Hollandia

Serie: Wiccats.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il profumo di cardamomo, anice stellato e peperoncino inondavano un salone dall'aspetto antico. Purtroppo i sensi limitati di un corpo in argilla rossa ne attutivano la fragranza limitando l'esperienza di un posto nuovo, lontanissimo e carico di fascino.

Quanto disterà il mondo di una strega malvagia e crudele da quello di uno stregone che non ha ancora ben chiaro che ruolo effettivamente dovrà interpretare in questo mondo? Circa tredicimila chilometri! Metro più, metro meno e… quello stregone si trovava lì, leggermente spaesato e confuso, mentre ammirava un lucido pavimento a scacchi con piastrelle nere alternate a piastrelle arancione scuro simile al colore delle foglie autunnali di un mirto crespo in pieno sole.

– Do-dove sono finito? Come ci sono finito? Che sta succedendo? –
Domandò Davide carezzando il legno di una pregiata e massiccia scrivania d’altri tempi.

– Mi meraviglia che non hai cominciato ad urlare girando in tondo come un demente in preda ad una crisi isterica. – Fece la ragazzina riccia poggiando la scatola del suo nuovo computer sulla scrivania.

– Non credo che urlare mi aiuterebbe a trovare delle risposte… Però sono confuso e non so come, ma capisco di essere lontanissimo da dove ero cinque secondi fa. – Davide si sedette pesantemente su una delle due sedie di quello strano studio che odorava di biblioteca, di legno stagionato e di spezie sconosciute.

– Sei davvero uno strano individuo! – Sorrise Matilda guardando negli occhi uno dei suoi rarissimi ospiti.

– Sei a casa mia! Mi serve la tua conoscenza di queste macchine infernali che chiamate computer, dopo ti farò scordare tutto per poi riportarti nel tuo squallido negozio ad imbrogliare la gente ignara. Siamo in Indonesia a Jayapura o, se preferisci, Hollandia… –
La ragazza si allontanò aprendo un vano sul mobile poggiato alla parete.

– Che… cosa ci faceva a Padova? Mi scuso se le sembro scortese, ma credo che ci sia una distanza non indifferente tra i due posti. – Chiese Davide mentre Matilda portava una bellissima bottiglia di Arrack Batavia, insieme a due bicchierini finemente decorati.

– Sono una strega! Una maga o fattucchiera, fai tu! E dalle tue parti sembra che viva uno stregone! Cosa alquanto rara, se non unica! Ho avvertito la presenza di un libro molto potente e antico e niente… ucciderò il mago e mi prenderò il libro! Tutto qua. – La streghetta versò una abbondante quantità di rum all’interno dei bicchierini.

– Purtroppo la presenza del libro è svanita e il mago sembrerebbe un dannato mercuriale fissato con tutti i loro rituali propiziatori sui fuochi sacri e sull’allineamento del dio Nabu. Per questo mi occorre una ricerca più… moderna: un computer che mi dica dove si trovi ora il signor Alessandro Borgo. Questo è il nome del presunto stregone o uno dei suoi nomi. –

Davide guardò la ragazzina con un leggero moto d’ansia: Alessandro era il suo proprietario di casa, non aveva mai cambiato il nome sul citofono e sul campanello… Per le consegne dei suoi pacchi metteva sempre la dicitura “presso” o usava l’abbreviazione C/O.

Per quel che ne sapeva, il signor Alessandro Borgo viveva da qualche parte tra i Balcani, dalle poche foto era sempre su una barca a vela insieme ad una signora bionda. Davide aveva solo il compito di versare a inizio mese l’affitto dell’appartamento.

– È già andata a trovarlo? – Davide voleva capire come avrebbe agito la strega o in generale, come è che veniva organizzata una caccia allo stregone.

– Sì, ma starà via tre mesi per un rito di allineamento planetario… In casa c’erano solo un paio di gatti ed un golem giocattolo! Un golem! Odio quegli esseri ribelli e indisciplinati! – Davide avvertì un ringhio sommesso vicino al giugulo e tossì come a schiarirsi la voce.

– Ti ho versato un po’ di rum. Rum pregiato. Bevilo. –
Matilda spinse il bicchierino pieno di liquido ambrato sulla scrivania, mentre il golem iniziava a spacchettare il computer da tremila euro.

