
Il cielo cova la neve
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
- Episodio 1: Salsa barbecue? (1)
- Episodio 2: Salsa barbecue! (2)
- Episodio 3: Gelatina (1)
- Episodio 4: Gelatina (2)
- Episodio 5: Gelatina (3)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Alle ventitré di sera del 24 dicembre, l’ospedale di Castel Virgilio era praticamente deserto. Fuori il freddo era anomalo e la sciarpa era passata di moda, e in pochi sarebbero accorsi per farsi visitare.
“Tieni, Mario” disse porgendogli la borsetta. Estrasse dal portafoglio la tessera sanitaria e la passò al receptionist.
“È scaduta” disse quello, seccato.
“Impossibile” rispose fermamente Irma, posando il portafoglio sul ripiano di fronte al vetro. “Guardi meglio.”
L’uomo prese la tessera e la spiaccicò contro il vetro. “Legga la data, signora.”
Irma era scioccata, ma lesse lo stesso: “dodici – dicembre – duemila ventitré.”
A quel punto il marito, che se ne era stato in disparte a osservare la scena, decise di intromettersi: “Senta, signore, non mi sembra il caso -”
“E che giorno è oggi, signora?”
Mario restò ammutolito. Irma indugiò un attimo, prima di realizzare che era la sera della vigilia di natale.
“Dammi qua” disse al marito, il quale le passò la borsa guardando con aria grave il ragazzo dietro al vetro, che ora stava scrollando il cellulare.
“Che sbadata… e pensare che mi era anche arrivata per posta. Eccola qua.”
Il ragazzo afferrò la tessera che era ancora nelle mani di Irma e la strisciò per il banco prima di leggerne la facciata. Batté alcuni tasti sulla tastiera del computer e stampò un foglio.
“La sala d’attesa è da quell-”
“Lo so dov’è la sala d’attesa” rispose lei e gli diede le spalle incamminandosi verso le file di poltroncine. Mario lanciò un ultimo sguardo indignato e si voltò anche lui seguendo la moglie. Il receptionist tornò a fissare lo schermo del cellulare.
Presero posto nella fila centrale di poltroncine, nel punto in cui di fronte c’era una finestra che dava sul cortile. A Irma piaceva guardare fuori quando era inverno, lo faceva da quando era una bambina.
Mario non si sedette e anzi iniziò a gironzolare per la sala con le mani unite dietro la schiena. Si fermò davanti alla bacheca e iniziò a leggere – ma forse guardava soltanto – gli annunci e le circolari affisse. Lo stanzone era silenzioso, e gli unici rumori erano gli sporadici scricchiolii della sedia del receptionist quando questo cambiava posizione di seduta, il ronzio delle lampade al neon e un suono di scarpine che picchiavano contro il metallo delle poltrone.
Irma si voltò, incuriosita. All’angolo della stanza, accanto al portone che portava agli ambulatori e da cui solitamente uscivano i medici per chiamare i pazienti al loro turno, era seduta una bambina che avrebbe potuto avere al massimo sei anni.
La fanciulla notò che Irma la stava guardando e smise di dondolare le gambine. Prese a mordicchiare l’indice della mano sinistra, e con la destra salutò Irma.
“Ciao, bambina.”
“Salve, Signora.”
“Che gentile che sei” disse, poi si voltò scrutando lo stanzone vuoto. “Dove sono la mamma e il papà?” disse di nuovo rivolta alla bambina.
“La mia mamma è andata con i dottori. Il mio papà è andato via da casa. Non lo abbiamo più visto”
“Via da casa” ripeté Irma sommessamente, quasi distratta mentre fissava la piccola. Nel frattempo Mario si era voltato a guardare la scena, per poi tornare alla bacheca. Dopo un po’ si spostò alla finestra, guardando in alto. Il cielo cova la neve, pensava.
Irma trasalì quando una porta dall’altra parte della stanza si spalancò sbattendo contro il muro, e da essa sbucarono due infermieri. Attraversarono la sala d’attesa a passo spedito e quasi correndo. Arrivati al portone che collegava con le sale operatorie e agli ambulatori, spalancarono i battenti e scomparvero.
Mario si avvicinò e appoggiò una mano sui battenti, fermandone il dondolio sui cardini. Irma si alzò e andò a sedersi accanto alla bambina.
“Come ti chiami?”
“Martina.”
“Piacere Martina, io mi chiamo Irma. E lui è Mario, mio marito.”
