Il Fattore Debole

Serie: I Cavalieri del Caos

 La luce lo abbagliò.

Ci vollero alcuni secondi perché il suo sguardo si abituasse.

Era sdraiato e con una vaga sensazione da dopo sbornia in corpo.

L’aria era umida.

Si guardò attorno, pareti di cemento armato, sopra di lui una lampadina, retta al soffitto dai suoi stessi cavi, sembrava l’unica fonte luminosa presente.

Guardò a sinistra, una scrivania illuminata da una lampada da ufficio verde fungeva da tavolo di lavoro per una figura che, data la poca luce, non avrebbe saputo dire nemmeno se fosse uomo o donna.

Provò ad alzarsi.

Era legato, niente da fare.

“Ben svegliato”

È un uomo.

“Ti sei riposato bene?”

“Dove sono?”

“Non credo che abbia più importanza per te”

“Chi cazzo sei?”

Si voltò “Vuoi sapere il mio nome?”

Occhiali, leggera stempiatura, camicia bianca con righe blu. Null’altro riuscì a distinguere nella poca luce.

“Pensami come un catalizzatore. Direi che questo mi definisce molto meglio del mio nome ed è questo mio modo di essere che concerne più alla tua attuale situazione”

“Che situazione? Perché sono legato? Tu chi cazzo sei?”

”Come ti ho detto: un catalizzatore. Nello specifico il mio compito è catalizzare l’evoluzione . Vedi, una volta, era la selezione naturale ad eliminare gli errori dalla nostra grande razza. Purtroppo, quei tempi sono ormai finiti. Per questo il mondo ora ha bisogno di persone che, come me, si assumano questo arduo compito. Ha bisogno di persone come me, ma non come te”

Su queste parole si alzò, coprì la distanza dalla scrivania al letto a cui ‘l’uomo di cui il mondo non aveva bisogno’ era legato in non più di quattro passi. Si accucciò in modo da porre i loro volti allo stesso livello e a pochi centimetri di distanza. I suoi occhi erano di un castano tanto chiaro da sembrare quasi gialli, pelle di gesso, occhi e fronte ornati da qualche ruga, età stimabile intorno alla cinquantina.

“Cosa?” le parole gli uscirono flebili dalla bocca.

“Non sai cosa sia la selezione naturale? Te lo spiego io, è quel processo in cui si eliminano tutti i fattori di debolezza per ottenere un essere sempre più perfezionato. Questo processo da luogo all’evoluzione. Purtroppo per te, tu sei quel fattore”

“Di cosa diavolo stai parlando?”

“Cosa hai fatto due mesi fa a Matilde?”

“A chi?”

“Matilde, la biondina, bella bambina, undici anni, con la pelle chiara come piace a te, mi sbaglio?”

“Ma che cazzo? Tu sei malato”

“No, il mondo lo è e tu sei l’agente patogeno che ne è causa”

“Cosa vuoi farmi? Io sono innocente, non conosco nemmeno quella bambina”

“No, tu la conoscevi, andavi ogni pomeriggio a mangiarti quegli orrendi tramezzini nello stesso parco dove lei si incontrava con le amiche. Come si chiamavano? Jessica, Federica e… aiutami non ricordo… forse iniziava con la ‘A’”

I loro occhi si incontrarono di nuovo.

“Non ho idea di cosa tu stia parlando. Lasciami libero”

Il suo urlo fece in tempo a rimbalzare sul basso soffitto prima che il suo aguzzino rispondesse.

“Libero? Anche se volessi non potrei”

“Non dirò nulla alla polizia. Bendami e lasciami da qualche parte”

Un ampio sorriso si allargò sul pallido volto, gengive rosso sangue contornavano denti inumanamente bianchi, sottili rughe gli comparvero sul volto invecchiandolo di altri dieci anni.

