I MERCANTI DEL CREPUSCOLO

Serie: Semplicemente Paladino

Paladino era in viaggio verso la Terra. Aveva lasciato Atom Dum. Non era sicuro che se ci fosse rimasto, sarebbe sopravvissuto. Un po’ perché c’erano le anguille del fango, che lo avrebbero sbranato. Un po’ perché, forse, i Tank non erano stati educati tutti al perdono dal rettile cosmico e qualche frangia l’avrebbe ucciso volentieri.

Comunque Paladino non stava tornando sul suo pianeta natio da solo, con il suo Lojkarja, ma su una navetta di mercanti. I Mercanti del Crepuscolo, una compagnia interstellare di profittatori opportunisti e speculatori senza scrupoli. Erano neutrali nella guerra che si stava combattendo, perciò facevano affari con tutti.

Paladino li aveva incontrati per caso: era tornato sulle sue orme e aveva ritrovato il modulo delle Ninfe guerriere che stava per essere ritirato da un robot volante, il quale era un gigantesco occhio e delle braccia pinzate.

Paladino aveva creduto fosse un’invenzione dei Darganiani, seppur negli scontri con Alvar non avesse mai visto una cosa simile. Stava per distruggerlo, ma poi ci ripensò: l’universo era tanto grande; non era così arrogante da pretendere di conoscerlo tutto. Prima voleva indagare.

Il robot lo ignorò e ritirò dal fango il modulo, tanti goccioloni che cadevano sulla superficie creando dei cerchi concentrici, e quindi partì in direzione dei soli che stavano tramontando.

Paladino lo seguì e trovò una strana astronave: era costituita da delle sfere collegate fra loro da delle barre. Sembrava la struttura di una molecola.

Il robot entrò dentro una di quelle sfere e Paladino rimase fuori, indeciso sul da farsi: scappare? Distruggere? Indagare?

Nell’aria, sempre più buia, si diffuse una voce gracchiante che parlava chissà quali lingue. Poi prese a parlare in inglese, dicendo: «Chi sei? Sei un terrestre?».

«Sì, sono un terrestre. Paladino, per servirvi» disse lui, come colto da un sussulto cavalleresco vecchia maniera.

Breve pausa, poi la voce riprese: «È lontana, la Terra, da qui. Vuoi un passaggio?».

«Ma certo!» esclamò Paladino. Una delle sfere si aprì, si propagò una luce artificiale. Paladino vi entrò. All’inizio non vide nessuno, poi ecco delle figure dotate di becco d’anatra, che si muovevano su due gambe. Avevano dei camicioni che arrivavano fino alle ginocchia per alcuni, fino alle caviglie per altri. «Chi siete?» espose Paladino.

Erano i mercanti del Crepuscolo, una compagnia che operava in svariati quadranti dell’universo, fra cui quello della Terra. Quella loro navetta – astronave no: era troppo riduttivo – si occupava di ritirare i relitti, aggiustarli e poi rivenderli.

«Il modulo che avete preso su Atom Dum è delle Ninfe guerriere. Forse lo rivorranno indietro» li avvertì Paladino.

I mercanti sorrisero dell’ignoranza di Paladino. Dissero che il relitto, finito su Atom Dum, era di Atom Dum per legge. Ma siccome i Tank non l’avevano ritirato e, se fosse dipeso da loro lo avrebbero lasciato lì, loro ne avevano approfittato. L’avrebbero rivenduto al miglior offerente, dopo che l’avevano aggiustato. Forse ai Darganiani, ai quali avrebbe fatto piacere avere un modulo appartenente a uno schieramento nemico.

Paladino ne fu disgustato, ma fece sorriso a cattivo gioco: se l’avessero riportato sulla Terra, avrebbe fatto finta di niente, seppur lui odiasse i Darganiani e li combatteva strenuamente. Disse solo: «Immagino dovrei pagarvi per il passaggio…».

«Certo» risposero i mercanti.

«Ma non ho nulla con cui pagarvi» fece notare loro desolato. Forse l’avrebbero cacciato?

«Potrai aiutarci nel proteggere la nostra navetta e pure le nostre operazioni dai pirati. Vediamo che sei ben armato» disse uno dei mercanti, una coroncina sul capo. Era era il capo, suppose Paladino, che disse: «Va bene».

E così stava tornando sulla Terra. Ma sarebbe stato un lungo viaggio.

Dopo molte unità di tempo equivalenti ai giorni terrestri, Paladino trascorse il tempo da solo, fu chiamato in azione: doveva accompagnare un robot a ritirare un relitto schiantatosi su un pianeta dal nome traducibile come Dead Planet. Pianeta Morto. DP per gli amici.

Paladino uscì dalla navetta senza alcuna scorta d’ossigeno: c’era aria nell’atmosfera di quel pianeta. Seguì il robot e vide com’era questo DP: ricoperto di una scorza che sembrava asfalto reso rovente dai raggi dei soli. Era duro e liscio. Ma, all’orizzonte, si vedevano delle torri di acciaio che sembravano tralicci, solo senza alcun filo che li collegasse. Sotto ai tralicci, alla loro base, c’era una porzione di terra non asfaltata, nuda.

Era un luogo strano, inquietante a parere di Paladino.

Paladino fece spallucce. Purché si facesse presto a ritirare il relitto, poi se ne sarebbe andato da DP.

Il robot trovò il relitto: un razzo Darganiano schiantatosi accanto a uno di quei tralicci. Era molto grande ed era per l’ottanta per cento integro. Il robot provò a sollevarlo, mentre Paladino sorvegliava l’operazione, ma non ce la fece. Ci volevano almeno altri due robot.

