I tuoi desideri…

Serie: Wiccats.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La piena sicurezza è un'arma a doppio taglio o se preferite, un boomerang affilato. L'insicurezza e la paura, invece, sono angoli bui e confortevoli dove trovare rifugio. Un buon equilibrio tra i due caratteri sarebbe l'ideale, il difficile è trovare qualcuno in grado di indicare dove sia il fulcro.

La ragazzina cominciava a perdere la pazienza, già scarsa e poco considerata.
– Fissarmi così potrebbe causarti danni irreversibili! – Disse Matilda con un tono
quasi minaccioso.
– Scusa! Mi scusi! I suoi capelli! Sono i suoi capelli! Non riflettono alcuna luce è come se assorbissero ogni fotone e… niente, non avevo mai visto un nero simile! – Balbettò Davide dissimulando il suo disagio con un banale imbarazzo da apprezzamento estetico.
– Blackest black! Si chiama blackest black! Allora? Questo computer? Me lo vendi o no? – Il tono della strega si era leggermente ammorbidito pur mantenendosi sempre spigoloso e abrasivo.
– Che computer le serve? Cosa voleva farci? – Davide riacquistò un minimo di sicurezza sentendosi coperto da quel poco di conoscenza informatica che possedeva.
– Voglio che faccia delle… ricerche! Deve trovare l’indirizzo delle persone che desidero per poterle… salutare! Sì, salutare! – Lo sguardo penetrante, mentre proclamava le sue intenzioni non proprio amichevoli, cercava di nascondere, malamente, il fine ultimo del suo indagare.
– Si chiama stalking! Di solito è sconsigliato perché non proprio legale… Ma a quanto pare le serve un computer per una buona navigazione in internet. Ho capito bene? Preferisce un desktop o un laptop? – Chiese Davide, cercando di essere il più accondiscendente possibile evitando di scodinzolare troppo.
– Non ho capito una sola parola di quello che hai detto! – La strega strinse i pugni in preda ad una frustrazione crescente.
– Ok, ok! Partiamo dalle basi… Questo è un desktop. Viene chiamato così perché lo deve necessariamente poggiare su un tavolo o a terra… – Davide indicò un computer nero composto da un’unità centrale costruita con la forma di un parallelepipedo e una striscia di luce blu che ne incorniciava il profilo.
– Questo va collegato ad un monitor, ad una tastiera e ad un mouse per poterlo utilizzare. – Il commesso mostrò ogni singolo oggetto che aveva elencato.
– Con tutta questa roba, ci trovo le persone? – Domandò Matilda sollevando il mouse come a cercare di capirne il funzionamento.
– L’alternativa è un laptop! Un portatile. Occupa molto meno spazio, lo si può portare in giro: il mouse, la tastiera e il monitor sono integrati nell’apparecchio e… basta accenderlo ed è subito pronto per essere utilizzato. Senza dover collegare niente! – Davide accompagnò Matilda nella zona d’esposizione dei computer portatili: erano sistemati in due file parallele, tutti accesi, con ognuno il logo del proprio marchio ben visibile sull’immagine di sfondo.
Negli occhi della strega nera si accese una piccola lucetta di desiderio.
– Questo mi piace! Che differenza c’è tra i vari modelli? – Una ventina di laptop allineati mostravano la loro avvenenza argentata o nera, due avevano addirittura dei colori vivaci.
– La differenza principale è data dai componenti utilizzati: il tipo e la velocità del processore, la scheda video, la quantità di memoria, ma per quello che deve fare lei direi che le basta que… – Davide non riuscì a completare la frase.
– Voglio il migliore! E voglio che tu mi insegni ad utilizzarlo! – Concluse lei muovendo l’indice della mano destra e lanciando un incantesimo serpeggiante in direzione del commesso. La magia s’arrampicò lungo la gamba del golem e arrivata all’altezza della schiena tentò di mordere per attecchire.
Davide fece finta di non vederlo e l’attimo prima di ricevere il morso dall’incanto, lo assorbì con un semplice pensiero. Avvertì il sapore di una magia estranea, diversa da quella che aveva manipolato finora. Capì che quello era un incantesimo di costrizione, in pratica obbligava il bersaglio a fare ciò che l’incantatore gli chiedeva. Il golem interno protestò con un rantolo di disprezzo, ma non appena l’incanto venne rispedito sulla moquette del negozio, il lamentò si placò.
– Certo, basta che mi dica dove e quando. – Rispose il commesso cambiando espressione.
– Ora! Andiamo in un posto dove possiamo stare tranquilli! – Matilda aveva puntato il portatile più costoso: nero con una linea di LED rossi che ne seguivano il profilo dello chassis e con un prezzo fuori da ogni logica.
– Come faccio con l’orario di lavoro? Io dovrei staccare alle tre del pomeriggio! Può passare a prendermi a quell’ora? – Chiese alla strega Davide, non conoscendo bene quanto costrittivo quell’incantesimo appena assorbito fosse.
– Sei tenace! O hai una volontà ferrea… o sei molto stupido! Chi decide i tuoi orari? Fammici parlare! – Il golem si recò immediatamente negli uffici del negozio, il suo capo stava parlando al telefono con il rappresentante della Jujitsu-Simless, un marchio di computer che voleva farsi strada nel mondo dei nomi di prestigio. Il commesso aspettò la fine della telefonata, spiegando la situazione che si era venuta a creare, ma evitando di parlare di incantesimi.
– Ma è incazzata? O vuole solo rompere i “conigli”? – Fece lui sollevandosi scocciato dalla sua comoda sedia.
– Non lo so Antonio, vuole comprare lo Tsurugi, il portatile da tremila euro, ma vuole che glielo configuri a casa! Le ho detto che se desidera posso andare dopo le tre, ma sembra non sentire da quell’orecchio… –
– Ci penso io! La gente deve capire che non siamo qui per esaudire ogni loro desideri!o! – Il grande boss si alzò risoluto e deciso.

Antonio Palombo, capo settore del reparto Information Tecnology, era in ginocchio, con la fronte poggiata in terra, implorando il perdono della ragazzina dai capelli neri come l’oscurità, per la sua impudenza nel contraddire una sua richiesta.
– Certo che può portarlo con se! I nostri dipendenti sono a sua disposizione! – Stava piagnucolando Antonio. – Io prenderò il suo posto fino all’arrivo del sostituto! – Il capo di Davide non osava sollevare la testa per controllare la reazione della sua aguzzina.
Daniele, il collega e amico, guardava da una certa distanza facendo finta di sistemare una pila di scanner ultrasottili e non azzardandosi ad avvicinarsi a chi riusciva a far inginocchiare il responsabile.
– Così va meglio. Adesso prendi il mio computer e lasciaci in pace. – Aveva lanciato un altro piccolo incantesimo che invogliava il bersaglio ad obbedire ciecamente… Era probabile che la strega fosse specializzata in quel tipo d’arte, semplici marionette nelle sue mani. Davide sorrise nel vedere il suo capo in quella posa così fuori dal tempo e dal contesto, così vicina al servilismo  giapponese del periodo Tokugawa.
– Ho perso dimestichezza a trattare con le persone! – Disse lei girandosi a guardare il capo di Davide ancora inginocchiato in terra, fece un cenno con l’indice e con il medio sciogliendo il comando.
– Vive da sola? – Chiese il commesso più per chiacchierare che per vera curiosità.
– Vivo. Non ti deve interessare altro. – Matilda si avvicinò alla cassa del negozio, Davide porse il computer nelle mani della cassiera, Donatella, una ragazza bionda dai capelli a caschetto che sorrideva sempre.
– Ehy Davide! Ma che hai fatto? Ti sei iscritto in palestra? Stai bene così! -Disse lei afferrando la scatola e scannerizzando l’etichetta con il codice.
– Waoh! Sono tremilasettecentoventisei euro! Paga con carta o… – Non voleva completare la frase, anche perché chi è che usciva con quattromila euro in contanti? Pensò erroneamente Donatella.
– O. – Disse Matilda tirando fuori dalla tasca un enorme mazzetto di banconote.

 Donatella guardò il collega con un sorriso divertito e gli occhi spalancati per sottolineare la sorpresa. – Che c’è? Voi non pagate con i soldi? – La cassiera notò lo sguardo serio e quasi seccato della ragazzina.
– Sì, ma di solito preferiamo usare una carta di credito o di debito, piuttosto che portarci dietro una pila infinita di banconote! – Rispose la ragazza bionda afferrando il malloppo.
La cassiera contò la quantità necessaria di soldi per saldare il conto , stampò lo scontrino e chiese se avessero bisogno di un sacchetto bello grosso.
– No, non mi serve niente! Porta tu il computer! – Altra magia scagliata sul commesso, il golem interno ringhiò ancora una volta, la moquette assorbì quest’altro incantesimo dal sapore ferroso. Davide afferrò il portatile e accompagnò la strega nera fuori dal negozio.
– Dove si va adesso? – Chiese Davide, sinceramente curioso.
– Chiudi gli occhi e afferrami la mano. – Matilda sollevò la mano destra sopra la spalla, invitando il commesso a stringerla. – Chiudi gli occhi, altrimenti vomiterai! – Davide afferrò la sua mano, era stranamente morbida e calda e nel momento in cui i palmi furono a contatto l’aria intorno iniziò a vibrare e tremolare ed il parcheggio pieno di macchine del centro commerciale vacillò, perse nitidezza e venne sostituito da un salotto vecchio tipo, con un mobilio antico, ma molto elegante. Una libreria carica di volumi altrettanto datati e preziosi, un’ampia finestra protetta da spesse grate metalliche lasciava trapelare il colore di un tramonto oramai giunto al suo apice. Davide avvertì un momento di smarrimento, la testa girare per la confusione. Poggiò un ginocchio in terra sopraffatto dal capogiro.
– Non vomitare! – Davide non ne aveva alcuna intenzione e poi senza uno stomaco era difficile riuscire a provare nausea.
– Cosa hai fatto? Do-dove mi trovo? – Davide tornò in piedi guardandosi intorno.
– Sei a casa mia! A Jayapura! Hollandia! – Disse lei con quella sua espressione seria, quasi scocciata.

