Il cappuccio vermiglio

Serie: La vendetta delle Ombre

  • Episodio 1: Il cappuccio vermiglio

– Le ombre si allungano. Le ombre si accorciano. Le ombre si spaccano in due se fissi un muro davanti a te. Ma se non le soggioghi sotto i tuoi piedi, scappano e si vendicano –

***

La candela cominciava a consumarsi, lo stoppino tremolante stava per annegare nella crema calda della cera sul piattino, per cui presto la camera sarebbe stata avvolta nell’ombra. Bisognava risparmiare e andava usato tutto fino all’osso.

Le giornate si susseguivano in un loop temporale, senza emozioni: il sole sorgeva e tramontava senza che ci fossero differenze tra un giorno e l’altro.

Ada stava passando la fine della giornata sdraiata stancamente al contrario sul letto, con la gamba sinistra piegata e il piede appoggiato al cuscino duro e pieno di bozzi; mentre l’altra gamba sfiorava il materasso e il piede quasi toccava a terra. I capelli corvini, mal tagliati e stopposi, le incorniciavano il viso e, come i tentacoli di una medusa, erano sparpagliati sulle lenzuola lise e mai stirate.

Era ipnotizzata nel guardare i giochi di ombre che la luce della candela proiettava sul soffitto, in attesa che il buio abbracciasse il suo scheletrico corpo.

***

I genitori di Ada erano delle persone insignificanti per la società, mai presenti per nessuno: anche se lavoravano e spesso erano assenti da casa, sembrava odiassero qualsiasi contatto umano. Invisibili per tutti, vivevano per sopravvivere.

Per questo motivo avevano lottato duramente con la figlia per educarla in casa, non comprendendo che una ragazza sedicenne cerca più dell’istruzione fine a se stessa.

Così Ada passava le tristi giornate all’interno della sua casa, respirando l’aria malsana e stantia di una vita da reclusa. Era il papà, scialbo maestro di paese, che nel pomeriggio le impartiva le lezioni con i libri più logori che il luogo potesse offrire, ma costavano poco e quindi andava bene così.

***

Della loro famiglia si sapeva solo che le era rimasta una nonna materna, che abitava in un rudere nel bosco e che, a confronto, la loro misera casa in pietra fuori dai confini del paese, sembrava una reggia. L’unica distrazione per la ragazza era quella di andare ogni tanto a trovare la nonna, giusto per vedere se ancora respirava e portarle qualcosa di fatto in casa.

***

Ada si ricordava ancora quando la vita a casa sua aveva una certa normalità e la nonna viveva insieme a loro dopo le morte del marito. Ma le liti tra lei e la figlia erano sempre molto molto accese e ormai quasi ogni giorno c’era una discussione. L’atmosfera familiare, già precaria per le incompatibilità di carattere, stava logorando tutti.

Così la nonna indispettita dall’ultimo litigio, mise i suoi pochi vestiti nella sua vecchia valigia di cartone e, sbattendo la porta dietro di sé, si fece accompagnare al vecchio rudere di famiglia. Nessuno ci aveva più abitato dopo la morte del nonno e le condizioni della casa erano veramente pietose. Il muschio che cresceva lungo i muri e che in alcune zone si era appropriato di alcune stanze le cui finestre presentavano buchi dovuti a sassate dei vandali della zona.

Sulla moquette sbiadita si potevano notare grosse macchie di vino ormai brunito dal tempo, simbolo di un modo di vivere poco decoroso. Carta da parati staccata dai muri a causa della muffa che imperava nelle stanze.

Da quando la nonna si era trasferita però la situazione pareva migliorata, almeno nell’estetica della casa. La nipote all’inizio la andava a trovare spesso aiutando l’anziana donna a rimettere in sesto il rudere e tutti i frammenti di una vita andata in pezzi dopo il lutto.

***

Lentamente le visite si diradarono perché un giorno, mentre si avvicinava alla casa, vide che lì intorno stava gironzolando un lupo. Spaventata pian piano entrò in casa facendo presente alla nonna il pericolo che stava correndo. Ma il lupo con uno sguardo quasi di soddisfazione le passò accanto, sfiorandole il vestito, e andò ad accucciarsi ai piedi della nonna, che sferruzzava vivacemente sulla poltrona.

La scena era raccapricciante: la nonna accarezzava il lupo come fosse un piccolo cucciolo di cane in cerca di coccole e di una ciotola di acqua fresca; ed è lì che Ada capì che la nonna era andata fuori di testa.

Più volte aveva tentato di spiegarle che l’istinto del lupo prevale su qualsiasi cosa gli potesse venire offerto: un osso con carne succulenta non avrebbe mai addomesticato la sua natura selvaggia. Ma la nonna con un tenero gesto della mano e un sorriso beota, chiese alla nipote di uscire e che lei se la sarebbe cavata con il suo nuovo amico.

***

L’inverno era lungo da passare in mezzo ai boschi, il freddo veniva amplificato dall’umidità trasportata dagli alberi sempreverdi. Il vento, che si incanalava attraverso i tronchi, trasportava fiocchi di neve che potevano sembrare gelide punture.

Il lupo era stremato, ormai dopo aver provato il caldo della casa, trovarsi in una cuccia malandata, senza alcuna protezione dal freddo, lo aveva reso folle.