“Lo so che non diresti nulla alla polizia, anche perché facendolo finiresti solo per attirare la loro attenzione su di te e il tuo, non esattamente innocente, hobby. Quindi non è per questo che non posso lasciarti libero. Io non posso lasciarti libero perché verrei meno al mio compito, divenendo così inutile alla razza esattamente come te, e perché tu non lo eri nemmeno prima”

“Ma che diavolo stai dicendo? Io ero libero prima che tu mi legassi a questo stramaledetto letto!” diede due forti strattoni alle cinghie che non ebbero alcun effetto se non fargli dolere i polsi.

“Calmati, non urlare. Credi davvero che quelle cinghie siano i limiti alla tua libertà? Tu credi davvero che sino ad ieri eri libero? Nessuno è libero. Credi di aver scelto tu quelle belle scarpe? No, te le hanno fatte scegliere, prima con una bella pubblicità che ti ha fatto credere che saresti diventato il nuovo Neymar e poi la commessa, quella del Foot locker con le tette belle grosse; sì ti ho seguito. È un mese che ti seguo, da quando ho saputo quello che hai fatto”

“Io non ho fatto un bel cazzo!”

“Già, solo una bambina. Ma tranquillo non è colpa tua, non sono arrabbiato con te. Sono i tuoi ormoni che hanno deciso per te. Quegli stessi ormoni su cui fanno leva per farti comprare quelle scarpe di dubbio gusto. Tu non hai veramente la possibilità di scegliere le scarpe che vuoi, già prima che tu entri nel negozio dei tizi con gli occhialini e camicie banali hanno creato l’unica scarpa che attirerà il tuo incoscio, che muoverà le tue emozioni e che, alla fine, ti farà spendere i tuoi soldi. Questo lo fanno in fabbrica e poi in Tv, sui giornali o in qualunque altro posto possano mettere la pubblicità dalla quale siamo bombardati ogni giorno. Ti dominano facendo leva sui tuoi istinti. E cosa sono gli istinti? Null’altro che algoritmi che tu hai dentro. E cosa li domina? Gli ormoni, essi sono il nostro programma base e i nostri personali secondini; non ti puoi liberare da loro. È un po’ come la storia dello scorpione e della rana, non puoi andare contro alla tua natura. Queste sono le nostre ultime catene, quelle dentro di noi e dalle quali non saremo mai liberi. Vedi io non posso liberarti dalle tue pulsioni, ma posso liberare il mondo da loro e così facendo evitare che qualcun altro le porti dopo di te”

Estrasse un taglierino dal taschino posteriore.

‘L’uomo inutile’ provo ad urlare qualcosa tra il grido d’innocenza e d’aiuto. La mano del suo carceriere e giudice gli tappò la bocca.

“Non urlare, è inutile. Secondo te, se ci fosse la vaga possibilità che qualcuno sentisse,io sarei stato così stupido da non imbavagliarti?”

I mugugni terminarono.

“Bravo. Tranquillo non ti accoltellerò ne ti evirerò, come qualche barbaro suggerisce. Io sono più raffinato”

La lama si diresse verso il braccio sinistro, poi tagliò la camicia all’altezza del gomito.

Si allontanò.

Riemerse dal buio trascinando dietro di se un treppiede dal quale pendeva una flebo con del liquido trasparente.

“Cos’è?”

“Il tuo tasto ‘off’” dicendo questo si avvicinò al prigioniero con l’ago della flebo stretto tra il pollice e l’indice della mano destra.

Appena l’acciaio dell’ago incontrò la luce della lampadina ‘l’uomo inutile’ iniziò ad agitarsi ed a urlare, tanto violentemente da far sobbalzare il letto, producendo un forte rumore di ferraglia. Solo allora si rese conto che probabilmente era legato ad un letto del tipo usato negli ospedali.

La luce si spense, poco dopo sentì il chiavistello scattare.

Era solo.