– No la ringrazio, ma sono astemio… – Mentì Davide cercando di non pensare al fatto che aveva perso il senso del gusto.

– Bevilo. – L’indice della strega si mosse e un serpentello di magia luminosa strisciò sul tavolo arrampicandosi lungo l’avambraccio del commesso muscoloso.

Davide sentì chiaramente il ringhio di quello spirito inquieto con cui divideva quel corpo. Assorbì la magia espellendola dal tallone e lasciando che una mattonella arancione ne disperdesse il senso. Bevve il rum di scatto, come in una specie di movimento inconsulto.

– Ecco. – Fece Matilda buttando giù la sua porzione di alcol e riempiendosi nuovamente il bicchiere.

– Mi scusi, che collegamento internet ha in casa? – Chiese il commesso che profumava di terra e di rum, mentre toglieva le protezioni di polistirolo dal bellissimo portatile nero in ceraluminum.

– Collegamento? – Matilda non aveva idea della risposta giusta da dare.

– Per navigare in internet, per cercare le persone da far fuori… serve una linea telefonica a cui agganciarsi e da cui recuperare tutte le informazioni necessarie. –

La strega dalla folta chioma nera aveva uno sguardo perso in una marea di pensieri assolutamente incoerenti.

– Non mi è mai servito un telefono qui. Quindi è stato tutto inutile? Il computer, la magia, il tuo rapimento… Una fatica futile ed insensata? – Davide la vide stringere i pugni in un gesto di stizza nervosa.

– Beh, non proprio… Se ha due minuti vedo di riuscire a fare anch’io un piccolo trucco di magia! – Sorrise il golem alla sua potenziale assassina ed estrasse il cellulare dalla tasca laterale dei suoi pantaloni cargo neri.

– Non ricordo quali siano le tariffe del mio operatore in Indonesia, ma dovrei riuscire a configurare un hotspot per poter navigare con il suo nuovo PC… -Davide iniziò a digitare sul suo telefono, mentre accendeva il computer.

– Continuo a non capire quello che stai dicendo! Non uso la tecnologia, la magia è un’ottima sostituta a tutte quelle diavolerie elettroniche! – Bevve ancora dal suo bicchierino e riempì nuovamente quello del commesso.

– No! Non bevo. Così mi farà ubriacare! – Matilda mosse ancora una volta le dita e ancora una volta il golem protestò.

Dall’altra parte del mondo, un piccolo gatto nero si stava appisolando dentro uno scatola vuota, una bellissima gatta rossa e bianca a pelo lungo beveva dalla ciotola grande piena d’acqua. Un gattone diversamente siamese stava sgranocchiando rumorosamente delle crocchette al gusto di pollo e verdure mentre un bel gatto bianco con una macchia circolare sul dorso nera stava ultimando la sua toletta mattutina sopra il frigo in cucina e una gatta con un fantastico pelo grigio con riflessi violacei guardava fuori dalla finestra in preda all’ansia.

L’attenzione di tutti venne attirata da un rumore improvviso che proveniva dal salotto, rumore di passi di plastica su un pavimento di ceramica.

Fu Lilith ad accorrere per prima, intuendo cosa potesse essere quel suono conosciuto.

– Davide! – Chiamò la gatta allarmata.

– Ohccavolo! È difficile manovrare questo coso a distanza! – La voce dello stregone sembrava provenire da un vecchio televisore sintonizzato male.

– Mi trovo a Jayapura, dall’altra parte del mondo! Matilda mi ha rapito per capire come funziona un computer. Non sa che in realtà colui che vuole uccidere e che sta cercando, sono io. – Il robottone barcollò incerto sulle gambe.

– Maledizione! Sei in pericolo Davide! Trova il modo di andare via! Non sei ancora pronto ad affrontare una battaglia di incantesimi! Vattene subito! – La preoccupazione di Lilith aveva raggiunto un livello d’angoscia notevole.

– Lily, tranquilla… per ora non sospetta nulla, pensa che io sia un commesso gentile che le spiegherà il funzionamento del suo nuovo computer e poi i suoi incantesimi si vedono facilmente e questo corpo assorbe tutto! Meglio di un rotolone doppio velo! –
Il robot sembrava muoversi con grande fatica.

– Torna ti prego! Scappa via e torna da me! –
Lilith pareva quasi singhiozzare.

