Il Contratto

«Documenti, prego.»

«Non mi sono reso conto di aver superato il limite di velocità.» Lucius estrasse quanto richiesto dal portafogli. «Ho avuto un contrattempo con un cliente, ho spinto sull’acceleratore senza rendermene conto: ho un altro appuntamento fissato per le sedici del pomeriggio, per quell’ora devo essere a New York.»

L’agente di polizia gli rivolse un’occhiata fredda, recuperando la licenza di guida. Lucius immaginò avesse sentito quella giustificazione almeno un miliardo di volte.

Dannato Joppher, lo aveva messo di malumore. Il loro incontro si era rivelato inutile, il pastore d’anime non aveva nulla di valore da cedere in cambio del suo interessamento. Poteva andare all’inferno senza di lui, non avrebbe investito il suo denaro per dare appoggio a un perdente.

«Ghe’’or Lucius? È un nome europeo?»

Gli occhiali da sole non nascosero l’espressione perplessa negli occhi del poliziotto.

Lucius si costrinse a ridacchiare bonariamente.

«Italiano. I miei avi si sono trasferiti in Nord America nel diciottesimo secolo, a quel tempo è stato trascritto nei registri anagrafici in maniera errata e così è rimasto.

Mio padre era un mattacchione» odiava quella parola, “mattacchione”, ma spesso gli tornava utile «ha deciso di chiamarmi Ghe’’or perché era un trekker: amava la lingua Klingon.»

L’uomo gli rivolse una nuova occhiata, questa volta di compatimento. Lucius si costrinse a chiudere la bocca per non digrignare i denti, stampando sulle labbra chiuse il suo sorriso migliore.

Rivolse una nuova maledizione a Joppher. In anni di onorato servizio non aveva mai preso una contravvenzione: ligio nel pagare le tasse, corretto e socievole, fedina penale immacolata. Quella multa iniziava ad apparirgli come un fastidioso escremento posato su un pavimento intonso.

Sbirciò l’orologio, prendendo nota dell’ora tarda.

«Le chiedo ancora perdono, agente. Non desidero metterle fretta, ma l’appuntamento cui le accennavo è davvero importante. Devo discutere di una questione urgente con il Senatore Schneider prima che prenda l’aereo per Toronto.»

Il poliziotto sbuffò chiaramente infastidito. Riservò uno sguardo veloce al suo abbigliamento e all’auto di grossa cilindrata. «La legge è uguale per tutti, Mr. Lucius. Le devo dare atto di pazienza, molti come lei si sarebbero inalberati buttando lì un “Lei non sa chi sono io!”. Ancora una decina di minuti e potrà riprendere il suo viaggio.»

«Oh…» quel “Lei non sa chi sono io!” lo divertì e Lucius si trattenne dal mettersi a ridere.

«In fondo ha ragione, agente. Il Senatore Schneider aspetterà con comodo: è suo interesse farlo.»

Lucius si rilassò poggiando la schiena sul sedile dell’auto. Quando l’agente gli restituì i documenti e la multa, lesse quest’ultima con attenzione alla ricerca della firma dell’ufficiale.

«Agente McCallen, le auguro buona giornata.»

«Ugualmente.»

Una volta arrivato in ufficio Lucius ignorò la segretaria che si era precipitata ad accoglierlo in preda ad un attacco di panico. La poveraccia lavorava per la sua agenzia da una settimana. Le erano bastati pochi giorni di straordinari serrati per assumere quell’espressione spiritata; i suoi occhi erano simili a bottoni umidi, febbricitanti, a causa dell’ingente dose di caffeina che ingurgitava di continuo. Alla Lucius Comporation non esisteva pace, se n’era resa conto troppo tardi. Ormai il loro contratto era sottoscritto, aveva ottenuto la bellezza che tanto agognava, l’ultima alternativa che le rimaneva era quella di gettarsi dalla finestra. A Lucius, tutto sommato, la ragazza non dispiaceva: sperò di cuore tenesse duro per almeno un altro paio di mesi.

