Ginetta Inpuntadipiedi

Ginetta Inpuntadipiedi percorre distanze mentali.

Dall’alto del suo metro e novantotto, si mette al servizio di maschio e femmina, facendo la spola da lui a lei. Così, parafrasa quelle locuzioni che in anni di relazione i due hanno travisato, con l’intento terapico di mettere a nudo l’essenza del significato originario.

Inpuntadipiedi si avvicina al maschio, mantenendo sempre un certo distacco, per non essere travisata lei stessa nelle intenzioni dalla femmina. Tant’è che Ginetta il maschio non lo guarda nemmeno in faccia. Una volta raggiunta la giusta vicinanza, gli porge l’orecchio per ascoltare il fraintendimento, senza mai scendere dalle punte, anche quando il maschio è più basso.

S’incurva lei piuttosto. Spesso.

Poi, con la frase che le ronza intorno al timpano, sta bene attenta a non farsela sfuggire (se è troppo lunga si mette i tappi lungo il tragitto) e si incammina verso la femmina.

L’esperienza l’ha portata a procurarsi l’attrezzatura necessaria a colmare anche le distanze più impervie. Ha attraversato fiumi di turpiloqui, scalato montagne di insulti, affrontato nomignoli bestiali e spento discussioni infuocate. Viaggia oggi che ti viaggia domani, ha appuntato sul suo taccuino tascabile che la distanza tra due menti non è mai incolmabile, semmai, nel peggiore dei casi, indefinita.

Durante il tragitto si ferma per alcune brevi soste fisiologiche. Per cambiarsi le scarpe talvolta. Quando si consumano troppo sulle punte e non le permettono di camminare a passo spedito.

Alla consegna della frase all’orecchio di lei, il significato originario delle parole è stato ritrovato.

Il più delle volte sia il maschio che la femmina non restano per nulla sorpresi dall’intenzione originaria che ha generato le parole dell’altro. Dalla frase innocua che avrebbe voluto dire, ma che poi, nell’attraversare il cranio per arrivare alla bocca, ha deviato per lo stomaco, sporcandosi di bile, appesantendosi. Perdendosi infine.

Per ogni coppia che si affida a lei, Ginetta percorre la distanza mentale su e giù all’incirca una decina di volte e comunque mai più di undici. Una volta accorciato il divario tra le due menti, Ginetta torna a casa da suo marito soddisfatta, stanca, ma tanto, tanto vogliosa di una notte di baci appassionati. 

Esattamente quello che vuole anche lui, l’unico che in piedi davanti a lei misura un metro e novantotto.

Talloni a terra.

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Discussioni

  1. Ciao Maria. Ginetta è una soluzione creativa e nel complesso una bella metafora sulla incomunicabiltà, argomento tanto caro a Michelangelo Antonioni (per fare un paragone cinematografico), MI è piaciuta. complimenti

  2. Ciao Maria, specie di questi tempi una Ginetta potrebbe aiutare tante coppie. Spesso si fa l’elogio del dialogo, ma penso che le distanze spesso siano mentali e riguardano gli intenti e la capacitò di capire l’altro (non necessariamente affidandosi ai ragionamenti o alle parole). Più Ginetta per tutti.

    1. Se fossimo capaci a guardare più in prospettiva, quantificarle le distanze, allora sí, davvero si potrebbero colmare con facilità. Ma…semplicemente non lo facciamo quasi mai, chissà perché!

  3. “Viaggia oggi che ti viaggia domani, ha appuntato sul suo taccuino tascabile che la distanza tra due menti non è mai incolmabile, semmai, nel peggiore dei casi, indefinita.”Questo passaggio mi è piaciuto

    1. Grazie Dario, in effetti Ginetta è un’esploratrice degli abissi comunicativi, molto più di una crocerossina ☺️

  4. Salve, signora Vaccaro. La sua Ginetta è un ponte tra anime in conflitto, arriva inpuntadipiedi a portare il suo aiuto. Molto significativa la frase finale.
    Distinti saluti,
    Reo Marco.

    1. Grazie Marco, mi pare di capire che la frase finale abbia avuto un effetto imprevisto su molti lettori. Chissà poi perché!

  5. Ciao Maria. Difficile vivere in punta di piedi, come dici si aprono portoni che si vorrebbero chiusi con il catenaccio. Pensieri che si concretizzano in veleno, stanchezza. Ne vale la pena? Sì, se il rapporto è sano. Ognuno ha una sua risposta e, mettendo da parte la “sindrome da crocerossina”, può essere visto come un compromesso dove nessuno esce vinto o vincitore. Mi è piaciuto il modo in cui hai dato forma a questo pensiero, emozione, con cui tutti noi dobbiamo fare i conti.