
Identità
Serie: The place
- Episodio 1: Fogli di carta
- Episodio 2: Identità
- Episodio 3: Il resto è mancia
- Episodio 4: Com’è la guerra?
- Episodio 5: Vera
- Episodio 6: Per l’ultima volta
- Episodio 7: Fine?
- Episodio 8: Sei giorni dopo
- Episodio 9: Marmellata di arance
STAGIONE 1
Il telefono squillò alle sei, mezz’ora prima della fine del turno. Mina osservò la cornetta vibrare sul supporto a ogni squillo. Attese il terzo – non voleva si pensasse che non stesse facendo nulla se non aspettare una chiamata – e alzò la cornetta.
“Pronto?”
“Sono John Ullmann” disse una voce tuonante dall’altra parte della linea.
“Buonasera direttore” rispose Mina. “Come posso aiutarla?”
“Beh” esclamò Ullmann. Mina credette di cogliere impazienza nella sua voce; quel beh suonava quasi come uno sbuffo. “Per iniziare potrebbe raggiungermi nel mio ufficio.”
“Ora?” chiese.
“Direi di sì. Ora” rispose Ullmann.
“Arrivo subito, direttore” disse, e riagganciò.
Prima di uscire gettò un’ultima occhiata alla scrivania. Non c’era più molta luce nell’ufficio e la polvere non si vedeva, e tuttavia Mina era sicura che fosse lì, sotto al suo naso a prendersi gioco di lei. Non fanno mai le pulizie qui sopra pensò Mina. Dovrei pensarci io, ogni tanto.
Dalla finestra si intravedeva una piazzola al centro della caserma. Alcuni soldati stavano caricando delle casse di legno sopra dei grossi camion verdi. Una cassa scivolò dalla presa di due uomini, cadendo a terra. Un sergente si avvicinò sbraitando qualcosa, furioso. Potrei essere nella stessa situazione, tra poco pensò. Intanto i camion carichi partivano, e altri vuoti arrivavano fermandosi nello stesso punto.
Uscì dal suo ufficio e ripercorse il tratto di corridoio fino alle scale. Si aspettava che da dietro l’angolo uscisse qualcuno – chissà, forse il signor Donovan, e questa volta l’avrebbe salutata. Arrivò alle scale senza incontrare nessuno.
Scese i gradini prestando attenzione a non inciampare, e il fatto che fossero di marmo nero non aiutava, la sera quando il crepuscolo sembrava voler togliere colore a qualsiasi cosa. Passò davanti alle finestre che davano sul parco. Non vide il vecchio, ma le anatre galleggiavano sulla superficie dello stagno, ora rossa come il fuoco.
Superò l’ufficio acquisti e la reception senza che l’impiegata si voltasse a guardarla. In fondo al corridoio un’altra rampa di scale portava a un piano inferiore. Subito dopo le scale, sulla sinistra c’era la porta dell’ufficio di Ullmann. Una porta nera, e in alto e al centro di essa una targhetta con scritto DIREZIONE luccicava riflettendo gli ultimi bagliori del sole.
Mina indugiò qualche istante davanti alla soglia, tentando di raccogliere tutto il coraggio che poteva trovare in sé in quel momento. Perché mai dovrei avere paura, si chiese senza capirne il perché. Poi notò che effettivamente era inquieta, ma non per l’imminente incontro con il direttore Ullmann. Mi sento come se stia per succedere qualcosa di brutto.
Bussò alla porta tre volte, e le nocche produssero un suono pieno e parsimonioso, diverso dallo schiocco – secco e quasi acuto – che si poteva udire bussando alle altre porte del palazzo.
“Avanti” giunse ovattata la voce di Ullmann. Mina aprì la porta e varcò la soglia.
“Eccomi, direttore.”
“Prego, si sieda ” disse Ullmann.
Mina prese posto su una delle sedie imbottite davanti alla scrivania cosparsa di carte e vecchie copie di giornali. Su quella più in alto sulla pila – forse più recente la più recente, forse di quel giorno – in prima due uomini in giacca e cravatta nell’atto di stringersi la mano. Sullo sfondo bandiere rosse. Avrebbe dovuto essere un momento amichevole, nei loro occhi però c’era il gelo. Rabbrividì, quando il direttore richiamò la sua attenzione con un grugnito.
Ullmann teneva tra le mani un fascicolo, sfogliando le pagine una a una per intuirne velocemente il contenuto.
“Ecco qua” disse, e girò la pagina del fascicolo di modo che Mina potesse leggere.
“Si?” disse Mina. Non le sembrava di riconoscere quel fascicolo, e non sapeva dove leggere per capirne il contenuto, tra tutte quelle parole scritte in piccolo.
“Vuole dirmi che non nota niente di strano?” chiese Ullmann un po’ seccato.
Mina si sforzò di trovare il problema in quei fogli, ma gli riusciva così difficile. Sentì il calore avvamparli in volto mentre tentò di leggere a partire dalla prima riga.
