I cammellieri

Iniziarono a cantare l’inno e Helmut si unì a loro.

A Helmut adesso non interessava più nulla di quel che c’era intorno, c’era solo l’inno e basta.

Ogni tanto passava qualche soldato italiano che li guardava con curiosità, ma nessuno si interessò a lui e tutto si concluse lì.

Quando ebbero finito, arrivò il sergente. «Cosa state facendo? Dovete venire con me, presto, c’è un allarme».

Furono tutti solleciti a obbedire. Corsero ai cammelli e Helmut diede l’ordine al suo cammello.

In quell’istante l’intero reparto era pronto all’azione, alla guerra, alla morte.

Il sergente li diresse verso il vuoto più vuoto del deserto, ma per il momento non c’era ancora traccia del nemico. Helmut era fiducioso che prima o poi l’avrebbero avvistato, e allora cammelli o meno sarebbe scoppiato il combattimento.

Già giorni prima Helmut era sopravvissuto a un confronto con gli inglesi. Gli italiani avevano promesso rinforzi, ma poi nessuno si era presentato. Così, loro, avevano combattuto i britannici nel peggior mattatoio che Helmut avesse visto: duecento morti da parte loro, venti per i tedeschi. Ma tutto ciò era giusto a che avvenisse, bastava che la Germania vincesse.

Le ore trascorsero e la marcia continuò. Fra i soldati dell’Afrika Korps iniziò a esserci un sommesso mormorio, ma il sergente diceva: «Abbiate fiducia in me».

Aveva detto la parola giusta, Helmut sorrise, così proseguirono la marcia.

Adesso gli altri cammellieri erano perplessi, e il sergente li esortò: «Cantate l’inno».

«Sì, giusto, giusto». Lo cantarono, poi Helmut si accorse che il sergente stava allontanandosi. «Ma dove va?».

«Poi torno, credimi».

Cantarono ancora l’inno, ma dopo l’ultima strofa tutti si accorsero dell’assenza del sergente.

«Adesso torna, ha… aveva detto». Helmut si diede dello sciocco. Forse avrebbe fatto meglio a fermarlo, o a dirlo agli altri, ma invece era rimasto zitto.

Prima che i cammellieri potessero dire qualcosa, uno dei cammelli lanciò un bramito.

«Ma cosa succede?» esplose uno dei commilitoni di Helmut.

Helmut era impallidito. «Dobbiamo andarcene via di qua, siamo in pericolo!».

«Sì, sì, parla quello che non ha detto nulla quando il sergente se ne è andato».

Per un attimo Helmut pensò dovesse dirgli che aveva ragione, ma alla fine decise per il no: se ne sarebbe andato per i fatti suoi. «Fate quel che volete, io ve l’ho detto». Andò via.

I lazzi e gli insulti dei commilitoni lo inseguirono, poi Helmut sentì delle urla.

Helmut non stette lì a cercare di capire quale fosse il nesso tra la scomparsa del sergente e l’arrivo di quelle belve, ma non se ne curò più. Scappò via.

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Discussioni

  1. “Helmut non stette lì a cercare di capire quale fosse il nesso tra la scomparsa del sergente e l’arrivo di quelle belve, ma non se ne curò più. Scappò via.”
    Mette i brividi pensarci, se non ti puoi nemmeno fidare degli alleati allora è finita 🙁

    1. Già!
      In genere amo scrivere della Seconda guerra mondiale fra sovietici e tedeschi, ma stavolta ho optato per il teatro nordafricano.
      Grazie per il tuo commento, Micol!

  2. Molto belli questi tuoi lampi di battaglia. Peraltro una scrittura efficace, essenziale come già acutamente evidenziato. Apprezzo anche tanto questa tua “distanza” da vero narratore dei fatti, senza entrare nel merito ma raccontando sentimenti ed emozioni.
    Piaciuto.
    Una curiosità: ti riferisci a un episodio in particolare di quella campagna?

    1. Ciao e grazie anche a te per il commento approfondito!
      Rispondendo alla tua domanda: no, non mi riferisco a nessun episodio in particolare, sono solo andato a fantasia.

  3. Scrittura volutamente essenziale, scava all’interno della deprivazione emotiva che ogni conflitto produce intorno a sé. Ben riuscita l’esplorazione dei piccoli ritualismi attorno a cui si coagula l’identità di un gruppo che condivide il medesimo destino, ma anche dei meccanismi reattivi umani di fronte alla mancanza di informazioni attendibili e puntuali; circostanza, questa, che in guerra spesso prelude ad una sanguinosa disfatta. Mimesi sintattica impeccabile, nella resa dei dialoghi così come negli incisi descrittivi.