«Mr. Lucius, il Senatore…»

Lucius sollevò la mano bruscamente, zittendola. «Può aspettare. Chiedi a Lily di raggiungermi nel mio ufficio.»

«Ma…» la ragazza riuscì ad emettere un filo di voce «l’avvocato è occupato a redigere la bozza del contratto con Monsignor Bandelli.»

«Subito!»

La segretaria emise uno squittio spaventato e fuggì in tutta fretta.

Lucius si accomodò alla scrivania, allentando la cravatta per respirare più liberamente. In attesa dell’avvocato tornò a esaminare la multa con espressione pensierosa.

«Qualcuno ti ha dato fuoco al culo?»

Lucius sollevò lo sguardo incontrando quello di una matura afroamericana abbigliata con sciatteria. Le mancavano le ciabatte ai piedi per sembrare una casalinga disperata. Sventolò la multa in aria, chiaramente contrariato.

«Vedi un po’ che si può fare!»

Lily si avvicinò inforcando un paio di occhiali con le lenti grosse come fondi di bottiglia.

«Fammi dare un’occhiata al computer.»

Lucius le cedette il posto, portandosi dietro la sedia per sbirciare.

«Uhm…»

Niente di buono.

«Oh…»

Pessimo

«Uh…»

Lucius scoppiò in preda alla rabbia: Lily era solita utilizzare un intercalare fastidioso. «Allora, si può fare? Abbiamo la sua firma, possiamo redigere un contratto regolare.»

«Lucy, questo qui non ha mai pestato la coda nemmeno a un gatto. Padre esemplare, catechista, volontario della guardia nazionale, benefattore.»

«Controlla, controlla… Che diamine, non può essere perfetto.»

«Ah, Ah!»

«Ce c’è?» Lucius si sporse, pieno di speranza.

«Guarda qui» Lily posò un dito sullo schermo attirando la sua attenzione su una nota.

«Ha votato per Trump, è mio!»

Finalmente appagata la sete di vendetta del collega, Lily si permise un sorriso.

«Tutto a posto con Joppher?»

Lucius sbuffò infastidito e si allontanò per dare uno sguardo fuori dalla finestra. Da lì New York era ai suoi piedi.

«Un idiota destinato all’inferno, nessun gusto nel trattare con lui: inutile dare una spinta ad un uomo che ha già deciso di buttarsi in un burrone. Le anime impure sono noiose. Con Schneider è più divertente, non ha ancora ben chiara la faccenda del libero arbitrio.»

«Qualcuno dei piani alti potrebbe mettere un veto su McCallen. Ne sei consapevole, vero?»

Lucius sollevò le spalle svogliatamente. «Poco importa, almeno gli farò passare un brutto quarto d’ora. Anzi, mezz’ora: quanto mi ha tenuto inchiodato sulla corsia di emergenza.»

«A suo tempo, il buon agente Adam darà l’anima a Dio fra una trentina d’anni.» Lily si alzò stiracchiando le giunture delle spalle. «Sono un disastro, è da un po’ che non usciamo a divertirci. Sono stanca di vestire questo corpo, anche se è comodo: posso mangiare fino a scoppiare senza preoccuparmi di nulla.»

«Fettuccine Alfredo?»

Non le servì riflettere a lungo, la cucina italiana le piaceva. «Andata. Ti raggiungo al Cavelli verso le venti.» Si alzò dalla scrivania, decisa a portare a  termine la bozza del contratto con il Monsignore prima di quell’ora. «A dopo, Lucifer.»

«Fatti bella, Lilith.»

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Discussioni

    1. Ti ringrazio, Roberto. Si dice che tutto sia già stato scritto, ed è vero: credo che il più bel complimento che possa essere fatto ad un autore sia quello di essere riuscito ad arrivare al lettore con spontaneità.

    1. Grazie mille, Giancarlo. Ho scritto questo racconto in occasione di un laboratorio. Anni fa,
      mensilmente, veniva proposto un piccolo filmato invitando gli autori a creare una storia: questo in particolare ritraeva un uomo fermato da una volante. MI è subito passato per la testa quel “non sa chi sono io” e mi sono divertita a creare un protagonista che potesse, se ne avesse avvertito il desiderio, dirlo con cognizione di causa

  1. Beh, devo essere sincero. Questo tuo racconto non mi convince. Mi sembra troppo costruito. Ne hai scritto altri molto migliori, ma capita a tutti noi scrittori dilettanti di scrivere qualche racconto inferiore rispetto ad altri.

