Il Diavolo veste stracci

“Come diavolo hai fatto a sbagliare di nuovo? Sei un idiota”.
Il viso del Dottor Randazzo, stretto nel colletto perfettamente inamidato, era ancora più gonfio e rosso del solito per lo sforzo profuso nell’umiliare il povero Lamberto.
“Se continua così esplode come un cocomero maturo” pensò Lamberto mentre veniva investito da un miscuglio di arroganza e sputacchi.
Sorrise.
L’idea di vedere esplodere quella testa di rapa e mettere fine una volta per tutti alle sue angherie non gli dispiaceva affatto.
Si
immaginò di essere in uno di quei cartoni assurdi, dove poteva scambiare il sigaro puzzolente del suo Responsabile con un candelotto di dinamite dalla miccia sfolgorante.
Buuuum. Questo è tutto gente.
“Hai anche la faccia tosta di sorridere. Non ci metto nulla a mandarti in mezzo a una strada. Le mele marce come te vanno eliminate subito.”
Il sorriso di Lamberto sparì, nonostante fosse abituato a quelle sfuriate non si era mai abituato allo sguardo pieno di disagio dei colleghi e alla vergogna per quello che potevano pensare i clienti.
Infatti il Dottor Randazzo, fin dal primo giorno in cui aveva posato il suo culone sulla poltrona da Capoufficio, era solito infuriarsi con Lamberto per ogni sciocchezza, immancabilmente in presenza di quanta più gente possibile.
Lamberto non aveva fatto nulla per meritarsi tale trattamento, a volte era un po’ distratto o stanco, ma era comunque un impiegato corretto e volenteroso. Era stato scelto come valvola di sfogo per il suo carattere remissivo e accomodante.
Non era la prima volta che succedeva, ma era certamente la più spiacevole.
Il
massacro si protrasse fino all’ora di pranzo, quindi il Dottor Randazzo, paonazzo come se avesse corso una decina di kilometri, se ne andò a ingozzarsi in qualche tavola calda. Nonostante fosse l’equivalente umano di una compattatore industriale, i maledetti grassi saturi non avevano effetto sulle sue arterie. Ma in fondo si sa che l’erba cattiva non muore mai.
Lamberto decise invece di saltare il pasto, la rabbia che aveva represso sul fondo dello stomaco non lasciava spazio agli alimenti, poi aveva bisogno di uscire dall’ufficio, una bella passeggiata lo avrebbe aiutato a smaltire le scorie dell’umiliazione.
Aveva due ore a disposizione prima che l’ufficio riaprisse al pubblico, così decise di fare una capatina al parco, nella speranza che il verde e la calma spazzassero le pesanti nubi dentro la testa.
Si
sentiva oppresso in quella situazione e sapeva che non avrebbe mai avuto il coraggio di ribellarsi e di mettere fine alle angherie, non aveva scampo.
“Che vita da schifo, eh amico?”
La voce che aveva interrotto i suoi pensieri apparteneva a un lurido barbone, vecchio e malridotto
“Come dice, scusi?”
Lamberto si fermò interdetto, quel mendicante aveva interrotto i suoi pensieri o piuttosto li aveva completati?
“Ehi amico” riprese con una voce arrochita dall’alcool e dal fumo. “Non fare quella faccia, non ti leggo nella mente. Avevi solo l’espressione di uno che ha appena passato una brutta mezz’ora.”
“Beh hai proprio ragione.”
“Che ne dici di raccontarlo al vecchio Lucio? Sembri proprio desideroso di parlare con qualcuno.”
Lamberto non aveva nessuna voglia di mettersi a parlare con uno sconosciuto dei suoi problemi, ma la voce del vecchio, roca e seducente come una piuma che sfiora un microfono, lo spinse a confidarsi.
“Problemi sul lavoro. Il mio capo è un coglione.”
“Ah beh tutti i capi sono dei coglioni. E’ nella loro natura capisci? Li scelgono proprio in virtù del fatto che sono delle grandi teste di cazzo. Per questo io un bel giorno ho detto al mio di andare a farsi fottere e mi sono messo in proprio. Sai come si dice meglio essere padroni all’inferno che servi in paradiso.”
