
Gotico
Accese lo stoppino del moschetto e prese la mira.
Esplose il colpo e il dragone finì a terra.
Intorno, tutti i moschettieri fecero lo stesso.
Fu un massacro.
I pochi dragoni rimasti a cavallo cercarono di reagire ma i moschettieri come Hagen li caricarono. A spade sguainate, li fecero a pezzi.
Non rimasero che i civili inermi, i quali non sembravano propensi a scappare ma più a cercare di arrangiarsi. Volevano forse elemosinare la vita salva?
Gli furono addosso e ne fecero una strage. Quando finì, Hagen ordinò: «Facciamo il sacco».
Rovistarono tutti tra le cose perse nel bosco e avevano gli occhi accesi di cupidigia. Hagen trovò qualche fiorino, qualche doblone, ma fu abbastanza poco.
«Al diavolo» sbottò. «Una paga da fame e neppure tante soddisfazioni».
Il suo collega Andreas rise alla luna. «Cosa pretendi di più? Dai, andiamo in paese che ci aspetta una bella sbronza».
Hagen pregustò il vino da bere nella locanda del posto.
Si avviarono, ma prima di arrivare al villaggio, qualcuno li bloccò.
Era un cavaliere tutto vestito di nero, sembrava un becchino. «Siete voi i mercenari?». Aveva l’accento croato.
«Sì, siamo noi». Hagen si fece sotto.
«Ho bisogno di voi. O meglio, il mio signore ha bisogno di voi».
Hagen voleva sbronzarsi, ma forse c’era un’alternativa migliore. «Se ci paga bene». Si sistemò cappello con piuma di pavone.
«Ma certo che vi paga bene. Seguitemi».
I mercenari fecero come gli era stato detto.
Si allontanarono dal villaggio e giunsero nei pressi di un lugubre maniero. Intorno, i lupi ululavano alla luna piena.
A Hagen sfuggì un brivido. «Che ne dici, Andreas?».
«Ah, ma sei tu il comandante del nostro gruppo».
«Già. Ma sai, troppe responsabilità…».
Entrarono nel maniero e nella corte venne loro incontro un vecchio signore che sembrava nato al principio della guerra degli Ottant’anni, peccato che adesso c’era la nuova guerra, scoppiata dopo la defenestrazione di Praga.
«Siete voi i mercenari?».
«Esatto». Hagen lo salutò togliendosi il cappello.
«Bene, mi fa piacere». Batté le mani e dal lato destro e quello davanti della corte uscirono dei picchieri croati.
«Alla morte, alla morte» gridavano.
Le picche si intersecarono trafiggendo i mercenari e Hagen urlò: «Perché?».
«Mia figlia. Avete ucciso anche troppo, schifosi mercenari, briganti…».
Per Hagen fu tutto nero.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Questa mattina mi sono svegliata con un’idea per un racconto lungo, che ha per protagonista un mercenario. Riflettevo sulla loro realtà, sulla crudezza che toglie loro l’umanità fino al punto da osservare i loro simili con l’occhio esperto di un macellaio. Un po’ si speranza, però, ce la metterò 😀
Bene Micol! Grazie del commento
Un altro “balistico” come amo definire questi lampi vividi, la cui parabola veloce si chiude con una esplosione finale.
Molto intensa questa escursione gotica: avrei continuato volentieri.
A rileggerti.
Grazie Roberto!
Sospetto anche qui un legame storico che, da buon ignorante quale sono, ignoro. Tuttavia il costrutto dallo sfondo sempre grave nascosto tra la storia e l’idea è di nota, mi dà una buona idea di te: cerchi nell’ispirazione una cosa vera.
Tutti i tuoi soldatini, però, giocano un gioco crudele 🍻🏴☠️
Hai ragione. Grazie del commento!