Il matrimonio
Le Nozze di Figaro.
Battute volgari.
Qualcuno non aveva rinunciato a portarsi il ferro in chiesa, il gessato con il rigonfiamento là dove la pistola era presente.
Ciononostante, il matrimonio fra Michael Mazzarella e Jessica Nuvola sanciva la pace tra due clan che fino a un mese prima si erano affrontati senza escludere stese con gli AK, agguati notturni, attentati con autobombe e lupare bianche.
Dopo tutto il sangue versato, quella notte sarebbero scorsi i fluidi corporei dei due giovani.
Non appena il prete terminò la cerimonia, pallido e sudato perché la chiesa era diventata l’edificio sacro a più alta densità mafiosa di tutto il Casertano, Michael sollevò il velo della sposa e la baciò.
Applausi generali, Andrea sbavava:
«La sposa! È proprio bella».
Luigi lo ignorò, anzi, si sentì felice, stava per fare festa.
E festa fu.
In un ristorante aperto dai Mazzarella e del quale, due settimane prima, i Nuvola avevano acquisito il cinquanta percento delle quote, si festeggiò. Alcolici di ogni tipo, spuntini di ogni assortimento e genere, un’orchestra neomelodica che suonava gli ultimi successi che impazzavano nei Quartieri Spagnoli e a Secondigliano.
Alla fine, ci si poteva rilassare.
Luigi però doveva tenere al guinzaglio Andrea, l’amico si stava dimenticando che Jessica Nuvola era diventata la moglie del figlio del capo. Fra tante ragazze, perché vuole proprio lei? Opinione di Luigi, Andrea non sapeva stare al suo posto. Fra un piatto e un altro sussurrava all’amico che faceva gli occhi a cuoricino alla sposa, la quale lo ignorava:
«Lascia stare! Lasciala perdere».
Andrea ogni tanto distoglieva lo sguardo da quella bellezza mediterranea e, una piega in fronte, protestava: «Michael non si è fatto tutta la strada come noi, e ha quella pollastrella tutta per sé. Non sa cos’è la fatica».
«Resta al tuo posto, è più saggio». Luigi si concentrò sulla tartare. Squisita.
Dopo qualche minuto, Andrea era sparito.
Fin lì nulla di grave: Dev’essere andato a fumarsi una paglia, considerò Luigi.
Dal tavolo d’onore mancava Jessica.
Doveva essere andata a rifarsi il trucco al gabinetto, considerò di nuovo Luigi.
Poi sentì che qualcosa non gli girava per il verso giusto. Quando due mesi prima aveva rallentato la moto perché l’istinto gli aveva pizzicato, un minuto dopo aveva scoperto che, se avesse proseguito con la corsa, una paranza dei Nuvola l’avrebbero crivellato di pallottole.
Tl ricordo che il cuore è un mezzo profeta, trasalì. «Andrea, no!». Abbandonò il tavolo, poco male la tartare, andò ai bagni. Invece di quello maschile, quello per le donne. E seppur ci fossero la musica e le voci non poté non sentire una donna che strillava:
«Che vuoi! Vattene».
Luigi se ne fregò che lì non poteva entrare, aprì la porta, vide Andrea che tastava tutto il corpo di Jessica Nuvola, e quest’ultima tentava di difendersi. Invano.
Il primo pensiero di Luigi fu che Andrea era impazzito.
Il secondo, che se voleva salvare molte vite doveva fermare Andrea, dargli una lezione e fargli capire che non poteva avere tutto quel che voleva.
«Oh, che succede» dietro Luigi, e Luigi capì che aveva esitato troppo a lungo.
Infatti.
Ad aver esclamato quelle parole, il padre della sposa che diventò paonazzo, sgranò gli occhi e puntò un dito verso Andrea: «Tu sei un soldato dei Mazzarella».
Andrea rise come un matto.
I fratelli della sposa intervennero e, assistendo alla scena e intuito tutto in un lampo, furono addosso alla sorella e ad Andrea.
Trascinarono via Jessica.
Pestarono Andrea.
Il baccano attirò gli altri soldati e fu tutto un susseguirsi di:
«Che combinate!».
«Fermatevi!».
«Lui è nostro amico».
Per salvare il matrimonio, e la pace, Luigi provò a spiegare che Andrea se l’era cercata, ma gli uomini dei Mazzarella misero in mostra le pistole.
I fratelli di Jessica fecero la stessa cosa.
«Vi uccidiamo tutti» sbraitò il padre della sposa.
Partì un colpo.
Il secondo.
Il primo morto.
Luigi avrebbe preferito che la festa di matrimonio degenerasse in un’orgia.
Non in una strage.
Peccato, era stata una bella festa.
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Bellissima l’ultima riga: quell’amarezza quasi comica (“meglio un’orgia che una strage”) ti lascia addosso la sensazione che in quel mondo la festa è sempre solo una miccia. Attenzione però ai luoghi comuni alla “Aldo Cazzullo”.
Avete saputo di cos’ha detto Aldo Cazzullo della canzone di Sal Da Vinci? Ecco, ci vorrebbe Sal Da Vinci (anche se non ci credo che la sua canzone sia adatta a un matrimonio di Camorra)