Ora VII – Il Canto dell’Ultimo Re

Serie: SID


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Alarte, ora la tua pallida anima è un campo di forze in guerra. Pensavi davvero di essere speciale allo sguardo del tuo padrone, il Signore dei Cento Milioni di Anni? Pensavi che la sua smisurata sapienza potesse sollevarti dalla sorte che divora le carni d'ogni creatura mortale?

Mia cara Halima,

Non puoi saperlo ancora, ma dal tuo Manoscritto il polline d’un antico potere sciamanico si spande nella Grande Sapienza che tutto avvolge e tutto crea. Il Duca mi ha liberato dal Fiore Rosso al solo scopo di depredarti di questo potere. Il suo intento è anche il suo errore, mia Herve, ciò ti sembrerà strano pensando a un Demiurgo, la cui mente che intesse il cosmo. Non ho idea alcuna se questo Nume sia o meno consapevole del suo sbaglio né dei motivi che lo hanno spinto ad arrischiarvisi, nel caso in cui ne fosse cosciente. Rivelandoti come il Signore dei Cento Milioni di Anni mi richiamò a sé, sono divenuto uno spettro più denso ai tuoi occhi, poiché la verità si denuda, raccontandosi.  Non si tratta di un’interpretazione dei tuoi sensi, la tua Vista adesso è chiara e libera dai gangli della percezione. 

 Un ectoplasma formato dal coagulo di molti spettri, fra i quali il mio; ecco  in cosa mi ha trasmutato il mio padrone: un’entità collettiva sua schiava, che si trascina di sepolcro in sepolcro, raccogliendo le confessioni dei suoi prigionieri. Il suo scriba degli inferi. Ma non temere, questi spettri che si incollano l’uno nell’altro sono per lo più ridotti all’idiozia, larve antiche cui il tempo ha tarlato memorie, ragione e ogni nobile essenza di loro stesse. Le loro facoltà migliori, con l’andare degli anni si sono sempre più spente, ora non rimangono che tenui ricordi di impulsi basali; si tratta per lo più di scariche sensorie primitive, come fame, ira, frenesie sessuali ferine, territorialità, nulla di più. Fra loro, la mia, è l’anima più giovane che il Duca con la quale il Duca s’è accoppiato, perciò ancora godo del piacere che ha provato giacendovi. Ma quando la scia di quella sensazione si dissiperà, non rimarrà altro che quel grumo di impulsi. Il Sovrano Giallo ne troverà un’altra di anima, da concupire e lasciar poi cadere in questo pozzo di morte. Quella sarà la nostra nuova mente, che sposterà lo spetto di loculo in loculo, scrivendo le confessioni dei disgraziati ivi reclusi. Mi sono affrettato a raccontarti tutto quello che dovevo, perché il tempo mi sta divorando le possibilità. Ora non rimane che una tua domanda da soddisfare. Perché non ti consegno subito al Duca? Perché non è una trappola ciò che stai guardando?

Oscillando nel vapor di scienza
Fanghi sobbollono di zolfo
Negli intestini dell’invisibile.
Specchi spaccati in pezzi
Tempestano dalle soffitte
travisate come cieli,
mentr’egli la sua venuta
al mondo mette in scena
[…]
Ecco la realtà denudata
Dalle ampolle del verbo,
D’istanti caduti s’apre vasto il cimitero.

[da: ll  Manuale Nero di Alarte]

Ascoltami, giovane Halima. Uccidendo Akiwea il Duca non ha contemplato le conseguenze di ciò che faceva. Il Signore dei Tempi non è onnisciente; sua è una grande ignoranza riguardo le mappe degli eventi che si dilungano oltre le probabilità. Quella del Signore dei Cento Milioni di Anni è la Mente Millenaria, ma è definibile entro dei bordi, pur indistinguibili dall’infinito per una mente mortale. Akiwea, morendo ha varcato il limite della sua percezione, abolendola. Se mi stai ascoltando con attenzione, mia cara Herve avrai intuito che a parlarti non è il patetico spettro ingobbito dal peso del Duca sulle sue spalle. Tu conosci il crisma di Ciò Che è Se Stesso Per Se Stesso: come l’acqua scorre ovunque e non si lamenta se gocciola in una pozza maleodorante o in uno stagno zeppo di batteri. L’acqua evapora e si cristallizza nelle nubi. Colpita dalla luce, una parte di nuvole si disperde nei cieli, sfuggendo alle forze gravitazionali e  diviene la lunga chioma delle meteore; mentre un’altra ritorna liquida, si sparge sulla terra e tutto affoga, perché tutto ricominci.