– Vado! Non starti a preoccupare Lilly! Qualcosa me la sto inventando, magari divento un suo amico! – Fece una strana risata disturbata da dei rumori d’interferenza, poi il robot si fermò.

– Mi servono i suoi dati, in modo che possa registrarla al suo nuovo operatore. –
Davide sembrava sapere cosa stesse facendo, aprendo e chiudendo schede e finestre. Adesso aveva davanti un modello da compilare per la richiesta di una linea telefonica.

– Nome e cognome… – Chiese il commesso.

– Matilda, Matilda Wahyu: doppia vu, a, acca, ipsilon e u. – Rispose la strega con un brivido che le correva lungo la schiena, erano secoli che non rivelava il suo cognome a nessuno.

– Questo è il suo indirizzo di residenza? – Chiese Davide sollevando lo sguardo dal monitor.

– Jl Raya Abepura, 103. 99112 Jayapura! Ma tu conosci l’indonesiano? Come riesci a leggere? – Matilda si era avvicinata abbastanza da far percepire la sua presenza alle spalle di Davide.

– In realtà la pagina di quest’operatore è anche in lingua inglese, ma in ogni caso il computer può tradurle in un attimo qualsiasi cosa voglia in qualsiasi lingua desidera! – Davide girò la testa in modo da poter intravedere gli occhi della strega: stavano sorridendo, godendosi quello sprazzo di compagnia talmente tanto raro, da procurarle quasi una specie di dolore piacevole.

– E adesso cosa succede? – Chiese una Matilda un po’ su di giri per i troppi bicchierini di rum o magari semplicemente per la troppa euforia creata da emozioni dimenticate.

Serie: Wiccats.


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Discussioni

  1. Sto adorando il modo in cui il rapporto tra Davide e Matilda si sta evolvendo. Che, alla fine, riescano a diventare addirittura amici?
    Mi piace tantissimo l’ambientazione e come l’hai descritto! Ammetto di aver anche un po’ invidiato lo studio di Matilda, pagherei oro per averne uno uguale. 😹
    Ho empatizzato molto con lei, soprattutto quando si emoziona per quei piccoli fatti che noi umani diamo per scontati.

  2. Provo un po’ di invidia (bonaria, non farei nulla di più che un incantesimo decalvante) per la serena naturalezza con cui ci presenti le tue storie. Lo stile apparentemente semplice che dà vita e realismo a dei personaggi a tratti spassosi e a tratti serissimi in contesti in fondo tutt’altro che allegri, richiamano il concetto di comicità come aspetto della narrazione drammatica. Le storie fanno ridere ma… poi ci torni sopra e ci ripensi. Per favore non smettere di regalarci questi momenti.

    1. Cazpita! Giancarlo… hai proprio azzeccato il mio pensiero riguardo alla vita in generale!
      Io non sono uno scrittore. Non ho le abilità di giocoleria e di padronanza delle parole che trovo qui su EO e che a volte mi lasciano senza fiato per l’ammirazione, però mi piace tantissimo immaginare cose cercando di raccontarle in un modo almeno comprensibile…
      E poi la vita è un insieme di drammi con degli sprazzi di gioia e dei rarissimi frammenti di felicità e provare a sottolinearli, a renderli visibili e con i giusti colori è qualcosa che mi coinvolge e mi spaventa.
      Un commento simile mi fa sospirare per il sollievo e mi indica che la direzione è quella giusta!
      Giancarlo, lo sai, un semplice grazie mi sembra riduttivo e mandarti dei fiori mi pare esagerato… Quindi immagina un mio abbraccio virtuale senza parole. 😀

  3. Fortuna che può usare la magia, altrimenti da Jayapura a Padova non credo le sarebbero bastati i soldi del PC! 😄
    Sfiziosissimo, come sempre. E, come sempre, fantastico il disegno! 👌

    1. Credo che con la magia i soldi non siano più un problema, almeno per Matilda… Davide non ha ancora sperimentato l’ebrezza della duplicazione o la magia alchemica della trasmutazione dei metalli… Ma il nostro commesso lo vedo ancora abbastanza imbranato nelle scelte disoneste.
      Grazie Giuseppe!! Il tuo commento è una bella spinta a continuare le avventure del commesso d’argilla rossa! 😀

  4. Fantastico❤️❤️❤️
    Ma allora mi stai dicendo che anche le streghe, che sanno usare la magia e comandano i pensieri della gente, hanno problemi a capire come funzionano internet PC e compagnia bella?! Mi consolo🤣
    E che bella l’immagine finale…mi piace questo lato umano della streghetta. Bravo Emiliano!