Lamberto non dette peso al fatto che il barbone citasse Milton quanto piuttosto a come lo sentiva vicino. Lucio sembrava capirlo come nessun altro, la sua voce grattata diceva proprio quello che lui stesso aveva sempre pensato ma mai osato pronunciare.
“Hai ragione ma io non ho il tuo coraggio. Sono un debole, ma a volte vorrei tanto che….”
“Morisse… Vorresti che morisse vero?”
“No no” si affrettò a dire, come se quel terribile verbo lo avesse svegliato da uno stato di ipnosi.
“Non intendevo certo questo, abbiamo frequenti screzi ma non potrei mai…insomma…”
“Ma nessuno ha parlato di ucciderlo, andare in galera per un cretino del genere. Ma pensa se capitasse un brutto incidente. Non sarebbe una gran bella soluzione? Oppure un bell’infarto, insomma con tutte le schifezze che ingurgita.”
“Come fai a sapere … ?”
“Oh io so un sacco di cose. Vagabondo sulla terra da molto tempo e so ascoltare. Ho risolto parecchi conflitti. Hai detto bene, tu sei debole caro Lamberto.”
“Ehi io non ti ho mai detto il mio nom…”.
“Non mi interrompere per favore. Sai mi ricordo di un problema simile che risolsi parecchi anni fa. Una faida familiare, due gemelli uno contro l’altro. Brutta storia. Uno dei due era fissato con la religione e i sacrifici mentre l’altro ha scelto la via giusta e si è rivolto al sottoscritto. E Lucio ha messo tutto a posto.”
“Non parlerai di Caino e Abele, vero?”.
Nonostante l’assurdità della conversazione Lamberto non riusciva a liquidare le parole di Lucio come il delirio di un poveraccio, il tono antico e ruvido lo rendeva credibile oltre ogni dubbio.
“Forse. E’ successo molti anni fa, non ricordo il nome di tutte le persone che chiedono i miei servigi. Ma non divaghiamo, che ne dici vorresti sbarazzarti dell’odiato Dottor Randazzo?”
“Io, non so. Cioè si lo so…ma.”
“Non ci star a pensare troppo, i pensieri sono per i deboli. Sii forte una volta nella tua vita, di esattamente ciò che vuoi, siamo tra amici qua.”
E Lamberto, catturato dagli occhi di Lucio profondi come pozzi e cullato dalla sua voce di carta vetrata, finalmente lo disse. Non si limitò a dirlo ma lo ribadì più volte, con tutta la rabbia e il dolore che aveva accumulato fino a quel momento.
“Molto bene allora. Ma visto che probabilmente hai capito con chi stai parlando saprai che non lavoro gratis.”
“Vuoi la mia anima?”
“Ahahaahah no di certo. Mica siamo nel medioevo. Non crederai alla favoletta della grotta scura e piena di fiamme vero? L’inferno è sulla terra, mio caro, e le anime ormai sono un prodotto troppo inflazionato.”
“Allora cosa vuoi?”
“Oh una cosa da nulla in realtà. Vedi quel ragazzo?” disse Lucio indicando un giovane seduto su una panchina.
“Tra poco quel ragazzo risponderà al telefono e si allontanerà dallo zaino, tu andrai la e lo aprirai quindi prenderai i panini che troverai all’interno. Ho un po’ di appetito.”
“Scusa ma non posso prendertene uno al bar qua vicino?”
“Eh no, ho proprio voglia di un panino alla mortadella e si da il caso in quello zaino ce ne siano ben due. Allora vuoi prendere in mano la tua vita o no?”
In quel momento un cellulare squillò e il ragazzo si allontanò per rispondere, proprio come aveva pronosticato il barbone. Lamberto ruppe gli indugi di una vita e si avvicinò, aprì la zip dello zaino, proprio come si aspettava trovò i panini, li afferrò e tornò dal barbone.
“Ben fatto. Siediti qua con me dividiamoli. Fa parte del patto”
Lamberto obbedì, come aveva sempre fatto in vita sua.

