Il Figlio

Serie: Crazy Train #1


Gli esseri umani erano facili da ingannare. Bambini pronti a scaricare la responsabilità delle loro decisioni sulle spalle altrui: le loro labbra davano voce a pensieri seminati in secoli di indottrinamento. Non erano che un gregge timoroso alla ricerca dell’approvazione di un Padre, qualunque veste indossasse: religiosa o politica non aveva importanza.

V’erano delle eccezioni, come l’uomo che gli stava di fronte, pecore nere che in qualche modo erano riuscite a lacerare il velo dell’illusione e avevano trovato il modo per affacciarsi nella dimensione sottile. Un luogo freddo, dove le creature come lui si muovevano indisturbate in attesa dell’Avvento. Erano lì da trent’anni umani, da quando la nave della Madre era atterrata alla ricerca di un luogo da colonizzare. Presto i confini sarebbero caduti, rendendoli padroni di quel mondo.

Per Lord Mazur era stato facile conquistare la fiducia e l’abnegazione dei terrestri. La Madre aveva scelto con cura quale corpo indossare; secondo le osservazioni raccolte, gli umani erano soliti guardare alla figura maschile con incomprensibile rispetto. L’evoluzione li aveva sviati dalla via del vero; dal principio immutabile e universale della creazione, principio “femmina” in gran parte dell’universo.

La creatura nella stanza 42 non aveva nome, non ne aveva necessità. Pur dotati di intelletto autonomo i Figli erano collegati in un sovra-pensiero collettivo.

Era stata una sua scelta quella di rivelarsi agli umani, portare loro in “dono” la “macchina”. Le pecore nere agivano di nascosto: si vestivano di falsità per sviare ogni sospetto e si mescolavano alle bianche condividendone la quotidianità. Era necessario arrivare loro vicino, comprendere le loro intenzioni. Fornire una nuova illusione, la possibilità di ribellarsi, per entrare nelle loro fila e stanarli uno ad uno.

Il gregge doveva essere preservato ad ogni costo, ne andava della loro sopravvivenza; la Madre inoculava nelle carni degli umani le larve che avrebbero dato vita alla sua progenie. Lord Mazur sfoltiva in quel modo nemici manifesti, conducendoli in campi di prigionia dove veniva impiantato loro l’ospite. Giorno dopo giorno, le creature si nutrivano delle pecore fino a crescere al punto da dilaniarne il corpo per vedere la luce.

Il Figlio finse indifferenza, senza dare peso alle sollecitazioni degli agenti che erano venuti a fargli visita. Attese che i due uscissero dalla cella, quindi si fece spazio nella dimensione sottile per seguirli. Al momento del conto alla rovescia era con loro e li osservava celato dal “velo”.

Avvertì con chiarezza il tormento della pecora nera al comando. Il cuore dell’uomo batteva all’impazzata, il suo respiro era pesante; riusciva a sentire l’odore della sua disperazione traspirare dalla pelle sudata.

«Cinque secondi signore.»

L’agente teneva stretto a sé l’ingannevole strumento, paventando il risultato. Erano molte le pecore che la Madre aveva assoggettato al suo pensiero, la creatura indovinò che l’umano temeva di perdere qualcuno per cui provava un sentimento d’amore.

«Tre secondi.»

«Due secondi.»

Il Figlio aveva tutto il tempo necessario per attuare il suo piano. Avvalendosi nuovamente della dimensione sottile, in cui il tempo era un concetto relativo, si materializzò accanto all’uomo e gli posò una delle appendici sulla spalla. A contatto con l’essere umano la sua forma iniziò a mutare consistenza: ossa, tendini, vene, carne, pelle. La mano artigliata lacerò con facilità la stoffa della giacca conficcandosi in profondità, alla ricerca del sangue e delle istruzioni genetiche peculiari inscritte in esso.

L’agente H. P. Morgenstein rabbrividì appena, giusto un istante prima che la tossina inoculata lo immobilizzasse come una mosca nella ragnatela. La creatura l’avvolse all’interno della sua massa gelatinosa, iniziando a consumarlo lentamente: corpo e mente. Una volta adulti i Figli non amavano nutrirsi in quel modo, ma era l’unico che permetteva loro di assumere le sembianze e i ricordi della vittima. Altre parti del Figlio trovarono consistenza a partire dall’appendice già solida, in un processo di costruzione che lo coinvolse per completo.

Con i suoi nuovi occhi, volse l’attenzione all’altro umano. Dalton.

L’espressione dell’assistente era congelata in un istante infinito, in attesa dello scoccare del secondo successivo. Era stato lui uno dei primi a notare che la “macchina” sembrava interferire con le frequenze elettromagnetiche che guidavano le azioni dei credenti.

Una volta terminata la metamorfosi il Figlio sciolse il nodo dimensionale, permettendo al tempo di scorrere.

«Un secondo.»

L’agente Morgenstein premette il pulsante.

06 aprile 2092, ore 00.00

Dimentico d’ogni altra cosa Dalton si collegò al comunicatore per ricevere notizie dall’esterno. Nel Continente Nord Americano nulla sembrava essere cambiato.

Con voce malferma, il giovane riferì passo a passo le informazioni che gli venivano fornite.

«Asia; negativo.»

«Europa; negativo.»

«Caucaso; negativo.»

Morgestein lo zittì con un cenno stizzito. «Non serve che tu faccia l’elenco. L’operazione è fallita.»

Il giovane chinò il capo, trattenendo una lacrima. Ci aveva creduto con tutto se stesso, Morgestein non era l’unico a desiderare la libertà per una persona cara.

Notò che il pavimento era coperto di bava. Facendosi coraggio portò la sua attenzione sul superiore, scoprendo che la sostanza si era allargata a macchia d’olio dal punto in cui sostava Morgestein. Le sue labbra si aprirono nell’accenno di un grido, frenato dalla canna della pistola puntata contro lo stomaco.

Morgestein lo osservò con un’espressione maligna, canzonatoria. «Ragazzo mio, oggi non ne combini una giusta. Non solo hai pasticciato con l’algoritmo, ma hai permesso alla “Cosa” di fuggire indisturbata.»

«Mah…»

Uno sparo spense per sempre la sua protesta.

Serie: Crazy Train #1


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Sci-Fi

Letture correlate

Discussioni

  1. Lo ammetto: sono preoccupato! ? La trama si fa sempre più fitta, si aprono molti spunti, ora manchiamo se non sbaglio in tre, e bisogna iniziare a unire i puntini! Già ora scoprire chi (cosa) sua Lord Mazur è una bella pietra miliare attorno alla quale costruire il seguito.
    Sarà una bella sfida!

  2. “dal principio immutabile e universale della creazione, principio “femmina” in gran parte dell’universo.”
    E qua, anche se non sapessi che è Micol che scrive, ci sarei arrivato per forza! La femminilità della divinità, il concetto di femmina come elemento creatore. Qui un po’ si percepisce la strega!

  3. Sarà quasi una missione impossibile per me, vista la piega che la serie sta prendendo. Tutti ve la state cavando egregiamente, e a me toccherà il finale, speriamo bene.