Mentre il robot già lì presente inviava gli impulsi di comunicazione alla navetta, Paladino notò che il cielo si stava rannuvolando in maniera esponenziale: più nuvole c’erano, più veloci si diffondevano. Presto i soli furono nascosti dalle nuvole.

In contemporanea dal razzo si sentirono delle voci. Uno sportellino fu aperto e ne balzarono fuori tre Darganiani, dei quali uno era ferito. Avevano quei bastoni simili a spiedi, che Paladino conosceva bene.

Paladino comunicò alla navetta: «Sul razzo ci sono dei superstiti» e detto questo si spostò con il suo skateboard dall’altra parte del razzo, in modo da non farsi vedere da quelli.

«Eliminali» ringhiò la voce del capo dei mercanti del Crepuscolo.

Uccidere Darganiani era la gioia di Paladino, perciò quell’ordine gli fece molto piacere. Paladino atterrò sul razzo, lì sopra lasciò lo skateboard e scivolò a terra, le mani che gli prudevano: stava per generare una delle sfere d’energia.

Mentre Paladino si muoveva, delle scariche elettriche discesero dalle nuvole e colpirono il traliccio lì accanto. Esso si accese di una luce luciferina, e dopo un secondo il suolo nudo sottostante gorgogliò: ne uscirono delle creature simili a umani, solo dalle membra devastate.

Luca aveva visto i film di Romero e li riconobbe: zombi. Ecco perché si chiamava Dead Planet.

Gli zompi di DP si mossero e i Darganiani tornarono nel loro razzo.

Paladino avrebbe voluto tornare a veleggiare sul suo skateboard, in alto dalle mani di quegli zombi che, molto probabilmente, erano affamati di carne. Non voleva stare lì a scoprire se fosse il contrario. Ma lo skateboard era sopra il razzo e lui era a terra. Avrebbe potuto provare ad arrampicarsi sul razzo, ma senza la sicurezza di farcela. No, non ci provò. Andò allo sportellino, che per fortuna non era chiuso a chiave o in chissà quale altra maniera, ed entrò nel razzo. Poi chiuse lo sportellino prima che gli zombi lo usassero per accedere nella navicella.

«Paladino!» ringhiarono i Darganiani, riconoscendolo.

Non ci voleva: fuori, gli zombi; dentro, i Darganiani. «Proviamo a discutere…» esordì Paladino.

I Darganiani non lo ascoltarono: gli puntarono contro i loro tubi e lanciarono i raggi elettrici.

Paladino li evitò e, anziché fuggire, gli si lanciò contro. L’attacco è la miglior difesa, ricordò.

Si scatenò un corpo a corpo tra i tre Darganiani e Paladino. Quelli gettarono via i loro tubi, che all’impatto sprizzarono raggi elettrici che diedero fuoco all’ambiente circostante. Ma nessuno se ne interessò: bisognava prima uccidere il nemico!

Paladino creò una sfera e un Darganiano finì spiaccicato contro una parete. Poi la parete non resse e crollò. Lo spostamento d’aria fece gonfiare le fiamme e un Darganiano fu incenerito.

Paladino era sudato. Aveva caldo. Rimaneva un terzo Darganiano. «Pace?» gli chiese.

Quello rispose cercando di azzannarlo alla gola.

Un classico: Paladino creò una sfera d’energia e gliela mise in bocca.

Il Darganiano strabuzzò gli occhi e provò a chiudere le fauci, a sputare la sfera, a togliersela via dalla cavità orale. Invece essa crebbe e le fauci da rettile furono aperte ancora di più fino a spezzarsi. Poi, la testa scoppiò. Il cadavere cadde riverso a terra, il sangue intorno, e la sfera crebbe ancora di più.

Ora che i nemici erano stati uccisi tutti, Paladino poteva anche arretrare. Ma non poteva lasciare il razzo: fuori c’erano gli zombi alieni.

La sfera scoppiò e dilaniò dall’interno il razzo. Le fiamme si estesero e gli zombi entrarono nel razzo.

Paladino ne cacciò una dozzina indietro con una sfera. Quelli fecero una brutta fine, finendo maciullati. Ma Paladino non poteva rimanere lì a combattere per sempre. «Aiuto!» invocò ai Mercanti del Crepuscolo.

Ma quelli non risposero.

Paladino si arrampicò fuori dal razzo, lontano da fiamme e zombi, e ritrovò il suo skateboard. Salvezza!

Paladino lo prese e volò via.

Serie: Semplicemente Paladino
  • Episodio 1: DUE ANNI DOPO
  • Episodio 2: ATOM DUM
  • Episodio 3: I SOLI DELLA SOLITUDINE
  • Episodio 4: SFIDA AL FUTURO
  • Episodio 5: LE NINFE E L’UOVO
  • Episodio 6: SALVATE IL PIANETA ATOM DUM
  • Episodio 7: LIBERTÀ
  • Episodio 8: I MERCANTI DEL CREPUSCOLO
  • Episodio 9: CAPITAN SPLATTER
  • Episodio 10: DINOSAURI
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Kanji, da bravi mercanti/pirati quelli del crepuscolo badano solo ai loro interessi. La Terra è ancora troppo lontana, i nemici troppo vicini. Chissà dove lo skateboard porterà Paladino 😉

      1. Kenji Albani Post author

        Ciao Micol, esatto! Cavoli, sei al penultimo racconto che ho pubblicato… Tieni conto che domenica pubblico il lab e l’ultimo racconto della serie lo inserisco mercoledì prossimo. Poi partirò con la seconda stagione…