Luca terminò la telefonata finalmente. Aveva una fame da lupo.
Ripose il cellulare nei jeans e si avventò sullo zaino.
“E’ impossibile! Non può essere successo di nuovo.”
E invece era successo, per la quinta volta di fila gli avevano rubato il pranzo.
Luca era un ragazzo difficile, incline all’ira come ce ne sono tanti. Non era un violento ma quella era stata una brutta giornata. Non trovò niente di meglio da fare che sfogarsi su una vecchia utilitaria li vicino.
Distrusse tutti i vetri, squarciò le ruote e staccò tergicristalli e specchietti. Se ne andò lasciandola come un vecchio rottame, ma decisamente più calmo.

Andrea aveva perso il lavoro, di nuovo.
Come avrebbe potuto sopportare lo sguardo di sua moglie e dei suoi figli? Come li avrebbe sfamati? Chi avrebbe pagato le cure della piccola Giada, la sua principessina?
Era al verde, pieno di debiti e sotto sfratto, oramai gli rimaneva solo la sua auto.
Spesso la mente di un uomo disperato è in bilico su una lama di rasoio e basta un soffio per mandarla a farsi friggere. Per Andrea il punto di rottura fu la vista della sua fedele macchina ridotta a un cumulo di ferraglia.
Non si mise a piangere ne a urlare semplicemente aprì la portiera, prese la pistola che conservava nel portaoggetti e si diresse alla fermata del bus.
Quella sera il telegiornale parlò a lungo di un padre disperato e del terribile massacro che aveva compiuto, l’efferato fatto di cronaca ebbe così tanto risalto che nessuno badò alla notizia di fondo. Raccontava di un direttore di banca stroncato da un infarto in un fast food.

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Discussioni

  1. Comunque, molto, molto bello questo racconto. Come al solito, l’ironia regna. Eppure non è un racconto comico, anzi. Bello come è tratteggiato il signor Lucio (Ferro, di cognome?), una persona affabile, rassicurante. E manipolatore.
    L’effetto farfalla finale è il colpo da maestro! 🙂

    1. Ciao Sergio, grazie per aver letto questo racconto.
      Vedo che conosci anche tu il Signor Ferro. Tipo interessante, non trovi?
      Grazie per il commento 🙂

    2. chi afferma di non conoscerlo, o mente o è tonto 🙂
      lui è in giro da tanti tanti anni, come cantavano gli Stones, e bisognerebbe usargli un po’ di cortesia, quando lo si incontra… e, in uno dei miei racconti (non ti dico quale, così ti tocca leggerli tutti XD) fa una comparsata 😉

    1. in realtà le risate erano per questa “l’equivalente umano di una compattatore industriale” frase, ma ho fatto un pastrocchio con la selezione XD

  2. Questa storia mi è piaciuta tanto. Ma vedi tu, che casino è successo per due panini… Certo che Luca però, dopo quattro furti poteva evitare di lasciare lo zaino incustodito.

    1. Ciao Ivan,
      In realtà questo è uno dei brani che mi piace di meno, mi trovo un po’ fuori contesto nelle stori per grandi

  3. Il bello dei tuoi racconti è riconoscerne la firma, il tuo stile. Librick dall’intelligenza dissimulata notevole, capace di far riflettere. Complimenti, lab superato! 🙂

  4. Sapevo che quel vecchio barbone nascondeva qualcosa e mi hai fatto ridere quando in cambio dell’antica e ormai demodé anima, il demonio ha preferito un panino con la mortazza!!
    In ogni caso ottimo racconto che è filato via in un attimo.
    Alla prossima lettura.

    1. Grazie mille Raffaele, di avermi dedicato il tuo tempo e del bel commento.
      Sono contento che ti sia piaciuto.
      Alla prossima

  5. Ciao Alessandro, bella la tua rivisitazione del “fare un patto con il diavolo”! La mortadella è sempre mortadella, un peccato di gola irresistibile ?. Mi sono piaciute le ambientazioni dark, hai saputo dare al satanasso un volto coerente al laboratorio. Bella prova, amo il soft horror.

  6. Ciao Alessandro, il tuo senzatetto è davvero un bel tipetto?, in fondo ha avuto il suo “pagamento”?! Scherzi a parte, hai gestito alla perfezione i vari momenti, concatenando tutte le situazioni in maniera assolutamente logica e una trama ben congegnata. Una storia si surreale, ma il tutto risulta credibile e ben fatto, con la giusta dose di fantasia. Bisogna solo stare attenti a ciò che si desidera e con chi si ha a che fare?! Bel lab, ironico al punto giusto, ma che in fondo fa riflettere su alcuni aspetti inerenti al nostro essere “umani”!