Mario salutò con la mano e abbozzò un sorriso un po’ stentato. Non era mai stato un tipo scorbutico – anzi era ritenuto dai conoscenti un uomo particolarmente empatico -, eppure in quel momento appariva inquieto e non riusciva a distendersi come invece stava facendo Irma. Sfruttò l’ultimo spiraglio tra i battenti prima che si fermassero per rubare un’occhiata al corridoio.
“Non hai freddo, Martina?”
“Un po’. Siamo partiti in fretta da casa e l’ho dimenticato.”
Irma sul momento aveva pensato di chiedere al receptionist se non si potesse alzare il riscaldamento, ma dopo una breve riflessione concluse che si trattava di un’idea assurda. Si tolse la sciarpa e l’aprì poggiandola sulle spalle della bambina, a mo’ di scialle. Sulla piccola schiena sembrava una coperta. Martina si strinse nella sciarpa di lana.
“Grazie, signora Irma.”
“Non c’è di che, Martina.”
Irma cercò lo sguardo del marito, che stava cercando di scrutare al di là della porta. Gli sguardi si incrociarono, trasmettendosi inquietudine. Mario guardò l’orologio da polso: era passata un’ora e mezza da quando erano arrivati. Fuori, i primi fiocchi di neve iniziavano a volteggiare nell’aria fredda.
“Il tuo papà sa che la mamma non sta bene?” azzardò Irma. Mario ora seguiva la conversazione con una certa attenzione, pur non partecipandovi.
“Sì, lo sa.”
“E… sa anche che siete qui, all’ospedale?”
“No, non lo sa. E non dobbiamo dirglielo…” indugiò riflettendo, “perché la mamma dice che si preoccuperebbe.”
Irma non disse nulla. O meglio, trattenne le domande che avrebbe voluto porre. Scambiò un altro sguardo preoccupato con il marito. Fu in quel momento che Mario parlò per la prima volta da quando il receptionist lo aveva malamente interrotto.
“Martina, vuoi un the caldo?”
La bambina indugiò qualche istante. Poi disse: “Si. Grazie Signor… Mario.”
Mario sorrise, questa volta un sorriso davvero di cuore, e si allontanò verso i distributori automatici. Il ragazzo della reception uscì anche lui per prendersi una barretta di cioccolato. Non si guardarono. D’un tratto, la porta a due battenti si spalancò, e un medico corse per la sala d’attesa, entrando nella porta a fianco della reception. Ne uscì con dei pacchetti di garze e altre cianfrusaglie, per poi tornare indietro correndo come un matto e aprendo il portone con una spallata.
Irma iniziava ad essere molto inquieta. Mario guardava scioccato in direzione della porta, adocchiando di tanto in tanto la moglie. La bevanda era pronta e lui l’afferrò. Il bicchiere era piacevolmente caldo e avrebbe confortato Martina. Notò del movimento oltre gli oblò del portone. Alcuni medici – saranno stati sette o otto – stavano in piedi nel corridoio. Alcuni si tolsero il cappello, qualcuno di loro si portò le mani al viso, massaggiandosi il volto come per scaricare lo stress. Uno di loro – o così gli sembrò di vedere – aveva il camice verde pezzato di grossi aloni di colore rosso scuro. Un’infermiera aveva gli occhi lucidi.
Guardò fuori dalla finestra. La neve cadeva fittissima, come una pioggia di grossi batuffoli di cotone, e le aiuole erano già imbiancate. La mattina di Natale, il mondo si sarebbe svegliato nel silenzio ovattato. I bambini avrebbero giocato a fare i pupazzi e a tirarsi le palle di neve. E i papà avrebbero spaccato la legna per i camini.
E le mamme…
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
Bello questo primo episodio, molto coinvolgente, con un finale suggestivo che lascia intendere ma non svela. E bravo nel suscitare curiosità. Questa serie promette sviluppi molto interesanti.
Ciao Nicola, questo racconto mi piace per tanti motivi, rientra nelle mie corde, è scritto bene ed è raffigurato come doveva essere fatto. Per non parlare del finale, è tipico dei racconti. Le storie, secondo me, ed io lo faccio spesso, devono lasciare il gusto dell’interrogativo, del mistero, dell’infinito. Bravo.
Sono d’accordo con te!
Grazie davvero
Più che descritto, è dipinto. Bravissimo.
Grazie, Concetta! Mi fa piacere leggere il tuo commento, spero che tu possa apprezzare gli altri capitoli di questa antologia.
