Il lupo perde le p***e ma non il vizio
Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari
- Episodio 1: “Adrianaaaaa!”
- Episodio 2: Temi tu la morte?
- Episodio 3: Una serie di sfortunati tentativi.
- Episodio 4: Ivan, il capo del gabinetto.
- Episodio 5: C’è gente che dormono!”
- Episodio 6: il caffè non si nega.
- Episodio 7: L’haboob di caffé nero nerissimo
- Episodio 8: Per il buon nome del caffè.
- Episodio 9: Ti presento Vapor.
- Episodio 10: Conversione all’ a-tè-ismo.
- Episodio 1: L’arrivo di Hippie Jackson
- Episodio 2: Il ritorno dell’affittuaria.
- Episodio 3: La mazza-prosciutto.
- Episodio 4: Per la fragranza della carne, io ti espello!
- Episodio 5: Tutti devono pagare.
- Episodio 6: L’ultimo tè
- Episodio 7: La satanclette
- Episodio 8: Beata Stupidità
- Episodio 9: Il lupo perde le p***e ma non il vizio
- Episodio 10: Chi muore si rivede.
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La signora con la canna in mano, fucilata quasi dalla cristianità improvvisa dell’uomo, lo guardò con sincera confusione, più di un nazista durante la Giornata della Memoria. Eugenio, fiero di aver raggiunto l’Illuminazione o la Fulminazione, la Suprema consapevolezza, il Nirvana dell’erudizione, l’Anticamera del ragionamento Freudiano. […] Si volse verso la finestra, contemplando il vuoto di una spietata pace spirituale. Lasciando che i suoi pochi peli bianchi da motociclista si bagnassero dei raggi dell’astro maestro.
– Sei diventato anche filosofo, vecchio Caciocavallo. –
– Eh! La vita… la vita insegna! –
– Anche la morte! – rispose l’anziana con sagacia.
Ed un colpo esplose dalla canna del fucile. Eugenio sentì le sue noci scoppiare come palloni sonda. Quella ferita provocò un dolore così penetrante in quel momento, che quasi lo sentii io stesso… sulle mie. Ma si consolò pensando che non era niente, in confronto alla ferita che subì alla sua “virilità”.
Come lo compatisco. Senza di esse, come farà a chiamarsi “uomo”? Come potrà farsi coraggio senza le proprie albicocche? Oh povero… povero Eugenio.
Per fortuna ci pensò la misericordiosa Maria a rassicurarlo circa il suo destino, dicendo:
– Stai tranquillo, tanto non le avevi neanche prima. –
Eugenio, insieme ai suoi arancini, perse anche il coraggio, tanto che il suo sguardo rimase basso. La paura aveva stretto la sua gola con la conseguente acquisizione di una pigmentazione facciale simil-prugna. Arretrò barcollando in una danza che ritenere “da ubriaco” sarebbe un eufemismo. La mano cozzò su una superficie e il tavolo perse l’equilibrio, scaraventandosi in aria. I dolci sul piatto unsero di zucchero la testa sua. Eugenio sarebbe potuto diventare più saggio se fosse stato sale.
Vide lei incombere su di lui e si affannò con lo sguardo, tentando di trovare le forze per avvicinarsi almeno un po’ all’uscita per salvare ciò che restava di lui stesso. Per il dolore e la debolezza crollò a terra e cominciò a strisciare in direzione della porta rantolando con disperazione. L’accorta anziana, vedendo quel vago tentativo di fuga, lo interpretò come l’ennesimo tentativo di sottrarsi alle sue responsabilità, pur non riuscendoci. Ma attese con pazienza che il pover’uomo riuscisse a toccare la porta incatenata e poi agì:
– Il lupo perde le pa**e ma non il vizio. – rispose con la sua solita sagacia.
I lettori vogliano perdonarmi per la censura, ma codeste parole ingiuriose, ripetute così a lungo non trovo educato riportarle per intero.
