Il collezionista di fiabe

Ho Stellina e il Grande Girotondo, Natale a tana rapalce e Inaspettate amicizie, le ho messe in una credenza e da lì le ammiro. Sono così belle, sono le mie nuove conquiste. Ma ho anche Il pescatore d’aprile, Essere buoni e Piccolo dio della luce più tante altre fiabe. Mi piace molto collezionarle.

Ogni tanto mi piace ripensare a come ho trovato questo sito. Fiabe solidali. Fondato da una scrittrice, la mission del sito è quella di condividere delle fiabe per i bambini che, costretti dal lockdown, non possono uscire di casa.

Io non sono un bambino ma mi piace lo stesso collezionarle. Non le ho mai sfogliate perché sono certo che perderebbero metà del valore, così mi limito ad ammirarle. In tutto sono venti le fiabe solidali, ma io ne ho solo diciannove. Mi manca La coccinella senza pallini, quella scritta e illustrata dall’ideatrice del sito.

Venderei qualunque cosa pur di averla.

Così, mi limito ad assaporare il gusto di avere queste fiabe e mi beo gli occhi.

A un certo punto il mio vicino fa più baccano del solito.

Mi stizzisco, ha interrotto la magia. Mi alzo in piedi e a grandi passi vado alla porta. La apro e vedo il mio vicino che sta leggendo ad alta voce un foglio a suo figlio. «Non dovreste uscire… c’è il lockdown».

«Stiamo solo nel pianerottolo. Che male c’è?».

«Continua a leggere, papà, continua a leggere. È così bella».

Scuoto la testa e sto per tornare in casa, ma mi blocco perché il mio vicino sta parlando di una coccinella. «Ehi, ma… è per caso La coccinella senza pallini?».

Adesso è lui a stizzirsi. «Sì. Posso continuare a leggere?».

«Dove l’hai trovata?». Ignoro la sua richiesta.

«L’ho trovata sulla Rete».

«Quando? A seguito del crash del sito non tutte le fiabe sono disponibili». Ho la voce soffocata.

«Non ricordo bene… Ma posso continuare?».

«Senti, non siamo mai andati molto d’accordo, lo so, ma ti offro cento euro per questa fiaba?».

«Cosa? Non è possibile!… No, non sono così disonesto da farmi pagare per ‘sta fiaba».

«Papà, puoi leggere ancora?».

«Duecento euro».

«No».

«Cinquecento euro».

«No!».

«Mille euro. Ti firmo un assegno, ti giuro che non è scoperto».

«No, certo che no!».

«Ma cosa vuoi, allora?».

«Nulla… solo, ti rendi conto che stai disturbando?».

«Ma a dire il vero…».

«Non essere ridicolo, non si pagano così tanto le fiabe…».

«Non vuoi i soldi? Cosa desideri?».

«Ma nulla, credimi».

«Ti giuro che sopporterò ogni volta che fai rumore».

«Ah, ma guarda… No, non sono così infantile». Il mio vicino ridacchiò.

«E allora cosa pretendi?». Mi stavo per mettere a piangere.

«Solo che mi lasci in pace, tutto qua. Niente domande strane, adesso, eh, che ne dici?».

«Ma poi mi regali questa fiaba?».

«No. Cercala su internet».

«Ma non c’è!».

«Non è un mio problema».

Mi allontanai un attimo, poi fui colto dalla rabbia. Mi girai e misi le mani al collo del mio vicino.

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Discussioni

  1. Ciao Kenji 😀
    Pensavo che alla fine glielo regalasse, il libro di favole! Il tuo racconto fa riflettere, come è accaduto al tuo protagonista a volte sono gli oggetti a “possedere” noi e non il contrario. Dovremo riuscire a goderne fino in fondo per ciò che sono e per la felicità che possono dare