Arrivo in ritardo ma commento comunque questo bel raccontino, e facendoti i complimenti da parte di uno che ama le storie non completamente svelate.. cosa che hai replicato verso il finale dove i fatti, che accadono parallelamente ai dialoghi scritti molto bene, prendono per mano l’intuizione di chi legge e la lasciano addentrarsi in territori bui, tristi e purtroppo ancora attuali… Come ha notato qualcun altro, il contrasto fra il candore della neve, all’esterno, e il colore delle chiazze sui camici degli infermieri, all’interno, intensifica il significato della narrazione, in un certo senso. Un tipo di paura molto concreta, insomma, lasciata trapelare però solo debolmente, e supportata da un senso di disperazione solo sussurrato.. Complimenti, sono curioso di vedere cos’hai combinato con gli altri racconti della serie.
Ciao Gabriele! Grazie davvero per aver letto e apprezzato il racconto
““Non hai freddo, Martina?”“Un po’. Siamo partiti in fretta da casa e l’ho dimenticato.””
Non ho ben capito, a cosa si riferisce il “l’ho dimenticato” della bambina?
Al cappottino… dimenticanza mia!
Davvero particolare questa storia che hai raccontato così bene, con ricchezza di particolari e molta umanità. Fuori dalla finestra osserviamo la neve cadere e allora è come ascoltare tutto da un suono che ci giunge in lontananza. Molto bello.
Grazie Cristiana! In effetti l’ambientazione può fare la differenza, in una storia!
Di complimenti ne hai già ricevuti molti e non voglio ripeterli, li condivido tutti. Mi ha incuriosito la mia reazione alla fine della lettura: mi sarei aspettata tristezza e invece provavo un senso di pace. Forse la neve che hai inserito? Forse il fatto che marito e moglie sanno uscire dal loro cerchio e interessarsi ad altro? Forse la bambina così educata? Letto molto, molto volentieri.
Grazie Francesca per aver letto, mi fa davvero piacere che tu abbia apprezzato. In effetti in questo racconto avviene una tragedia, ma c’è anche una traccia di bontà, ovvero l’interessamento di Irma e Mario nei confronti della bambina. Forse è vero che c’è sempre del buono.
Interessante e particolare.
L’atmosfera, quasi normale, su cui viaggia il racconto quasi fino alla fine, si contrappone al finale, che viene, in parte, lasciato all’intuizione del lettore.
Bella strategia narrativa.
Grazie Giuseppe!
Il tuo racconto ha un’atmosfera molto coinvolgente e costruisce una tensione graduale con grande efficacia. L’ambientazione nell’ospedale durante la Vigilia di Natale, con il contrasto tra il freddo esterno e la quiete tesa dell’interno, cattura subito l’attenzione del lettore. L’interazione tra Irma, Mario e la bambina Martina è ben scritta e carica di implicazioni emotive, pur mantenendo una certa sobrietà narrativa.
Grazie Rocco, per essere passato di qui!
Mi fa piacere che tu abbia apprezzato 😉
Molto bello ed interessante questo inizio, Nicola!
Mi è piaciuto molto il contrasto che hai creato tra le scene caotiche (gli infermieri che fanno avanti e indietro, il decesso del paziente) con la tranquillità di una giornata in pieno inverno (i fiocchi di neve, il freddo).
Si avvicinano anche le festività natalizie, quindi è pure in tema. 😸
Tutto è calmo, fuori, ma dentro si scatena l’inferno!
Grazie per aver letto, mi fa piacere che ti sia piaciuto 😉
Bellissimo il finale, mi è piaciuto molto. Si respirano attesa e tensione durante tutto il racconto, per la neve, per ciò che sta succedendo nella sala a fianco, per il futuro della bimba li da sola. E poi il contratto tra l’immagine dei camici sporchi di sangue e la neve candida, il Natale. Mi hai messo I brividi. Ci dici cosa accade ma senza dirlo, molto bravo.
L’idea era proprio quella di creare un filo di tensione che percorresse tutto il racconto, dall’inizio alla fine, e mi fa piacere di esserci riuscito.
Questa raccolta, poi, è ispirata a un tipo di letteratura dell’orrore in cui questo romane presente, percepibile ma invisibile.
Grazie davvero!
Aspetto il proseguo di questa bellissima, quanto inquietante storia. Il tuo modo di scrivere semplice ma allo stesso tempo coinvolgente mi ha lasciato con il fiato sospeso fino alla fine. Complimenti. 🙂
Giglio, devo deluderti! Questo racconto è finito così, un po’ come quelli della Jackson (autore al quale mi sono peraltro ispirato nella scrittura di “Il cielo cova la neve”).
Tuttavia mi è già capitato di cambiare idea e proseguire testi che avevo considerati conclusi in un primo momento, per dargli un seguito… quindi chissà!
A ogni modo, grazie davvero per aver letto 😉
è stato un piacere 😉