    1. Non so se questa mia possa raggiungerti, ti chiedo perdono per non essere riuscita a rispondere prima. Ogni storia, racconto, segue la sua strada ed è giusto che non debba piacere a tutti: anche le ciambelle non escono tutte con il buco ma, a volte, piacciono ugualmente

  2. Io che mi vanto di aver letto tutto di Micol Fusca, nonché avere a casa l’intera bibliografia, mi ero perso questo Lab, che tra l’altro ha per protagonista uno dei miei personaggi preferiti e la sua dolce compagna (la mia gattina si chiamava così).
    Ottimo Lab, come sempre . Scrivi bene, hai idee originali e anche divertenti a volte :-p
    Brava Micol

    1. Ciao Alessandro, bella la gattina infernale!
      Grazie per essere passato di qui, come sai questa volta sono in crisi con il lab di maggio (ed è l’ultimo giorno…)
      Quanto alla mia produzione, mettiti comodo che ti soffocherò con la mia produzione “logorroica” 😀

  3. Due cose sopra tutte le altre mi piace trovare in ciò che leggo: i contrasti (humor nel tragico, goffaggine nell’epico) ed il surreale/fantasy calato nella quotidianità.
    Quindi Lucifero che ha una sua agenzia, e prende una contravvenzione per eccesso di velocità, con me vincono facile!
    E poi, dai, scrivi bene. Scrivi davvero bene, ogni paragrafo è un invito a correre a quello successivo.
    Posso dirti che a “Lucius” avevo capito con chi avevamo a che fare? Combinazione, settimana scorsa avevo letto un racconto di @alessandroricci che aveva per protagonista tale Lucio…e poi ormai conosciamo il suo stile, l’ho “incontrato” anche io in un mio racconto…

    “Please allow me to introduce myself
    I’m a man of wealth and taste
    I’ve been around for a long, long year
    Stole many a man’s soul to waste”
    😉

    1. Ciao Sergio, anche a me piace giocare un po’ nell’intento di sdrammatizzare. In fondo, questo è un diavolo che paradossalmente vive accanto a noi da millenni
      I watched with glee
      While your kings and queens
      Fought for ten decades
      For the gods they made
      Ho apprezzato e riconosciuto il suo “marchio” anche nel tuo racconto “Maternità”, magari Marco era in linea proprio con lui quando ha fatto il 666 😉

  4. Dunque ho collegato Lucius a Lucifero solo quando son iniziate a apparire idiomi a me sconosciuti come Klingon. Ahimè qui tutti parlate la lingua extraterrestre, io solo son dovuta andare su google :((( (per fortuna non serviva la traduzione).
    Detto questo ribadisco che se anche non è il mio genere, la tua scrittura mi piace molto, molto fluida, riesci a rendere normale l’anormale…
    “Ha votato per Trump!” ci stava tutto, Al Pacino a quella battuta mi è apparso!…in mente…cioè non …vabbe, hai capito. no è che mentre scrivo mi perdo… perdo non in quel senso… Al per piacere

    1. Ciao Maria Anna. Lo confesso, anch’io ho scoperto che il Klingon è una lingua univocamente codificata su google 😀 😀 😀
      Cercavo di tradurre la parola “Inferno” in una lingua semisconosciuta e fra le opzioni di scelta è comparsa quella! Ho colto la palla al volo. Onorata di aver “evocato” per un attimo l’immagine di Al Pacino, l’ho apprezzato nel film “L’avvocato del diavolo” (volendo essere onesta nemmeno il contorno, Kenau Reeves, era male).
      Ti ringrazio per aver letto il mio lab, come ormai hai capito non riesco a descrivere una situazione “normale” nemmeno sotto tortura ;D

  5. Ahahah. Siccome sono abituato a questo tipo di racconti, ho capito da subito dove volessi andare a parare. Deluso? No, tutt’altro! Hai dato prova di essere padrona del tuo stile, fluido e senza sbavature. 😊

    1. Ciao Dario, noi che andiamo a braccetto con il diavolo ci intendiamo… 😀
      Ora che ci penso sarebbe stato interessante anche uno scambio di ruoli, l’agente che ti spedisce direttamente all’Inferno. Pazienza, sarà per il prossimo posto di blocco. A parte le ciance, grazie per avermi letto. Ti attendo quietamente in questi lidi, il “girone” degli oscuri è un po’ vuoto senza di te.

