
Il bombardamento
Fumava, sbavava, stringeva la cloche e con occhi spiritati fissava le nuvole nel buio della notte. «Quanto manca? Dove siamo?».
Il navigatore rispondeva in tono quieto. «Mancano pochi minuti e siamo sull’obiettivo, sir».
«Benissimo». Era entusiasta. «Adesso gliela facciamo vedere ai crucchi».
Maggiore della Royal Air Force John Conan Simmons, scuola di volo in India, asso dell’Africa, aveva combattuto i giapponesi e ora doveva bombardare la Germania.
L’Avro 683 Lancaster era un uccellaccio del malaugurio, intorno gli altri Lancaster decollati dai campi francesi erano delle cicogne cariche di ordigni di cui si notavano a stento le sagome.
Il navigatore guardò il comandante pilota. «Ancora poco… Ancora poco…».
«Ottimo! Forza, diamoci una mossa, devo svuotare l’intestino».
Qualcuno rise.
«Ecco, ci siamo» segnalò il navigatore.
«Ottimo» ripeté. «Com’è che si dice? Krankenhaus? Be’, i malati tedeschi capiranno cosa vuol dire averci dichiarato guerra».
L’equipaggio intero di sei persone a parte il maggiore Simmons fu percorso da una scossa elettrica. «Un ospedale?» domandò il navigatore.
«Esatto, dobbiamo bombardare un ospedale. Si chiama bombardamento terroristico e non temete, non vi succederà nulla: i caccia intercettori di Hitler non hanno carburante, la contraerea non è efficace, ce la faremo».
«Gli ordini dicevano di colpire un deposito di munizioni» osservò il navigatore.
«No, dobbiamo bombardare un ospedale, ed è quel che è giusto» insisté Simmons.
Tutti si scambiarono delle occhiate smarrite.
Il navigatore esplose: «Io non intendo uccidere delle persone inermi».
«Neanch’io».
«E neppure io».
A quanto pareva, tutti erano della stessa idea.
Simmons era spregevole. «Avete fatto notare il vostro dissenso e il Regno Unito di Gran Bretagna e Nord Irlanda è una democrazia, ma qui a bordo comando io e si fa come dico, chiaro? Adesso state zitti, mettetevi ai posti di combattimento e non disobbedite, sennò può succedervi qualcosa…».
Non lo ascoltarono.
«Torniamo indietro».
«Non si fa nessun bombardamento terroristico».
«Lasciamo stare questa missione».
«Allora non avete capito, eh? Sono io che piloto il Lancaster e…».
Il navigatore partì all’attacco: lo strappò dalla cloche e l’aeroplano incominciò a precipitare.
«Idioti, che volete fare?».
Sarebbero morti, ma sempre meglio che macchiarsi della morte di nemici inermi, il navigatore ne era convinto.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Per quanto combattute da uomini coscienziosi, i civili sono i primi a perdere le guerre: da qualsiasi parte.
Grazie! Se non ricordo male il racconto è liberamente ispirato a “Memphis Belle”, un film del 1990
Molto bello, poi, il finale
Grazie!
“«Ottimo! Forza, diamoci una mossa, devo svuotare l’intestino».”
Mi piace molto l’umorismo che spesso usi nei tuoi racconti, “infilandolo” in mezzo alle situazioni drammatiche.
Già, cerco sempre di stemperare la tensione! Grazie del tuo commento
Wow! Bello. Un racconto di guerra che fa bene al cuore. Bravi i nostri eroi che sono pronti a sacrificare la propria vita pur di non uccidere gli inermi. E bravo tu, Kenji, che sai scrivere sempre molto bene.
Grazie! Non sai che fatica arrivare a questi livelli, ma posso ancora elevarmi
“Sarebbero morti, ma sempre meglio che macchiarsi della morte di nemici inermi, il navigatore ne era convinto.”
Molto interessante questo tuo racconto. Questa frase è veramente molto bella e perfetta per una conclusione!
Grazie per avermi letto! Se non ricordo male il racconto è ispirato a “Memphis Belle”, un film del 1990