I Problemi arrivano a casa

Serie: Le avventure di Rana Storta e Sgabello


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Per il gracile Tommasino i problemi non sono ancora finiti Trenello il folletto lo ha raggiunto a casa per potersi vendicar

Passarono alcuni mesi dai fatti narrati, quando alla porta dei novelli sposi qualcuno di non atteso bussò.

Tommasino senza farsi vedere sbirciò dalla finestra e vide il pestifero folletto.

Il nostro eroe iniziò a saltare su e giù per la casa, tutto preoccupato, Rosabella non si scompose, lo prese per mano e lo confortò.

«Non preoccuparti mio amato, mia nonna era una strega e mi ha ben insegnato come trattare questi piccoli diavoletti; ora ascoltami e fai come ti dico, vatti a nascondere e rimani in silenzio.»

Tommasino fece come ordinato e andò a nascondersi sotto il letto.

Rosabella aprì la porta e subito il diavoletto iniziò a sbraitare.

« Dov’è quel ingannatore, quel furfante, quello sciocco che tutti i mie scherzetti ha voluto rovinare ed ora sono diventato lo zimbello di tutti folletti. Per mesi in lungo e in largo l’ho cercato, e sono convinto che qui si è ficcato.»

Rosabella, scaltra com’era, non si fece spaventare da tutte le parole del folletto, e senza battere ciglio, salutò il folletto con modi cortesi e lo invitò ad entrare, mentre lo riempiva di lusinghe, sapendo bene, come le aveva insegnato sua nonna, che i Mazapegul davanti alle lusinghe delle belle ragazze spesso si fanno abbindolare e così continuò dicendo.

«Bel folletto, hai ragione, mio marito è proprio un codardo, vedendoti alla porta è scappato come un coniglio, ma non ti preoccupare torna domani alla stessa ora e farò in modo che sia qui ad aspettarti.»

Il folletto, un po’ ammorbidito da tutte le lusinghe della bella ragazza, si fece convincere e se ne andò, avvisando che se domani non lo avesse trovato sarebbe stata comunque lei a pagarne le conseguenze.

Tommasino lascio il suo nascondiglio.

«Moglie mia ma ora come faremo, domani saremo da capo.»

«Non preoccuparti, so io come liberarci da questo impiccio, basta che farai come ti dico. Domani all’arrivo del folletto nasconditi nella canna del camino, ad un certo punto lui si affaccerà per guardare e tu gli farai cadere in testa questo rosario benedetto e vedrai che gli sembrerà pesante come la pietra e non potrà fuggire.»

Così all’indomani il Mazapegul come promesso, si presentò di nuovo alla porta degli sposi, Tommasino fece come ordinato dalla moglie e si infilò su per il camino, intanto Rosabella fece entrare il folletto e incomincio come il giorno precedente a ricoprirlo di complimenti.

«Dove si nasconde quel fifone oggi  gliela voglio far pagare!» Sbraitava il folletto.

«Caro e bellissimo folletto, che bello vedervi tornare!» Proseguì Rosabella, continuando con le lusinghe per fargli abbassare la guardia.

«Come ti ho detto oggi lo fatto stare in casa, ma appena di ha visto arrivare si è nascosto nella cappa del camino, vai a controllare e tira giù quel fifone.»

Il folletto così fece, ma appena messa la testa nel camino, Tommasino  pronto ad accoglierlo fece cadere sulla testa del  folletto il rosario e accadde come detto dalla sua sposa.

Il pestifero folletto si schiacciò a terra, come se al collo avesse un enorme catena, lamentandosi e piangendo, perché quel rosario benedetto gli dava tormento come se bruciasse.

Una volta intrappolato Rosabella gli tolse il suo berretto rosso, perché come le aveva insegnato la nonna, senza quello i folletti perdono i loro poteri, così conciato il Mazapegul iniziò a piangere ancora più forte.

Gli sposi minacciarono di liberarlo solo se avesse confessato il suo nome, infatti se si conosce il nome di un folletto gli si può far fare quello che si vuole.

«Se non ci dirai il tuo nome, ti butteremo in cantina così conciato e rimarrai lì, dimenticato per sempre»

Il folletto non durò molto a quel tormento e poco dopo cedette a quelle minacce e a quel supplizio che il rosario gli dava urlando.

«Trenello! Trenello è il mio nome!» Stremato alla fine confessò.

Conoscendo il suo nome Rosabella poteva ordinargli quello che voleva e così fece giurare a Trenello che non avrebbe mai più fatto brutti scherzi, ma che sarebbe sempre stato gentile e pronto ad aiutare tutti quanti. Quando fu sicura che avesse ben capito lo liberò dal suo giogo e, dopo avergli restituito il suo cappello, lo lasciò andare.

Da quel giorno Tommasino e Rosabella vissero felici e contenti e nella valle si sparse la voce che su, in alto sulle colline, chiunque si fosse trovato ad aver bisogno di aiuto, sarebbe stato soccorso da un piccolo folletto dal cappello rosso, il quale avrebbe sempre aiutato tutti;  ma tutti raccontavano che lo faceva brontolando e borbottando continuamente.

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