Quando la porta si riaprì il letto era ribaltato sul lato, il suo ospite ancora ben legato con gli occhi gonfi dal pianto, i polsi sanguinanti per lo sfregare con le cinghie e la gola bruciava per le urla.

Venne rimesso a posto.

“Sfogato?”

La domanda dell’aguzzino cadde nel vuoto.

Il letto venne sollevato insieme al suo ospite, la pelle esposta dal taglio sulla camicia venne pulita con un batuffolo di cotone probabilmente imbevuto d’alcool.

L’ago penetrò nel braccio.

Marco Rossi, quaranta cinque anni mal portati, occhiali con montatura blu navy su pelle troppo pallida per aver mai visto il sole e un piccolo negozietto di informatica in un paese della periferia milanese. Era intento a riassemblare un pc quando sua figlia entrò. Chiara nove anni, con i codini sfiora il metro e mezzo d’altezza e supera molte sue coetanee esattamente come la mamma alla sua età, magra come entrambi i genitori, vivace come il nonno e con gli occhi castano chiaro, quasi giallo, come il papà. I saluti furono rapidi e subito la descrizione della gita allo zoo in compagnia del nonno travolse Marco che, appoggiati gli attrezzi sul banco, aveva fatto accomodare Chiara sulle ginocchia. Lì immerso in quella gioiosa piena di parole non provò nemmeno a seguirne il significato, semplicemente guardò sua figlia e costatò che aveva indubbiamente preso il meglio da tutti i membri della famiglia. Lei era un meraviglioso prodigio della genetica.

La porta si aprì di nuovo, entrò Romano nonno di Chiara, padre di Marco, ex biologo ora piegato dal tempo e costretto a sostenersi ad un robusto bastone di legno laccato con pomolo d’argento.

“Buon giorno figliolo” la porta si chiuse alle sue spalle “Ho sentito alla tele. É andato tutto bene?”

Mario fece scendere dalle sue gambe Chiara e, rivelatole all’orecchio che c’erano dei gelati nel piccolo frigorifero in magazzino, seguì la sua allegra corsa sino a che non uscì dalla cigolante porta dietro di lui.

“Sì”

“È stato difficile?” chiese il vecchio portando tutto il peso sul bastone.

“No, era un tipo abitudinario” stette un attimo in silenzio “Sai che a me piace vero?”

“Cosa?”

“Quello che faccio”

“Si lo so, è scritto nei tuoi geni”

“Non è una cosa buona, insomma potrebbe piacermi anche se non stessi correggendo dei difetti”

Il vecchio asserì con un cenno del capo.

“Papa, se succede… diverrei io un fattore debole?”

“Certo”

Il silenzio calò per qualche secondo tra i due.

“Ci penserei io” affermò Romano.

“Grazie papa”

Serie: I Cavalieri del Caos
  • Episodio 1: Il Fattore Debole
  • Episodio 2: 4
  • Episodio 3: Imprevisti
  • Episodio 4: Finalmente Un Sorriso
  • Episodio 5: Domande
  • Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in LibriCK scelti per Voi, Serie Top

    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao, ho scoperto la tua serie oggi, grazie a un post di Edizioni Open. Mi sono calata di immediato nelle immagini evocate dal tuo racconto, vissuto la storia, e la mia mente è piena di interrogativi. Come spesso accade nelle storie che raccontiamo tutti, c’è un sottofondo di verità celato nella metafora. Ma non è questo, a destare la mia curiosità. Ti confesso che non ho ben compreso se sia Romano il vero folle. Utilizza Mario come uno strumento, da quanto ho letto quest’ultimo ha effettuato delle attente ricerche prima di catturare la sua vittima. Ho gradito anche il tuo stile di scrittura, mi ci riconosco perché tendo ad utilizzare periodi corti e frasi spezzate. 🙂 Ho trovato il mio nuovo appuntamento tempo libero! Prossima pausa, altra puntata.

