Gli angeli musulmani

«Ha visto che roba?».

«Sì, compagno, incredibile».

I fucilieri scesero dai BRDM2 e circondarono il mezzo che era caduto dal cielo sventrando una collina. C’erano già degli uomini del KHAD e Fedor li vide cacciare via dei pastori del luogo.

Un ufficiale del KHAD raggiunse Fedor. «Compagno capitano, è… questo».

«Sì, lo vedo».

«Ma di cosa si tratta? Non è che forse è un aereo-spia americano?».

Fedor controllò da vicino il mezzo volante. «No, ha una forma troppo strana. Hai sentito delle idee di Reagan sulle “Guerre Stellari”, no?».

«Sì, certo, anche a Kabul se ne è parlato».

«Bene, credo che questo mezzo provenga dalle stelle, non dall’America o il Pakistan».

Nei minuti successivi arrivarono i reparti del genio in tuta NBC. Con i contatori Geiger, controllarono il livello di radiazioni. «È molto alto, compagno capitano».

«Capisco».

Fedor concluse che era davanti all’atterraggio forzato di una navicella spaziale extraterrestre.

***

«Ve lo dico, ve lo dico proprio! Si tratta di un’arca che viene dal cielo, a bordo ci sono degli angeli che hanno portato un messaggio del Profeta».

Gli occhi di Gulbaddin Hekmatyar si accesero di curiosità, allora esortò il pastore: «Sul serio? Sii chiaro».

«Una grande arca. È caduta dal cielo, ha sventrato monti e colline, poi i senza-Dio sono arrivati perquisendo tutto».

«Sono sicuro che prenderanno prigionieri gli angeli e li porteranno a Mosca dove il loro capo li torturerà con la scusa che sono atei» aggiunse un altro pastore.

Gulbaddin Hekmatyar non voleva che Andropov torturasse degli angeli. «Voglio dare un’occhiata».

***

Per tutta la notte, gli uomini di Gulbaddin raggiunsero e circondarono il sito dell’atterraggio ma avendo anche cura di lasciar passare i rifornimenti dell’Armata Rossa e del KHAD. Gulbaddin vide i senza-Dio e i loro amici governativi controllare l’arca, ma senza apparenti risultati.

Provò molta rabbia, allora ordinò via radio: «Chiudete ogni via di passaggio».

I mujaheddin obbedirono e nel giro di pochi minuti sovietici e governativi di Kabul non poterono più uscire.

Gulbaddin era soddisfatto, poi ordinò: «All’attacco».

«Allahu akbar!». Mujahid dopo mujahid, tutti corsero verso i sovietici.

I senza-Dio caddero morti sotto le raffiche degli AK74M e Gulbaddin vide un capitano difendersi dalla cima di un BRDM2 mentre dava ordini ai soldati.

Alla fine, i sovietici finirono per essere sopraffatti e Gulbaddin uscì allo scoperto. Vide che il capitano russo era stato tratto in prigionia e i mujaheddin lo trattenevano.

«Miscredente, infedele, ateo! Volevate portare via gli angeli per poi seviziarli…». Gulbaddin gli sputò in faccia.

«Ma quali angeli e angeli, sono alieni! Questa è un’astronave aliena» protestò l’ufficiale in tono accorato.

«No, è un’arca. Adesso tu vieni con me, quest’arca è in mano a Hizbi-Islami, adesso».

«No, no, razza di caproni oscurantisti, questa è una scoperta straordinaria…».

I mujaheddin lo fecero tacere colpendolo allo stomaco con i calci dei fucili, poi portarono via il capitano con Gulbaddin che li accompagnava.

Quando furono lontani, Guldaddin si accorse di una luce fortissima che si era accesa nel buio della notte. «Cosa succede?».

Il capitano russo scosse la testa rassegnato. «I tuoi uomini devono aver combinato un disastro…».

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