GAMBA DESTRA

«Sai che hai le gambe grosse?» Federico si rivolse così a Giulia.

Federico era un amico; una delle tante presenze annoiate tra le giornate della ragazza, e della sua compagnia di sconosciuti che si chiamavano con soprannomi e appellativi; che si chiamavano, impunemente, “amici”.

Giulia soffriva di disturbi alimentari da quando aveva dodici anni. Al momento dell’informazione sulla grossezza delle sue cosce ne aveva ventotto. Per qualche anno era stata in sovrappeso da “sviluppo” precoce. Tra ninfe fasciate in fuseaux sgargianti, lei era goffa e già fornita di seno… il corpo di Giulia aveva deciso di fare le cose diversamente…

Tutti la prendevano in giro, in paese era normale… non c’era tanto altro da fare… e poi faceva parte dell’intercalare di tutti, solo Giulia non se lo faceva andare bene. Sono scherzi, che male possono fare! Scherzi che corruppero la mente di Giulia.

Dimagrì: la sua mente determinata iniziò a controllare pasti e centimetri. I ragazzi iniziarono a notarla.

Giulia controllava ossessivamente il suo corpo nell’indifferenza generale di quel paese di confine. Anche Giulia era una creatura di confine: romantica, incazzata. Con gli anni divenne piacente, con un fondoschiena definito, dagli altri, “bello”. Magra, ma non così tanto. A volte gli dicevano che era troppo magra; Federico l’aveva informata che aveva le cosce grosse.

Giulia incontrò un ragazzo che l’amava. Lui aveva le gambe molto esili, Giulia lo amava… e gli invidiava quelle gambe, sulla cui magrezza erano tutti d’accordo da sempre.

In un paese diverso, tra gente diversa, si sentiva fuggita da una guerra. Come ogni veterano portava, però, dolori sempre accesi e visioni sfocate e rumorose che la facevano vivere con l’ansia, la paura; il terrore, l’orrore… tutto sempre vivido tra pensieri e sguardi allo specchio sempre più sfuggenti; altre volte troppo ossessivi.

Un giorno la sarta, sistemandogli l’abito da sposa sentenziò: «Hai una vita così esile ma le cosce…» Giulia tolse il pane dai pasti, tolse la pasta, tolse e tolse. La coscia destra aveva troppa cellulite. Indossava una taglia trentotto, ma solo perché aveva le ossa piccole!

Un anno dopo matrimonio ed ennesima dieta, si alzò dal divano e sentì un dolore atroce a quella gamba. Medici, ipotesi, angosce.

Zoppicava da mesi; un reumatologo sentenziò: «Fibromialgia». Un dolore neuro… nervoso: non è la testa che non funziona, o forse sì… Giulia non aveva capito bene…

Fuori dallo studio medico si sentiva disperata e stanca… e affamata, da tutta la vita. Tra le mani un opuscolo. Singhiozzava bevendo un caffè senza zucchero, il suo corpo stava ancora facendo le cose a modo proprio. Giulia aprì quel libretto e lesse: “… malattia spesso ricollegabile a conflitti interiori […] la parte del corpo urla un messaggio […]”.

Si accarezzò quell’estremità magra e dolorante. In un attimo gli rivenne in mente tutto. Sentì quel dolore pulsare al ritmo dei ricordi. Il caffè amaro gli bruciava nello stomaco freddo e incavato. Ancora confusione, ancora gli sguardi del prossimo che la guardavano come per rimproverarla di essere quello che è, di non volersi far andar bene le cose… di cambiare così spesso peso… di non star buona, di non star zitta; di non avere la gamba sana, ferma e riconoscibile. Questo Giulia sentiva addosso… cose reali? Ossessioni? O miraggi da gastrite e fame perenne…

Lei, la gamba e il caffè ormai freddo. Uno studio medico silenzioso come una cattedrale il giorno dopo Pasqua. Andò in bagno e cercò di liberarsi della bottiglietta di acqua, bevuta di corsa per cercare di curare la secchezza delle sue fauci mansuete. Piegandosi un dolore sordo e severo alla gamba destra. Giulia si guardò allo specchio lungo attaccato all’angolo di quel bagno profumato: la gamba piegata e il dolore invisibile, riflessi in uno specchio messo lì per tormentarla.

Uscì dal bagno e si sedette ancora vicino alla macchinetta del caffè… in fondo alla stanza era rimasto solo il medico che era uscito dalla sua stanza per compilare cose… o forse faceva finta di sfogliare e scarabocchiare il niente. Lui guardò Giulia con uno sguardo assai diverso da quello della visita di un’ora prima. Il marito di Giulia era in macchina; Giulia e il medico erano in una stanza vuota, da soli. Il medico si avvicinò a Giulia… che iniziava a sentirsi così lusingata: il medico era davvero un uomo bello, affascinante, e dalle gambe lunghe. Giulia si alzò dalla sedia e andò verso il medico con curiosità, e con l’autostima un po’ rinvigorita, quando la porta dietro di lei si aprì… e l’esile Giulia venne superata da una donna giovane, rossa di capelli, e formosa nelle gambe e nella sua taglia che doveva essere almeno una quarantaquattro. Il medico affascinante abbracciò la donna rossa e grassa: i due si avvolsero in un abbraccio tenero e sensuale, si diedero un bacio trattenuto, per colpa della presenza di Giulia, la quale fu assalita da due bambini grassocci che gli andarono addosso… tale era la loro foga. Quattro persone felici davanti a Giulia: tre decisamente in lieve sovrappeso. Giulia guardava quei visi felici… come quando poco prima si era guardata allo specchio del bagno, e non si era piaciuta, ora si guardava in quei sorrisi… e si piaceva ancora meno.