Ritornando all’avventura del nostro castrato, sciagurato e mezzo-pelato protagonista, posso dire che le sue sofferenze erano appena iniziate. L’anziana signora, nonostante le sue molteplici qualità inoppugnabili, era di carattere un po’ irruento e a tratti malizioso. Il rinculo dell’arma aveva fatto zompare i suoi occhiali, dal naso al pavimento. Li guardò con gli stessi occhi di chi vede la vecchiaia incombere e, rifiutando questa verità, li pestò con la ciabatta frantumandoli in coriandoli. Avrebbe reso le cose “più interessanti” a suo avviso. Su di lei si dipinse un sorriso rimpolpante e, caricando il fucile, cominciò a sparare.
Eugenio avrebbe desiderato molto, avere una fine veloce e il più possibile indolore, ma purtroppo la fortuna non gli arrise. L’amabile signora, in codeste condizioni, aveva una vista pari a quella di una talpa bendata, con la testa nella sabbia. Sparò per la bellezza di un’ora, almeno 25000 pallottole si inchiodarono in tutto il salotto-cucina. Eugenio si afferrò la mezza-pelata nel disperato tentativo di proteggersi. All’esaurimento delle pallottole del fucile turnicò il ritratto del Fürer e dalla parete sortì una rastrelliera di diversi metri: più fornita di un’armeria tedesca. Ad ogni esaurimento di colpi, o anche solo quando gli andava, cambiava fucile.
Mummificata con quella cintura di munizioni, sembrava essere tornata tra le fila tedesche come la generalessa che aveva fatto la differenza nella prima e seconda guerra mondiale. I vetri si frantumavano, i tavoli si crivellarono, i vasi esplosero, le pareti piastrellate piombarono al suolo.
Eugenio ancora miracolosamente illeso, sentiva il proprio cuore pulsare al ritmo dei colpi di fucile. Quando le schioppettate si arrestarono, così fece anche il suo cuore, suggellando la sua triste fine. La soddisfatta Maria si accese un sigaro Cubano conservato dal ‘45, dalla tasca della vestaglia fece emergere un paio di occhiali di riserva e li appoggiò sul suo delizioso nasino. Quando si accorse del tempo che aveva passato, sentì che il divertimento era finito ed era giunto il momento di concludere il lavoro. Quindi, sparò un ultimo colpo alla gola dell’inerme corpo di Eugenio per fare in modo che non parlasse e trascinò la sua carcassa in un armadio vecchio e polveroso, insieme a due ebrei, un agente delle finanze, tre poliziotti ed un corriere di Armazon.
La chiusura delle ante sancì la fine del nostro eroe, o la fine come la intendono i vivi, perché la morte non è altro che un ulteriore viaggio. Infatti Eugenio non aveva ancora completato la sua missione, ed emerse sotto forma di fantasma. Sentendosi di nuovo leggero come una piuma ed uscendo dall’armadio in cui il suo corpo gettava ancora liquido rovente, guardò in cagnesco la proprietaria dell’abitazione, la quale si aggirò nella sua stanza, aprì l’armadio e frugò nelle tasche del povero Eugenio. Tirò fuori un accendino ed una moneta da cinquanta centesimi (tutto il suo capitale) e tornò nell’attigua stanza per il meritato riposo, leggermente irritata dal magro bottino ma soddisfatta della consistente preda del giorno. La Morte si erse al suo fianco senza emettere un suono e, seguendo l’anziana signora in sincrono con lui, come se lo avesse già previsto.
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- Episodio 2: Il ritorno dell’affittuaria.
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- Episodio 7: La satanclette
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- Episodio 10: Chi muore si rivede.
La tua impietosa crudeltà nei confronti del castrato Eugenio è splendidamente raffinata
Si sa che per scrivere delle belle storie bisogna essere sadici. Stephen King insegna. XD
Oggettivamente cinici
Ah ah ah! Mi ha fatto parecchio ridere
Grazie. il prossimo episodio è anche meglio. ce l’ho già pronto