Il grande tessitore

Serie: L'eredità di Giacomo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Thomas e Marta accompagnano Jurgen a Monaco di Baviera

Parlammo a lungo e alla fine ci addormentammo, abbracciati e paghi del solo tepore della nostra pelle, peraltro ben disposta a ritrovare quel piacere dato dal solo contatto. Con calma avremmo anche riscoperto il sesso, ma per ora, entrambi, preferivamo evitarlo, “Lo faremo quando ci conosceremo meglio” dicevamo, scherzandoci su.

La mattina dopo io e Jűrgen andammo a Monaco, mentre Marta preferì fermarsi con Ingrid.

«Abbiamo molte cose da raccontarci e senza voi intorno, sarà tutto più facile» disse.

A casa sua, il dottore, prese alcuni documenti e ci recammo presso la vicina Stadtsparkasse a sbrigare la pratica per il trasferimento di quanto Giacomo aveva in giacenza in quella banca, sul conto che avevo aperto alla Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella, una banca piccola dal nome lungo. Volevo offrire il pranzo a Jűrgen, ma lui preferì portarmi alla Hofbräuhaus, quella che era, mi spiegò, la birreria dove Hitler fece il suo primo comizio pubblico. Non ne ero entusiasta e, invece, fu interessante conoscere sia il locale che la sua storia. Il direttore, che Jűrgen conosceva bene, ce la fece visitare e ci raccontò diversi storici episodi avvenuti tra quelle mura; fui soddisfatto nell’apprendere che, prima dell’avvento del nazismo, era frequentata dai rivoluzionari di sinistra e mi sorprese sapere che era, ora, di proprietà del governo bavarese. La cucina ci riservò saporiti piatti locali che si sposavano alla perfezione con la birra, servita nei tipici Krűger da un litro. Feci felice il direttore quando lo informai che la HB l’avevamo anche noi a Bologna, ma che la loro, forse per merito dell’ambiente, era nettamente più buona.

Mentre terminavamo di pranzare, Marta mi chiamò al cellulare.

«Devo parlarti di una cosa nostra, quindi, se sei in vivavoce, ti prego di chiuderlo, non vorrei che altri ascoltassero.»

La mia preoccupazione fu immediata e, quando glielo dissi, Marta scoppiò a ridere.

«Tranquillo, volevo solo che Jűrgen non sentisse ciò che ti voglio dire» continuò con tono allegro, forse felice del mio turbamento. «Ieri sera mi hai fatto pensare che il nostro amico dottore sia interessato a Ingrid e, chiacchierando, ho avuto la sensazione che anche a lei non spiacerebbe la sua compagnia. Non credo di sbagliare, si è lasciata andare parlando di solitudine e del conforto che la presenza di Jűrgen le infonde. Non male, no? Quindi riportalo qui, ne sarà contenta. Ti saluto, sta rientrando… un bacio.»

Tornai al tavolo.

«Problemi?» chiese Jűrgen.

«No, anzi!» risposi «Voleva solo dirmi che mi ama, senza proclamarlo al mondo intero» risi.

«Sei fortunato Thomas, Marta è una donna eccezionale.»

«Si, me ne rendo conto giorno dopo giorno, spero solo di essere alla sua altezza.»

«Ora lo sei, non farai più sciocchezze.»

«È già da troppo che non la vedo. Torniamo?»

«Io mi fermo qua, Thomas, devo sistemare casa» rispose poco convinto.

«No, no! Noi intendiamo fermarci ancora qualche giorno, non pensare di lasciarci soli, abbiamo bisogno di un interprete e di una guida» sfoggiai il più sfacciato dei miei sorrisi e non fu un grande sforzo fargli mutare idea, anzi, credo non attendesse altro.

Passammo giornate piacevoli, ogni mattina una destinazione diversa, scelta con cura dai nostri amici. Visitammo, sul Chiemsee, la Herreninsel (isola degli uomini), dove ci stupì la sontuosità del castello voluto da Ludwig II, e, a seguire, la Fraueninsel (isola delle donne), sede di uno dei più antichi conventi femminili, ricco di storia e di reliquie.

Fu simpatico vedere il progressivo avvicinamento fisico tra Jűrgen e Ingrid; il primo giorno erano affiancati una alla sinistra di Marta e l’altro alla mia destra, il giorno successivo ci precedevano girandosi spesso per spiegare ciò che ci mostravano, ma, il terzo giorno, fummo commossi nel vederli, per qualche tratto, mano nella mano. Eravamo felici, io e Marta, che loro fossero sereni ed allegri come liceali in gita scolastica.

A metà settimana, di buon’ora, salutammo i nostri amici che promisero di venirci a trovare molto presto. Ci raccomandammo reciprocamente di sentirci spesso al telefono e, dopo i rituali baci e abbracci, partimmo.

All’inizio Marta era stranamente silenziosa.

«Sei triste?» le chiesi.

«No, sto pensando a questo ultimo mese cercando di arrivare a delle conclusioni.»

«Parlamene, se vuoi, magari posso aiutarti.»

«Non è niente di importante, però…» cercava le parole «Io frequento molta gente e ho qualche sana amicizia, ma persone conosciute da poco che mi fanno sentire così a mio agio, delle quali sento l’affetto e che mi è facile amare… beh, non mi era mai capitato. Mi sorprende la carica di empatia che ti circonda e mi chiedo se sia un caso oppure tu ne sia il catalizzatore. Un po’ incasinato come pensiero?»

«È un punto di vista che non ho considerato, ma tu sei di parte e sopravvaluti la mia persona. Credo sia normale incontrare belle persone.»

«Vero, ma quante ne conoscevi fino a un paio di mesi fa? Voglio dire: Marisa, Ingrid, Piero e Jűrgen e poi potremmo aggiungere tuo padre e quel Ceres… sono persone che a te hanno dato molto, senza che tu abbia portato nulla tranne te stesso… capisci quello che voglio dire? E tutto questo è accaduto in un arco di tempo molto breve.»

«Una serie di fortunate circostanze. Te lo ripeto, le persone belle esistono, camminano con noi, ma non sempre riusciamo a vederle e spesso tiriamo su muri anziché spalancare porte. Forse, solo pochi mesi fa, queste stesse persone le avrei sfiorate senza neanche scambiare una parola.»

«Oppure, come pensa Ingrid, tuo padre era veramente una persona speciale che ha saputo lavorare di cesello per darti la possibilità di un futuro felice. Sono troppi i fatti che si legano per essere casuali. Il testamento con le sue condizioni ti ha portato in valle dove hai fatto amicizia con Piero e Marisa, che lui ha conosciuto prima di te, poi ti ha affiancato una persona fidata come Jűrgen e infine Ingrid che, ne sono sicurissima, lui aveva previsto avrebbe trovato consolazione con il suo vecchio amico. Sono certa che alla fine anche loro verranno ad abitare in valle e il cerchio si chiuderà. A me sembra che tuo padre sia stato un gran tessitore e ha tutta la mia gratitudine per quanto è riuscito a fare.»

Continua...

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