  6. Racconto che si legge con la stessa naturalezza con cui si beve un bicchiere d’acqua. Racconto che mi evoca il film l’avvocato del diavolo. Ciò evoca un me la convinzione che il male si annida spesso fra gli uomini di potere che possono disporre delle vite altrui. Racconto intrigante. Brava.

  7. Ciao Micol, mi sono gustato questo lab come colazione, ed è stata un’ottima colazione devo dire😁, il testo ha una bella fluidità, il tuo stile sempre ricercato, ma per me ormai non è una novità! Povera segretaria però😂😂😂, d’accordo sul tuo politicamente scorretto, ma penso che siamo in tanti a pensarla come te😁, il klingon l’ho conosciuto anch’io tramite Big bang theory (non mi piace star trek😂😂😂) e la rivelazione finale…. beh, adesso ho capito la battuta di Lucy in riferimento al sedere di Lucius😂😂😂! I tuoi racconti non mi deludono mai, ciao cara Micol, alla prossima!

    1. Ciao Tonino, sono felice che ti sia piaciuto! Questo laboratorio ha fatto penare anche me, per un motivo o per l’altro mi trovo sempre a pubblicare al fotofinish… Io amavo star trek, da bambina ho guardato tutta la serie in bianco e nero senza perdere un episodio: era “magico”. Vederla ora fa sorridere, i nuovi film hanno un linguaggio e tempi più attuali, ma rimane sempre nel mio cuore. 😀

  8. Ciao Alessandro, come sempre affronto il lab a modo mio, non riesco a non infilarci dentro un po’ di pazzia. Sono felice che il racconto ti sia piaciuto, ti ringrazio per averlo letto 😀

  9. Davvero un bel libriCK, dalla scrittura squisitamente fluida, forte di una bella sorpresona finale. E non solo per la componente “rivelazione”, ma anche perché proprio in questi giorni sto guardando su Netflix “Lucifer”. Ahahaha 🙂 Complimenti. 🙂

    1. Ciao Giuseppe, il mio Lucy è sicuramente più dimesso 8-l (non sono pratica nell’inserire gli emoticon con la tastiera, se non ottengo lo scopo sappi che volevo inserire uno smile con gli occhiali scuri…) Ho visto anch’io quella serie e confesso di aver riso a crepapelle!

    1. Ciao Cristina, penso che quello possa essere il ragionamento di un “buon” diavolo in cerca di affari 😀 Il Klingon l’ho scoperto perché volevo chiamare Mr Lucius “Inferno” e cercavo una traduzione in una lingua piuttosto sconosciuta e dall’apparenza esotica. E che vedo, nel menù a cascata delle scelte? Il Klingon!

  10. Ciao Micol! È bellissimo come anche qui fino alla metà o poco più del racconto il lettore possa solo continuare a ipotizzare su quale sia la realtà effettiva in cui è ambientato il racconto. Mi hai sorpreso anche questa volta! Concordo con Ivan Collura sul fatto che la lettura risulti molto scorrevole… complimenti! 🙂

    1. Ciao Linda, questa è la mia zona confort e fatico ad allontanarmene. Per quanto io tenti, sbuca fuori sempre un po’ di follia e alla fine mi sono arresa 😀 Grazie per letto il mio racconto, sono felice che ti sia piaciuto.

    1. Ciao Alessandro, come sempre affronto il lab a modo mio, non riesco a non infilarci dentro un po’ di pazzia. Sono felice che il racconto ti sia piaciuto, ti ringrazio per averlo letto