Harry sulla scogliera

Sulla scogliera, Harry scruta l’orizzonte. Il cielo è terso. Grati di tanta beltà, gli uccelli cinguettano in armonia con il Creato. Scendono in picchiata per risalire al suono delle onde che biancheggiando schiaffeggiano la roccia. 
Harry sospira. Incassa la testa tra le spalle, piange sommessamente.

«Buongiorno gioventù!»

Solleva il volto; asciuga le lacrime nell’avambraccio. Un uomo anziano si sta avvicinando a passo di lumaca; si aiuta con un bastone.

Harry ricambia il saluto. «Salve.» Pura cortesia.

Calcola che il nuovo arrivato debba avere all’incirca settant’anni; il suo volto è tappezzato da macchie e nei suoi occhi l’azzurro è una patina opaca.

«Che succede ragazzo? Mi sembra che tu abbia visto giorni migliori.»

Harry sbuffa.

«No no, perdonami!» si affretta a ritrattare l’anziano. «Ho il brutto vizio di farmi gli affari degli altri.» Quindi rivolto a se stesso: «Stupido vecchio curiosone!»

«Non importa, si figuri.»

Ma in verità, l’anziano non sembra pentito affatto.

«Vengo spesso qui, ma non ti ho mai visto prima d’ora.»

«Mi sono trasferito settimana scorsa; mio padre è un fotografo professionista, alloggiamo presso l’hotel.»

L’anziano annuisce con fare pensieroso. «Qui non si sta male, ti ci abituerai. Il pub più vicino dista quasi cento chilometri, e per un giovane di…vent’anni?»

«Ventidue.»

«Ah, giusto. Ventidue. Per un giovane di ventidue anni non dev’essere il massimo. C’è sempre il bar del paesello; brave persone. Qualche rompicoglioni, ma mi sa che quelli non mancavano manco nel posto dove stavi prima.»

«Non ci fermeremo molto» specifica il ragazzo. «Non ci fermiamo mai molto in nessun posto.»

L’anziano tossisce catarro nel pugno chiuso. «Ragione in più per non sprecare giornate come questa.» Schiude le labbra in un sorriso sdentato. «Qui il sole lo vediamo dieci giorni all’anno quando ci va di lusso!»

«Cosa vuole che me ne importi del sole!» sbotta improvvisamente Harry. «Ho fallito l’esame. Tre mesi di studio buttati al vento.» Gli sembra che essere riuscito a buttar fuori quelle parole abbia alleggerito il peso che gravava sul suo stomaco.

«Esame delle superiori?»

«Università.»

«Ah, giusto. Università. Ragazzo mio, la tristezza dovrebbe essere considerata peccato in giornate come questa! Fa pure abbastanza caldo. Sarebbe contenta la mia Susie che teneva i piedi sempre ghiacciati. Bene, bene; comunque sia l’esame lo potrai rifare. Non mi sembra una tragedia.»

«Senza offesa; lei non può capire.»

«Poco ma sicuro. Mi hanno buttato in quarta elementare perché dovevano pitturare l’aula della terza!» Rigira il manico del bastone tra le mani nodose. «Tu mi sembri un tipo in gamba, alla prossima non fallirai.»

«Non è più come una volta. Il mondo corre veloce adesso, e chi non riesce a tenere il passo è finito.»

«Lasciamo che corra, questo mondo frenetico!»

«Per lei é facile.»

«Forse hai ragione.» Il sorriso aleggia tra il groviglio di rughe dell’anziano, ma un guizzo d’ombra ferisce il suo sguardo. «Con la nostra bella pensioncina, non abbiamo nulla a cui pensare. Una delle fortune di noi vecchi.»

Harry apre la bocca. La richiude. Era convinto di avere altre parole da dire, ma non riesce a ricordarle.

Nel frattempo l’anziano si è avvicinato al ciglio della scogliera. Osserva l’oceano che gioca sotto di lui.

«Sarà meglio che io vada.» gli dice Harry. «Grazie per la chiacchierata.» Lo pensa davvero.

«Domani è domenica» lo informa l’anziano. «Magari ci vedremo in chiesa.»

«Sono ateo.»

«Ah, giusto. Ateo. Io credo al Signore, al paradiso, e pure a un sacco di altre cose. Anche agli angeli, perdio!»

Nonostante tutto, Harry sorride.

***

All’hotel viene accolto da una corpulenta signora, appoggiata al bancone della reception. «Bentornato. Ha fatto una piacevole passeggiata?»

Harry annuisce. «Sono stato alla scogliera. Dirò a mio padre di andare a fare qualche foto.»

«Ottima idea» conferma la donna. «Quando c’è il sole se ne possono fare di meravigliose.»

«Ne sono convinto.»

Il ragazzo afferra le chiavi che la receptionist gli ha allungato sul banco.

«Avrà incontrato il signor Mckinner.»

«Se questo McKinner è un settantenne dalla parlantina sciolta, direi proprio di sì.»

«Il signor McKinner ne ha ben novantatré di anni, ma penso proprio che stiamo parlando della stessa persona. Non passa giorno senza che si rechi alla scogliera. Non c’è pioggia o neve che tenga, e quando fiocca viene giù che è un piacere! Va avanti così da vent’anni; da quando sua moglie si è suicidata gettandosi nell’oceano. Certe cose non si dimenticano. Ognuno si porta appresso il proprio dolore, grande o piccolo. A ciascuno il suo.»

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Discussioni

  1. Bellissimo racconto!
    Parto dal finale: azzeccatissimo, con quel “a ciascuno il suo”, che è fa incastrare tutto i pezzi del puzzle che hai costruito. Già, perchè il lettore segue la tristezza ed il malumore di Harry per l’esame fallito, ed è portato a non pensare che anche l’interlocutore possa avere un suo dolore, anche più grande.
    E con il signor McKinner hai creato davvero un bel personaggio, molto riuscito.
    Bravo!

  2. Ciao Stefano, bel Lab, complimenti! Soprattutto il taglio che hai dato in dirittura d’arrivo. A parte una buona scrittura e i dialoghi credibili, mi è piaciuto perché hai ritratto un messaggio sacrosanto. Quando si è giovani sembra che i problemi siano insormontabili e che gli adulti minimizzino. Invece non è così, e il tuo personaggio lo ha dimostrato. Alla prossima 👍

  3. Ciao Stefano, ho apprezzato moltissimo il tuo racconto e questo “angelo custode” che veglia silente. E’ vero, a volte non ci accorgiamo di quanto in nostri problemi siamo piccoli se paragonati a quelli che altri portano nel cuore. E perdiamo del tempo, “inutilmente”, senza pensare che la vita non si ferma per aspettarci.

  4. Ciao Stefano, innanzitutto grazie per aver partecipato al lab con questo bel racconto.
    L’ho letto molto volentieri, mi sono piaciute le descrizioni così vivide e ricche di immagini suggestivo.
    Sei riuscito anche a veicolare un bel messaggio, ognuno di noi ha la sua storia e le sue ferite e spesso non sappiamo quanto siamo fortunati finchè non troviamo qualcuno che è sopravvissuto a tempeste più grandi della nostra.
    Al prossimo racconto

  5. Ciao Stefano, grazie per aver partecipato al Lab con questa storia piena di significato. Come ho avuto già modo di dirti in privato, le tragedie sono questioni personali, relative, ognuno porta con sé le sue. La tua storia credo posso far riflettere su questo tema, grazie per averla condivisa.