Il cambiamento

Serie: Appena sotto la caviglia


La strada della nostra città, di me e di lui, di quella che ormai potevo definire anche un po’ la mia città, mi accoglieva sconosciuta e fedele alla stessa maniera.

Mancavo da qualche tempo, e la distanza nel mezzo si faceva sentire pesante e univoca, ma era anche come se alcune cose non fossero mai cambiate davvero. Nonostante tutto anche io non mi sentivo cambiata a tal punto da sentirmi di nuovo straniera in quei muri di memoria, dove ora gettavo in aria la mia mano sinistra, ornata di un anello grande a turchese, carico di primavera e cambiamenti, verso la collega che mi stava raggiungendo in quella stessa strada in cui ero vicina e lontana in egual modo.

Mi venne incontrò allegra e mi baciò, e nello stesso istante un uomo parecchio alto ci passò accanto con una camminata veloce. Sembrava volesse guardarci, ma senza farsi notare. Io per quanto lo riconoscessi, lo lasciai andare con quel suo andamento veloce per la strada, e l’andatura lenta nei miei ricordi.

Pensai solo un attimo ai suoi occhi, gli istanti sovrapposti di noi singoli, poi uniti e di nuovo spezzati, due metà nel mondo che si erano cercate e amate, fino a preferire di odiarsi piuttosto che restarsi accanto con la paura che nulla più sarebbe bastato al nome che avevamo dato all’amore.

Pronunciare quel nome o evocare il suo era inutile, di tutto i sensi l’udito era l’ultimo a richiamare i ricordi all’interno del cuore, bastava il riflesso dei suoi capelli nel sole, gli occhiali portati su un punto esatto del naso, il profumo della sigaretta del suo tabacco, la lunga distanza fra la sua spalla e il suo braccio.

Questo bastava, un frammento minuscolo di immagine nello spazio di un secondo per rievocare quel dolce tempo che era stato nostro.

“Ma hai visto quello? Ti ha fissato in modo strano, ma lo conosci?”

Strizzai le guance in un sorriso. Mi chiesi quanto si potesse conoscere una persona con cui si era convissuto per quattro, lunghi, indecifrabili anni.

Un volantino del circo appena arrivato in città mi si attaccò al piede, appena sotto la caviglia.

“No, non lo conosco.”

Dire a lei che non lo conoscevo equivaleva a dire che in realtà lo conoscevo fin troppo bene.

Spostai il volantino del piede, chiedendomi dove fosse lui, ora che non era più in quella strada.

Sentii il mio cuore, e non era lì. Non nella pancia, non nella gola, né in un bacio.

Lui era lì, appena sotto la caviglia. Appena sotto a me. 

Serie: Appena sotto la caviglia


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni