Il gelato galeotto

Martina lì, davanti al cinema aspettava Andrea. Aspettava ormai da venti minuti e di lui neppure l’ombra. Martina iniziava a spazientirsi, nervosamente si muoveva, su e giù, sul marciapiede e guardava ragazzi, uomini, donne, coppie, amiche, tutti entravano al cinema e lei no. Come sempre Andrea era in ritardo. “Basta non lo aspetto più”. Pensò e si avviò risoluta verso la cassa e comprò il biglietto.

Entrata in sala, scelse un posto un po’ laterale, non aveva voglia di stare in mezzo alla folla, aveva voglia di pensare.

Appena sistemata, le luci si abbassarono e i trailer iniziarono a scorrere sul grande schermo.

Davanti a lei si sedette un ragazzo, più o meno della sua stessa età, si sistemò proprio lì davanti .

“Ma sto scemo, con mezzo cinema vuoto, proprio qui doveva sedersi”, pensò Martina, già di sua contrariata.

Alla fine del primo trailer, il giovanotto iniziò ad armeggiare con lo zaino e ne estrasse delle patatine.

Cric croc, cric croc, psss e il giovincello aprì anche una Coca Cola.

“Ci mancava pure questa”. I nervi di Martina iniziavano a saltare, per non spazientirsi ulteriormente, scalò di due posti, ancora più laterali, così almeno non avrebbe sentito il rumore di Mascelle Sgranocchianti.

Secondo trailer, Mascelle Sgranocchianti, riposto il sacchetto, estrae il cellulare; uno di quegli smartphone ultra moderni, con uno schermo 50 pollici, cioè formato televisore, che quando si accende, illumina tutto quello che ha intorno, stile occhio di bue di una navetta spaziale, scesa a rapire i poveri terrestri.

Mascelle Sganocchianti Illuminato a festa, ovviamente, inizia a scrivere messaggi…

Titoli d’apertura. Mascelle Sgranocchianti Illuminato a festa, continua imperterrito il suo chattare e Martina ormai, davanti a sé, ha un fascia di luce che arriva al cielo.

“Buona Martina, porta pazienza, non è la tua giornata”.

La proiezione intanto scorre veloce, è un film d’azione, piuttosto brutto, tra l’altro; inseguimenti, sparatorie, scazzottate, sirene di polizia, niente di nuovo d’altronde il film l’aveva scelto Andrea.

Mascelle Sgranocchianti Illuminato a festa, intanto, continua a scrivere.

“Ma che c’avrà tanto da scrivere”, pensa Martina “e perchè uno viene al cinema se del film non gli interessa nulla?” “ Bah non sono problemi miei”, pensa e cerca, tra un lampo e l’altro del cellulare, ad appassionarsi al film, che intanto inizia a diventare un pochino più interessante o almeno a sviluppare una trama.

L’investigatore indaga, interroga cerca l’assassino, chi sarà, la bionda svampita? Il personal trainer belloccio? La segretaria arrampicatrice? Il cugino spiantato?

“Non ne ho idea”, pensa Martina, “beh alla fine, il film non è poi così male dai, almeno non è scontato”.

Mentre il suo cervello si appassiona allo svolgersi del giallo: LA SIGLA DELLA CHAMPIONS! Echeggia nel silenzio della platea.

“Che c’entra la sigla della Champions adesso?”, pensa Martina, guardandosi intorno.

Tutti gli occhi degli spettatori sono puntati verso Mascelle Sgranocchianti Illuminato a festa adesso anche suonante.

“Pronto” dice sommessamente Mascelle Sgranocchianti Illuminato a festa adesso anche suonante.

Martina non ci vede più, si alza di scatto, afferra il cellulare e lo tira verso lo schermo, il telefono ricadendo, smette di suonare.

Un applauso si alza dalla sala.

Mascelle Sgranocchianti Illuminato a festa adesso anche suonante, si gira verso di lei.

“O cavolo adesso mi picchia”, pensa Martina “e c’avrebbe, pure, un po’ ragione, solo un pochina…”.

Invece lui la guarda negli occhi, con uno sguardo dolce, quasi grato e le dice: “Lo vuoi un gelato finito il film? Offro io per ringraziarti”.

La sala assiste, quasi incredula e lui: “Scusate, ma stavo discutendo con la mia ragazza, che mi ha dato l’ennesima buca, non presentandosi al cinema, a vedere questo brutto film, che tra l’altro aveva pure scelto lei”. “La signorina, con il suo gesto, credo, abbia appena preso una decisione che io non riuscivo a prendere… lasciarla”.

Martina, ancor più incredula della sala, imbambolata ed incapace di proferir parola, lo guarda e con un cenno del capo indica Sì, andrà a prendere un gelato con Dolcissimo Giovanotto Maleducato.

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Discussioni

    1. Grazie, sì hai perfettamente ragione, ho iniziato al passato per passare al presente e finire al futuro. Ma c’è un perché, almeno nella mia testa.
      Ho voluto sperimentare.
      Volevo dare l’idea del mutamento interiore della protagonista, che si distanzia dal passato: il suo ex, per entrare in un presente di malessere e fastidio: il ragazzo maleducato, per poi passare ad un futuro di speranza: il gelato.
      Anche l’uso della punteggiatura non è sempre ortodosso ma voleva sottolineare le pause nel pensiero della ragazza.
      Forse però non è utile alla storia e crea confusione, mi sa che dovrò rivedere tutto nei prossimi giorni.

  1. Ciao Lorenza, la storia è risultata simpatica fin dall’inizio, mi è piaciuta l’evoluzione del soprannome dato al ragazzo e la trasformazione finale (e dolce) con tanto di colpo di scena. Bravissima, bel modo di partecipare al Lab. Alla prossima 🙂

    1. Grazie, molto gentile. I complimenti fanno mooolto piacere.
      I lab mi divertono, mi piace mettermi alla prova creando storie da parole ed immagini. Alla prossima… ?
      E Buona Pasqua a tutti!?

  2. Ciao Lorenza, mi è piaciuto il tuo modo di interpretare il lab con una storia romantica non scontata. Sei riuscita a trasportarmi al cinema e a farmi sedere a fianco della tua protagonista.

    1. Grazie, gentilissima.
      Sono contenta ti sia piaciuta, ho cercato il più possibile di ricreare l’atmosfera del cinema e della… situazione.

  3. Ciao Lorenza, il finale effettivamente ha lasciato basito pure me, oltre alla ragazza, ottima scelta simbolica riguardo al lancio del telefono per rappresentare la liberazione da una relazione che non funziona. Se posso permettermi, però, ti consiglio di rileggere e correggere alcuni errori di punteggiatura, di battitura e di alcuni termini, tipo Champions. Ma a parte questo, ho sorriso quando ho letto della suoneria, è una cosa che a un patito di calcio, come me, può accadere?