***

Un’altra bufera era in arrivo e il cielo plumbeo minacciava cattivo tempo per tutta la giornata, rombando e scagliando ovunque lampi di avvertimento.

L’odore del bosco era ovunque, invadeva le case ed era arrivato anche da Ada che, attraverso la finestra sporca di ditate, lo osservava con occhi duri.

Sentiva che qualcosa non andava. Indossò il suo impermeabile scarlatto, tirando su il cappuccio in modo da non rovinare con il vento i suoi già malmessi capelli, si abbottonò bene, prese un cestino dove mettere coperte e cibo per la nonna, e uscì.

La solita strada oggi le sarebbe sembrata più lunga del solito, così decise di intraprendere la scorciatoia, che sapeva ricca di insidie. Le bacche rosso vermiglio, forse presagio di sventura, le macchiarono il viso e le mani mentre cercava di aprirsi un varco fra i rovi.

***

Il lupo aprì la porta con violenza e, con un’andatura felpata e selvaggia, entrò nella camera da letto della nonna che, nel dormiveglia, non aveva percepito il pericolo incombente su di lei.

La guardò con odio e le saltò addosso cominciando a morderla su qualsiasi lembo di pelle scoperta trovasse, senza pietà, con gli occhi venati di sangue.

Le urla attirarono l’attenzione di un guardiacaccia, che stava facendo la ronda in quella zona; il giovane uomo cominciò a correre verso la casa, sperando di poter soccorrere chiunque in quel momento stava rantolando in cerca di salvezza. Trovò la porta socchiusa e salì i gradini a due a due, imbracciando saldamente il suo fucile, pronto a diventare un assassino, se necessario.

La scena che gli si parò davanti era al limite del surreale. La donna a terra lorda di sangue, e sicuramente aveva cercato di scappare: strisce di sangue, impronte di mani sbavate di rosso su ogni mobile delle vicinanze, la camicia da notte inzuppata, la carotide tranciata dove, per sicurezza, il guardiacaccia aveva messo le dita per accertarne il decesso.

Ma il protagonista indiscusso di questa apocalisse era il lupo: lo aveva trovato sul letto, come se nulla fosse accaduto, sotto le lenzuola della nonna, a leccarsi, con una calma agghiacciante, il pelo e le zampe.

Il guardiacaccia mise il colpo in canna e il rumore fece girare il lupo di soprassalto: i due si scrutarono per un tempo che parve infinito.

Chi si sarebbe salvato? Chi sarebbe stato un assassino per sempre?

Il fucile poteva incepparsi e il lupo avrebbe avuto doppia razione di carne quella sera.

Il fucile avrebbe sparato il suo colpo e il lupo avrebbe finito di abitare in una casa che non era la sua.

***

Ada sentì un colpo e capì subito che non proveniva dai tormenti del cielo che la sovrastava. Il suono era troppo netto e il cuore per un momento smise di battere, quasi per dedicare un minuto di silenzio per ciò che presto avrebbe visto.

Ebbe una reazione che le sembrò estranea: cominciò a camminare lentamente raggiungendo la casa della nonna, eppure sentiva qualcosa di diverso in lei. Era l’ombra di un sentimento più vicino alla morbosa curiosità che la spingeva ad entrare per vedere cosa fosse successo, piuttosto che all’amore di una nipote.

Si appoggiò allo stipite, ansimando, angosciata con gli occhi sgranati dal terrore. Dietro di lei la sua ombra era sparita, il buio non permetteva di vedere niente.

Quando arrivò in cima alle scale, la assalì un odore acre di sangue e pelo di cane bagnato che quasi la fece dare di stomaco.

Il ragazzo aveva da poco abbassato l’arma che aveva sventrato il lupo assassino e si girò verso di lei con uno sguardo freddo di chi ha superato il punto di non ritorno.

Lei ricambiò lo sguardo, abbozzando un amaro sorriso, il cuore batteva ora in modo diverso, come per anni non era accaduto, non era più spenta.

Senza sapere come e perché, le loro dita di intrecciarono, voltarono le spalle alla casa degli orrori e si persero nel bosco, inghiottiti dal nulla, complice il buio.

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Responses

  1. Ciao Isabella, come hai già capito ho letto tempo fa il racconto, ma trovo il tempo di commentarlo solo ora. Questa tua serie si preannuncia “forte”, conoscendo il tuo stile di scrittura e la tua estrema empatia verso il mondo femminile attendo protagoniste forti ed intriganti 😀

    1. Ciao Micol,
      in effetti il mondo dark è quello dove mi sento più a mio agio, pur esplorando anche altri generi. Queste ragazze e donne saranno toste davvero e senza pietà 😈… 😁 Alla prossima

  2. Ciao Isabella, molto interessante la tua rivisitazione horror di Cappuccetto Rosso. Belli li spunti della sua vita da reclusa, dell’allontana della vecchia nonna ormai pazza e di questo amore che sboccia con presupposti folli. Vediamo che succederà 👏

    1. Ciao Virginia,
      ti ringrazio per l’apprezzamento. In questa serie rivisiterò le favole più famose in versione dark. È un progetto su cui sto lavorando da un po’. 😊

    2. mi associo al commento di Virgina: nello spazio limitato di un racconto, hai comunque creato un personaggio interessante e con un suo spessore.
      Ed il progetto che hai in mente, la rilettura dark delle fiabe classiche, è intrigante! seguo! 🙂