Il mirage del deserto

Vento.

Spirava un vento di tempesta, ma non era un episodio atmosferico, era l’arrivo dei Mirage.

Dassault Mirage III. Merci, France.

I Mirage schizzavano in direzione dell’Egitto, sotto c’era il Sinai, ma quello era ormai territorio israeliano.

Gli egiziani volevano resistere.

Non ce l’avrebbero fatta.

Eden filava in direzione due-sette-zero, il dito era pronto a tirare i missili.

Giugno 1967, da pochi giorni era scoppiata l’ennesima guerra, Israele contro tutti. Eden si ricordò che Dio ci mise sette giorni a creare il mondo, forse Israele ci avrebbe messo molto meno a vincere il conflitto.

Eccoli!

MiG con le torte egiziane. Puntavano su di lui.

«Arrivano» comunicò via radio il colonnello.

Ci furono cenni vocali di conferma: c’era un’ottima visibilità, impossibile non notarli.

I MiG egiziani erano lenti.

Eden armò il Matra.

«Fuoco, fuoco, fuoco!» urlò il colonnello.

«Attacco, attacco, attacco!» gridò per contro Eden.

Contro.

Un Matra filò via, agganciò un MiG. Eden vide il pilota egiziano sgranare gli occhi per la paura, dopo più nulla: una palla di fuoco sostituì l’aquila di metallo.

Morte.

Eden cabrò, andò quasi in salita verticale, discese guadagnando una manciata di chilometri a occidente. C’erano molti altri MiG. Sembravano cavallette stupide: dotati di una coscienza collettiva, non gli importava se due o tre di loro morivano, l’importante era abbattere il nemico sionista.

Illusi.

Ne morirono a frotte.

Matra, Magic, Sidewinder: i Mirage sputarono gli aria-aria che seminarono immagini di annientamento tra i MiG di Nasser.

Nasser: un guitto. Come lo odiava, Eden.

Adesso al posto dello stormo egiziano c’erano brandelli metallici disseminati fra le dune del Sinai.

I Mirage continuarono la folle corsa e raggiunsero il canale di Suez. Eden intravide i mercantili bloccati da anni, quelli i cui equipaggi consumavano tanta birra che nel fondo dello stretto c’erano milioni di bottiglie di vetro.

Eden si riempì di orgoglio: sarebbe andato fino al Cairo a eliminare Nasser.

Continuò il volo e il colonnello lo richiamò. «Eden».

Lo ignorò.

«Eden Mizrachi, che fai!».

«Il mio dovere».

«No. Ritorna indietro. Dobbiamo rimanere qua, qua c’è la guerra, di là il deserto».

Eden rimase a bocca aperta. Ma il mio è il Mirage del deserto!

Obbedì.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Eden si ricordò che Dio ci mise sette giorni a creare il mondo, forse Israele ci avrebbe messo molto meno a vincere il conflitto.” Bravo Kenji, Un bel modo di dirci che si tratta della guerra dei sei giorni.

  2. Un incipit suggestivo, un buon ritmo narrativo vivace, con varie metafore efficaci. Buono anche il finale. Per gli amanti di questo genere, una breve ma interessante lettura, penso.