    1. Ciao Dea! ♥ Immagino che una strega con più di duecento anni sul groppone abbia una qualche difficoltà ad adattarsi alla velocità ultrasonica del progresso tecnologico… Soprattutto quando si è abituati ad usare incantesimi anche per aprire una lattina di pomodori pelati. Ma in fondo credo semplicemente che Matilda si sentisse davvero sola e che avesse trovato l’idea giusta per un approccio accettabile (per lei…) nei confronti di un’umanità così distante. Il problema adesso sarà vedere quanto resisterà senza cedere alla tentazione di maledire il resto del mondo! 😀
      Grazie mille Dea! Riesci sempre a farmi sorridere! ❤️

  5. Bravo Emiliano, bella la trovata del proprietario di casa.
    Quei gatti invece… Esistono davvero o sono frutto della tua fantasia?

    1. Sono delle versioni modificate di quelli che circolano in casa mia e fuori casa… Tre sono quelli fissi che vivono con me. Lilith è la mia gattona, ha sette anni e di un bel grigio nero a pelo lungo ed è una trovatella, poi ho il miloto (cioè proveniente da Milo) che è quello più simile allo Snupy del racconto: bianco con la chiazza circolare nera sul dorso e poi l’anziano saggio: un gattone di tredici anni che di carattere è simile a Thanos, il falso siamese del racconto, solo che Neeno è di un grigio chiarissimo, con un orecchio mezzo monco per un qualche combattimento amoroso passato… In più circolano due o tre randagi che vengono a scroccare i croccantini… 😀 Quella del nome sul campanello era la tecnica che adoperavo io a Padova per avere meno rogne possibili. Solo che il mio ex proprietario di casa spuntava come Targa sul campanello, ma erano i primissimi tempi e dovevo ancora abituarmi alla vita veneta.
      Grazie mille Francesco! ♥

  6. “Davide girò la testa in modo da poter intravedere gli occhi della strega: stavano sorridendo, godendosi quello sprazzo di compagnia talmente tanto raro, da procurarle quasi una specie di dolore piacevole.”
    Tanti giri rocamboleschi, magia, incantesimi e mirabilia per poi dirci che l’umanità profonda di un rapporto come l’amicizia e la compagnia di qualcuno, non hanno paragoni. Veramente bello, Emiliano, questo episodio. Forse uno fra quelli che preferisco.

    1. Aw! Cristiana ♥ Grazie! È facile mettersi nei panni di qualcuno che passa una vita isolato e distante da ogni cosa, che a contatto con qualcuno… chiunque non parta giudicando ed etichettando il prossimo, si ritrova a sentirsi attratto da quella presenza piacevole. Il problema è che lei è una strega cattiva ed il passaggio a personaggio umanamente accettabile richiederà qualche sforzo in più. Però piace un sacco anche a me pensare che in fondo basta un pizzico di elasticità mentale per poter andare incontro anche alla persona più ruvida e spigolosa. Matilda è una testa marmorea e particolarmente antiquata nella linea di pensieri che ne delineano i valori, Davide dovrà faticare parecchio.

  7. Certe volte, leggendo racconti come questo, ho la sensazione che tu possieda davvero il dono magico del teletrasporto. Riesci a farmi andare altrove, in luoghi incredibili di un mondo che ha sempre qualcosa che incanta e pare vero. Un’evasione piacevole, come un viaggio sul tappeto volante, in un sogno ad occhi aperti. C’é tanto bisogno di fantasia e di leggerezza, per un po’ di relax che ci faccia distrarre, per qualche minuto, almeno, dalle pene del mondo.
    Grazie Emiliano, un abbraccio.

    1. Ahh! ♥♥♥ Leggere i tuoi commenti invece mi regala quello stato d’animo che mi fa stare bene con me stesso… Come quando si compie una buona azione e la persona che ha ricevuto il gesto altruistico, ringrazia in un modo che poi fa sorridere per l’intera giornata. Ecco questo è l’effetto Emme! Grazie davvero! Ogni tuo abbraccio vale almeno dieci dei miei!