Ti vedo, mia Herve, e riconosco come tu abbia compreso la fonte della voce che stai ascoltando. In te hanno dimora Loro, le Antiche. Tu non le conosci, ancora. Le Regine Combattenti, Ere che hanno combattuto contro il Tempo del Signore Giallo. Sei una Fondazione ancora in boccio e non puoi sentirne l’aroma che aleggia nella tua anima, ma io odo i loro Inni e con essi mi carezza lo spirito uno zefiro segreto.

Il Duca non perde i suoi minuti, e poiché ci ha sentiti, invierà addosso di noi legioni di Tormenti; mi farò a queste  pastura, illudendo i suoi sensi, e svanirò alla tua Visione; ma non temere di perdermi, perché gli esiti che vado a consumare nel Duca devono rimanerti segreti per proteggere la nascita della Fondazione in te. Per questo, mia adorata anima, mi dimenticherai sino al momento in cui sorgerai come L’Ultima Regina. Akiwea cadde sotto il Signore del Tempo, ma la madre di questi, la SID, non ha la saggezza di prevedere i destini delle sue creature, essi sfuggono persino a Dei più vecchi di lei. La sua arroganza la illude di possedere la luce di ogni mistero. Abbi cura di te, completa il tuo addestramento dando vita al tuo Manoscritto, sarà il solco in cui interrare il seme della nostra libertà e da esso la Fondazione sboccerà in un profumo velenoso per l’Impero Giallo. L’Ultima Regina completerà l’opera dell’Ultimo Re.

Akiwea

Serie: SID


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Discussioni

  1. Gli dèi possono morire? Più probabile che la loro essenza muti, in una certa misura diventi ombra: parte del tutto. Così per Akiwea, che si promise ad Halima, e ottiene il suo scopo giungendo a lei tramite Alarte. Tutto ciò mi ricorda come dentro di noi risiedano possibilità e potenzialità sconfinate, salvifiche e annientatrici al tempo stesso.

  2. Un lascito molto suggestivo, mi piace tantissimo lo stile dei tuoi racconti, il saggio uso delle parole, potenti ed evocative, sono colpito come sempre dalla complessità del tuo mondo e veramente ammirato dall’intensità della trama

  3. In questo brano le parole oscillano in equilibrio tra metafore poetiche e sentenze autoritarie. Ciò che mi rimane è la sensazione del potere che ne dai. Una voce saggia. Il racconto parla di qualcuno che deve prepararsi a un viaggio. Spesso è possibile sentire i saggi prima di un viaggio. Un saggio ha una cadenza confesssionale ma è autoritario nelle sue parole, può indicare la via ma è Herve a decidere dove far sostare il suo sguardo. Quel Fiore Rosso, quegli spettri densi, sopratutto all’ultimo quando parli del Duca che potrebbe inviare delle legioni di tormenti, mi è rivenuto in mente quel verso dei CCCp: “Verranno al contrattacco con elmi e arme nuove.” Mi pare che il brano si chiamasse Curami, Giovanni Lindo Ferretti ha uno sguardo sciamanico, simile al tuo anche se profetico. Sento il sapore del romanzo “Barbarie”, un romanzo molto breve e conciso, che ci ho messo molto a leggerlo perchè dovevo spesso elaborare le sentenze poetico-metaforiche che via via si paventavano durante il cammino di lettura. Fiore rosso mi ha fatto soffermare. Ho pensato. Spettron denso… anche lì ho pensato.

    1. Ciao David e Buon Anno. Penso che tu abbia colto la vibrazione che sostiene il testo. Infatti l’incontro con il Saggio è una figura-chiave di molti passaggi iniziatici. Il Saggio interiore, la parte più anziana dell’anima che si è rifugiata nei misteri inaccessibili della tua psiche (il tu è solo esemplificativo, non personale) e per ascoltarla devi inoltrarti dentro te stesso, strato dopo strato e “Peeling of the Layer” è il soundtrack di Fortitude, potrebbe accompagnare il nostro discorso, adesso. I tuoi consigli di lettura e di musica sono ottimi e graditi, cercherò subito quei titoli. Grazie di cuore per il generoso dispendio di tempo nel tuo commento.

  4. Il testamento spirituale di Alarte, se così si può dire, sta giungendo a conclusione. Usato e consumato dal Duca Giallo, c’è però qualcosa nel suo spirito residuo che ad esso ancora si oppone, che (consapevolmente? Inconsapevolmente?) Serve gli scopi di Akiwea. Attendo qualcosa di grande quando Herve si “risveglierà”. I meglio, quando si risveglierà ciò che giace sopito in lei.

    1. Sì, Alarte dovrà sottrarsi al tormento della morte in cui l’ha relegato il suo padrone per entrare in misericordioso riposo. Non manca molto. Probabilmente il prossimo appuntamento è la fine della prima stagione. Grazie di cuore, Sergio.