Sto arrossendo, che figuraccia… pensò, quando si accorse di aver perso il segno. I suoi occhi scattarono in alto e in basso, a destra e a sinistra in cerca del punto in cui aveva mollato la lettura. Poi, quasi per caso, lo sguardo cadde in basso a sinistra. In fondo al foglio era riportato il nome di chi aveva compilato il fascicolo.
“Allora?” disse Ullmann alzando la voce.
“Signore…” attaccò Mina, indugiando. Voleva essere sicura che il nome riportato su quella pagina fosse Pamela Jacobs, e non Mina Parker.
“Sì?” chiese Ullmann, avvicinandosi.
“Qui c’è scritto Pamela. Pamela Jacobs.”
Ullmann fissava Mina. I suoi occhietti sul volto pelato esprimevano a metà stupore, a metà dicevano mi prendi in giro?
“E non sei tu?” disse drizzando la schiena.
Mina deglutì. Per un istante persino lei dubitò di chi fosse. “Io sono Mina Parker” disse infine.
“Signor direttore” aggiunse.
Ad arrossire stavolta era Ullmann. Dovrebbe allentare quella cravatta… forse non respira pensò Mina, e dovette sforzarsi per non farsi sfuggire un risolino. Ullmann afferrò il fascicolo, strappandolo quasi dalle mani di Mina e stropicciandone alcune pagine, e guardò da vicino sistemandosi gli occhiali sul naso. “Pamela Jacobs” lesse lentamente. “Tu invece… ti chiami Mina?” disse alzando lo sguardo su di lei.
“Mina Parker” annuì lei.
“Beh…” brontolò Ullmann. Cercò di dire qualcos’altro – forse voleva giustificarsi -, poi concluse con: “Mi dispiace di averle fatto perdere del tempo. Può andare a casa” disse. “Il suo turno finisce alle sei e mezzo, immagino?”
“Sì, Signore” rispose Mina.
“Bene” disse Ullmann. Da quando aveva letto il nome in fondo al foglio non l’aveva più guardata negli occhi.
Mina si alzò. Raccolse la borsetta e fece per salutare Ullmann, quando questo parlò.
“Mina… il suo ufficio… dove sarebbe?”
“Al settimo piano. In fondo al corridoio. Amministrazione del materiale da ufficio.”
“Ah, ma certo” disse. “Materiale da ufficio” aggiunse, come se fosse distante.
Mina annuì con un cenno del capo, abbozzando un sorriso. “Arrivederci Signor Ullmann.”
“Arrivederci” disse lui, e tornò al fascicolo.
Mina uscì dalla porta che il corridoio era quasi buio, e lo percorse senza accendere le luci. Vedrò fin troppa luce domani pensò, mettono sole.
La receptionist era tornata a casa, quindi nessuno la salutò mentre usciva.
Serie: The place
- Episodio 1: Fogli di carta
- Episodio 2: Identità
- Episodio 3: Il resto è mancia
- Episodio 4: Com’è la guerra?
- Episodio 5: Vera
- Episodio 6: Per l’ultima volta
- Episodio 7: Fine?
- Episodio 8: Sei giorni dopo
- Episodio 9: Marmellata di arance
Ciao Nicola! C’è questa atmosfera sospesa, da film di Shyamalan, che mi piace tantissimo. Fuori qualcosa sta accadendo, una minaccia molto concreta e (forse) fantascientifica, mentre all’interno del palazzo si respira un’aria kafkiana di uffici, burocrazia, scambi di identità, e alienazione impiegatizia. Tutto molto cinematografico👏🏻
Anche questo episodio ti tiene incollato allo schermo. Le descrizioni sono molto immersive e stai caratterizzando bene il personaggio di Mina. Bravo 👏
Felice di leggere queste tue parole. Grazie!
Amo il fatto che le scene siano intervallate dai brevi pensieri di Mina; rimane un ottimo inizio, ora non posso fare altro che leggere i prossimi episodi
Bello, bello. bello. Dialogo gestito con padronanza e sottile ironia. Belli i pensieri di Mina, le sue osservazioni. Bravo!
Esatto, questo capitolo doveva avere una nota di ironia, attraverso la sbadataggine del direttore 😉
Ho letto i due episodi insieme, e la cosa che più ha attirato la mia attenzione sono i pensieri di Mina. Ciò che pensa del mondo e ciò che dice a sé stessa. Un alone di mistero permea l’intero racconto, leggiamo come sospesi, in attesa. Ottimo inizio, bravo.
Chi è davvero questa Mina? Comincio a sospettare una sua doppia identità! Molto interessante. Aspetto il prossimo episodio.
Ho letto i primi due episodi di questa serie ed è tutto avvolto dal mistero. Le continue descrizioni di quello che si vede fuori dalla finestra e del corridoio, quello scambio di persona e perfino la foto nel giornale secondo me sono tutti indizi di qualcosa che sta per accadere. Dove si va?
@biro Ciao Francesco, mi fa piacere leggere un tuo commento 😉
Ammetto di essermi divertito a nascondere qualche indizio qua e là, e ti confermo che qualcosa accadrà tra poco!