      1. Tamborini Emanuele Augusto Post author

        Grazie 🙂 più che altro il mondo non può evitare di averne.
        Ma mi fermo qua con le mie riflessioni, non vorrei dare indizi sul prosieguo della storia 😉

      1. Tamborini Emanuele Augusto Post author

        Grazie, attendo di sapere si ti è piaciuto anche il secondo episodio 🙂 (per parlare dei temi trattati attenderò la fine della serie, non sia mai che spoileri qualcosa involontariamente)

    2. Michele Catinari

      Mi piace molto lo stile asciutto che viene utilizzato qui, sembra un riadattamento di una sceneggiatura visto il modo di scrivere e, soprattutto, il modo in cui vengono descritti i personaggi. Forse qualche dialogo sembra un po’ lungo però tutto sommato quello che ne esce è un buon prodotto.

    3. Martha Canu

      Ottima la descrizione e trama che mi tocca nel profondo. Ho potuto vedere la vicenda proiettata direttamente nella mia mente, come fosse un film dalle fosche tinte grigie, qualcosa che vuoi dimenticare, ma sai che devi rammentare. Qualche errore di battitura, ma assolutamente comprensibile. Voglio leggere il prossimo capitolo. Potrebbe un giorno divenire un bel libro, e sarebbe un libro per volpi!

      1. Tamborini Emanuele Augusto Post author

        Sono contento che ti sia piaciuto ed attendo il tuo commento per il prossimo capitolo (già on-line). Adesso mi metto a controllare gli errori grazie per l’avvertimento. Sul fatto che possa diventare un buon libro… grazie per la fiducia 🙂

    4. Sara

      Affronti temi caldi, l’evoluzione, la malattia, la pulizia etnica . Alcuni comportamenti umani non portano all’evoluzione e ne denari ramo l’essenza riducendolo a meno di una bestia. La ragione dovrebbe guidarci verso comportamenti razionali in linea con la vita è con il rispetto di essa. Cosa muove questa mente lucida e ligia all’ evoluzione: il bisogno di protezione verso sua figlia il senso del dovere verso un padre da lui ossequiato come Darwin. Descrivi una società che inocula sogni artefatti di un capitalismo sfrenato , sfrenato come è il desiderio malsano della pedofilia. Il pedofilo va rinchiuso in un ghetto va nascosto ? Nessuno vuole vedere ognuno è libero di schifarsi, esiste allora un educazione un etica ? Il protagonista ha una sua filosofia da perseguire a ognuno il suo libero arbitrio.

      1. Tamborini Emanuele Augusto Post author

        Ciao Sara, fa piacere leggere un commento del genere, ma credo non ti dirò nulla qua, sarà dalla storia (che spero continuerà a piacerti) che potrai intuire cosa penso. Quindi direi che posso darti appuntamento nei commenti dell’ultima puntata.

    5. Barbara Truglia

      Ciao Emanuele,
      ho letto questo primo episodio: la trama è davvero accattivante. Moderna, come i suoi temi.
      Il mio consiglio è di prestare una maggiore attenzione al layout della storia: la presentazione di una vicenda e, in particolare, i suoi dialoghi, sono fondamentali per guidare il lettore e renderlo parte stessa della storia in sé.
      Inoltre, per quanto ancora sia presto, a mio parere, l’associazione tra il nome ‘catalizzatore’ è il personaggio in sé non è stata espressa a livello ottimale, soprattutto per chi non sa cosa, effettivamente, un catalizzatore sia.
      Ad ogni modo, son curiosa di vedere come procederà la storia.
      Buon Lavoro!

    6. Tiziano Pitisci

      In questo librick si va oltre la giustizia sommaria per approdare ad una nuova filosofia evoluzionistica, sadica e punitiva. Ottimo il soggetto, la trama e lo stile. Solo una cosa: la storia sembra concludersi qui, se sono previsti altri episodi mancherebbe un buon gancio che spinga il lettore a seguire l’episodio successivo.