Giulia vide per la prima volta, davvero, ciò che si era negata, ciò che non aveva mai avuto… ciò che negava a se stessa; al marito e alla gamba.

Il giorno dopo uscì di casa da sola, per la prima volta dal primo dolore.

Zoppicava; determinata. Indossava dei pantaloncini. Giulia non li indossava mai. Entrò in un negozio, comprò due vestiti corti; mentre li pagava ripensò a Federico. Uscendo inciampò in un ragazzo: «Ciao! Quanto tempo… sapevo che ti eri trasferita». Giulia sgranò gli occhi, Federico proseguì: «Sei sempre bellissima». Lei scappò… non riusciva a trattenere le risate. Tornata a casa si guardò allo specchio e si rivolse alla gamba: «Perdoniamoli… anzi… PERDONAMI!»

Quei vestiti corti donarono davvero tanto a Giulia, anche quando zoppicava… anche se a volte camminava meglio, da quando li aveva comprati.

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Discussioni

  1. Mi sono subito ritrovato dalla parte di Giulia soprattutto quando ha subito il bullismo della società perché non rispecchiava gli standard estetici in vigore nella nostra “civile e progressista” comunità. Una storia che fa riflettere su determinati meccanismi. Complimenti.

  2. Una bella brutta storia, tristemente attuale, in cui, almeno in parte, specchiarsi (a chi non è capitato di crucciarsi, spesso immotivatamente, per un presunto difetto). Il tema è il delicato rapporto di dipendenza dall’esterno, dai riscontri, dai modelli e dal giudizio. Non è un problema che tocca solo i meno belli perché anche persone in linea con gli “standard di bellezza” del momento posso ingigantire una minima imperfezione e ammalarsene; il problema riguarda la fragilità delle persone che non riescono a sopportare il peso degli sguardi e restano intrappolate nella loro dismorfofobia. Basti pensare che alcuni culturisti si vedono magri. Bello e toccante il finale e il modo in cui la protagonista si rivolge allo specchio e alla sua gamba come fosse un’interlocutrice. Grazie come sempre Francesca per scoperchiare temi scomodi e scuotere i lettori.

  3. Hai trattato un tema molto forte, Giulia rappresenta la sofferenza, il dolore e la voglia di volersi integrare rispettando i canoni “imposti” dagli altri. Il male maggiore è quello di sentirsi esclusi, e quindi, psicologicamente, vogliamo fare di tutto per evitare ciò. Ma i conflitti interiori restano, e possono sfociare in qualsiasi patologia fisica o psichica, martoriando ancora di più la vita del soggetto. Col tuo stile ben riconoscibile, in grado di trasmettere rabbia, dolore e disperazione, hai caratterizzato sapientemente i due momenti: la caduta e la ripresa. Si perché basta un nulla sconvolgente in grado di farci svoltare verso una nuova vita, e Giulia, alla fine, ha dimostrato carattere e consapevolezza. Brava Francesca, riesci sempre a coinvolgermi e a trasmettermi sempre forti, vivide, reali emozioni. Grazie?! Un abbraccio!

  4. Ciao Francesca, al fine sotto tua sollecitazione sono riuscita a posare il “culone” (il mio) 😀 La nostra mente è sempre la peggior nemica, l’ansia da “prestazione” si nasconde subdolamente in ogni piccolo sguardo ricevuto. Difficile accettarsi per come si è, forse è un processo naturale che avviene con l’avanzare dell’età.

    1. Non credo centri l’età… basta guardare i numerosi interventi a cui molte persone di una certa età si sottopongono rabbiosamente. Molti dottori dell’estetica vanno troppo oltre, e l’esempio che si sta dando alle nuove generazioni… è assai pericoloso. ❤

    2. Ciao Francesca,
      bellissimo e tenero racconto. È proprio vero che è difficile accettarsi, il nostro corpo lo vediamo quasi sempre come estraneo a noi. Io non mi sono accettata da molto e adesso sono felice per quello che sono e Giulia si è rivelata una grande persona. Complimenti! ?

  5. Secondo me Giulia è una bellissima donna, dotata di un grande coraggio. Penso che sia facile rispecchiarsi in lei, nelle sue insicurezze. Che dire? buona vita Giulia! Buona vita, Francesca.?

    1. Buona vita a te Dario. Giulia ringrazia e io ringrazio. Ho inserito cose viste o vissute… di cui non si parla mai abbastanza, soprattutto in una società che mistifica un tipo di estetica… malsano e irreale.