Il deserto e la stella a sei punte

Serie: Zug


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un'altra avventura dello Zug

Data e ora: 29 aprile 2023, 15.30 (ora locale)

Quadrante: Deserto del Negev

Numero uomini: 12

Armi: Heckler & Koch MP5SD6

Obiettivo: incursione in un covo di Hamas

***

Scesero dalle jeep, non ci fu un attimo da perdere: corsero alle tende lasciandosi alle spalle gli uomini di Tsahal.

I miliziani di Hamas sbucarono dalle garitte con i passamontagna neri e le fasce verdi sulla fronte: i caratteri arabi solcavano le fasce, ma a Egon Meyer non interessava leggerle.

Lo Zug penetrò come un martello pneumatico investendo di raffiche le sentinelle palestinesi. I 9 millimetri Parabellum degli Heckler & Koch MP5SD6 fecero un ottimo lavoro.

Gli uomini di Hamas crollarono a terra, il sangue che irrorava la sabbia come a doverla fertilizzare.

Egon schiacciò un bulbo oculare. «In avanti, camerati!».

Come un’onda di marea, meglio: un convoglio dato che erano lo Zug, fecero il loro ingresso nell’accampamento dei terroristi di destra.

Si aggirarono per le vie neanche fossero segugi, sollevavano nubi di polvere. Egon si divertì pensando che a loro tedeschi venivano sempre rinfacciate le colpe del nazismo, ma adesso era lo Zug ad affrontare Hamas, un gruppo molto antisemita, troppo antisemita.

Egon non se ne accorse subito, fu Axel Weber, caporale con cui aveva condiviso l’esperienza in Afghanistan – più una forgia di guerrieri – a indicare la tenda:

«Eccola».

«Perfetto». Egon non sparò alcuna raffica. Con la baionetta squarciò l’ingresso, alla penombra dell’interno vide un miliziano che minacciava con l’AK74M alcuni uomini incappucciati, imbavagliati, legati: sembravano capretti da condurre al sacrificio di Abramo.

Il miliziano urlò un’imprecazione in arabo, Egon non gli diede ascolto: mise il selettore sul fuoco semiautomatico e tirò una volta sola il grilletto.

La pallottola per pistola forò la fronte all’uomo, che cadde a terra.

Dieter Jung e Tobias Keller, soldati semplici, andarono a liberare gli uomini. Si agitavano, avevano paura per la loro incolumità, servì malmenarli.

Quando Tobias strappò il cappuccio a uno di loro, Egon si mise in mostra: con la Flecktarn Dragon desertica non poteva sembrare un terrorista di Hamas, e poi era biondo, con gli occhi azzurri… Che razza di palestinese era? «Siete liberi» li informò in inglese.

Là fuori stava per scoppiare un uragano di rabbia.

A Egon sfuggì un grugnito. «Non c’è più un attimo da perdere. Adesso, via di qui».

Lo Zug aiutò gli ostaggi ad abbandonare la tenda, ripercorsero la strada in senso inverso. Una volta alle jeep, gli uomini di Tsahal li guardarono critici:

«Ci siete sempre stati utili».

«Nonostante il vostro scetticismo» ribatté Egon.

«Più diffidenza, che altro».

Andarono via.

Gli israeliani avrebbero festeggiato il sabato come si doveva.

Serie: Zug


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. sì, si cammina accanto al diavolo o magari alla sua testa, come le SS o le truppe speciali israeliani a Gaza.

  2. Collaborazione non significa necessariamente farsi simpatia. Quando si eseguono gli ordini, si cammina anche accanto al diavolo. In questo caso, ovviamente, il diavolo non è da nessuna delle due parti. Magari dalla parte dei guerriglieri che se la prendono con i civili. Che non è necessariamente da un lato solo.