mezzogiorno. L’uomo ormai libero uscì fuori, coprendosi la parte superiore degli occhi con la mano sinistra perché la luce gli stava dando fastidio, fino ad imbattersi in una auto che trovò andando verso sinistra. Era un Suv, ma non sapeva come accenderlo perché non aveva le chiavi. In preda alla tensione del momento, tornò indietro per cercarle, trovandole fortunatamente sopra un tavolinetto vicino all’entrata, si riavvicinò alla macchina, salì e mise in moto. Se ne andò senza neanche mettersi la cintura di sicurezza, tanta era la sensazione di libertà provata in quel momento; se ne sbatté del continuo rumore emesso dall’auto proprio per via del mancato inserimento della cintura. 

Serie: Quello che troverai là fuori non ti piacerà
  • Episodio 1: Fidati di me
  • Episodio 2: Chiamami semplicemente Professore
  • Episodio 3: E’ solo questione di tempo
  • Episodio 4: Fuga
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Ciao Michele, complimenti per l’originalità di questa Serie e per la tensione palpabile che attraversa il protagonista. Invito ad una seconda lettura per correggere alcuni evidenti errori di battitura. Inoltre: è la fine? Oppure ci saranno altri episodi?