Serie: Wiccats.


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Discussioni

  1. Ho sempre adorato imbattermi nei personaggi “fuori contesto”, di come reagiscono al mondo che noi consideriamo normale.
    Ma la domanda persiste: a cosa servirà il computer?
    E ancora: Hollandia? Adesso che è Davide ad essere “fuori contesto”? 😼

    1. Ho dovuto cercare un posto lontano con le prese ed il voltaggio compatibili col computer appena preso! 😀 In ogni caso lei vorrebbe capire dove si trova lo stregone, cercandolo in internet… Almeno, nella testa della streghetta è questa l’idea. Più o meno come mio padre che vorrebbe hackerare i bancomat in modo che gli diano più soldi, ma senza che gli vengano scalati dal conto… “L’ho visto fare in un film! Con i computer puoi fare tutto!”

  2. Una donna che sa quello che vuole, non c’è che dire. 😄
    Molto bello questo episodio e hai tratteggiato la figura di Matilda molto bene. La prossima volta, però, voglio vedere il disegno della stanza in cui ha portato Davide, perché mi hai fatto troppo incuriosire con questo repentino cambio di scena. 😊👍

    1. Ho provato ad immaginare una bella tenuta appartata con una casa elegante in stile coloniale inglese… Che poi a Jayapura è conosciuta da tutti come una casa infestata e maledetta…
      Figurati che mi sono aiutato col traduttore per far parlare i personaggi di contorno in Bahasa Indonesia! 😀
      Grazie Giuseppe! I tuoi commetti mi mettono sempre di buonumore!

  3. Interessante questo episodio. Ci avevi presentato Matilda come una strega con cattive intenzioni verso Davide, ma qui sembra che potrebbe anche svilupparsi un qualche tipo di rapporto tra loro.
    Occhio alla narrazione.

    1. Matilda ha incontrato solo un robottino giocattolo, sta studiando la città del suo potenziale nemico, lo stregone Davide, di cui conosce solo il nome sul campanello di casa… Vorrebbe modernizzarsi, ma non è una cosa facile! Dopo qualche annetto il cervello fa fatica ad assorbire le novità, soprattutto quelle tecnologiche! E l’incontro con il commesso Davide è puramente casuale. Per questo mi diverte l’idea di giocare su questa strana amicizia. Vedremo cosa ne verrà fuori! 😀
      Grazie Francesco, è sempre un piacere sapere che mi segui! ♥

  4. Che bello, Emiliano, l’incipit di questo episodio! Veramente degno di un ‘vecchio saggio’. Saranno parole di Davide? Del Golem? O forse dell’autore? Il personaggio della streghetta mi piace moltissimo e poi, bello quel contatto fra le mani… Bravo come sempre

    1. Adesso inizierà, almeno io lo spero, la parte complicata. Una specie di amicizia forzata del commesso, che si troverà a contrastare i capricci di una vecchia strega nel corpo di una ragazzina, inconsapevole di star condividendo i propri spazi con il suo bersaglio: lo stregone Davide. Ho il terrore di combinare un pasticcio e rovinare tutto… Sperèm! Davide avrà il suo bel daffare a cercare di tenere a bada tutto e tutti!
      Grazie mille Cristiana! <3

  5. Fantastico! In tutti sensi. Un racconto frutto di fantasia (e che fantasia), che puó trasmettere una sorta di euforia, o di effetto benefico nel lettore o lettrice, per i suoi aspetti comici e drammatici, teneri e vagamente romantici allo stesso tempo. La forza di questa serie, che attira e conquista, é la capacità di trovate il giusto equilibrio, un buon incastro, tra realtâ, finzione e magia.
    La premessa di questo quarto episodio, seconda stagione, ossia la sintesi di quel che é successo in precedenza, merita altri sentiti complimenti.

    1. Emme, con te è sempre come ricevere uno di quegli abbracci confortevoli e caldi nel momento in cui sento che mi serve qualcosa che mi spinga a reagire con un bel sorriso agli ostacoli che ogni volta spuntano come funghi quando meno me lo aspetto. Così da serio torno ad essere nuovamente bello allegro! Grazie mille! Lo sai, quanto piacere mi faccia leggerti! ♥

        1. È la pronuncia inglese del marchio! Figurati che avevamo un accordo con il rappresentante che in automatico ci rimborsava i computer e i vari accessori che ci riportavano sempre indietro… SEMPRE! Almeno all’epoca in cui lavoravo io, ma a quanto ho potuto vedere ancora adesso i resi di quel marchio continuano ad essere abbondanti! 😀