Il Monte Musinè

Serie: La strana storia dei mediamente organizzati

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( Immagine di copertina di Fabio Elia)

Come accennato, attorno a questo monte sono state create molte leggende. Intanto, è famoso perchè Costantino, il giorno prima di vincere una famosa battaglia, sulla cima di questo monte avrebbe visto in cielo una luce a forma di croce. Oltre a ciò, i druidi celtici avrebbero scelto questo monte per i loro riti e si possono trovare lungo i sentieri delle incisioni puntiformi, su alcune rocce a forma di stele, che pare rappresentino delle costellazioni. Questo monte attira l’attenzione perchè, quando quelli intorno sono tutti innevati, su di esso la neve non attecchisce e quando, in primavera, gli altri si coprono di vegetazione, esso rimane brullo anche se, per ovviare a quest’ultimo inconveniente, la gente del posto ha piantato diversi alberi e adesso, infatti, anche in lontananza, il monte appare un po’ più verdeggiante. Ha, inoltre, la fama di essere pieno di vipere. Queste stranezze vengono interpretate, nientepopodimenoche, con la presenza di una base aliena nel sottosuolo, i cui campi magnetici scioglierebbero immediatamente la neve e non farebbero crescere vegetazione. Le numerose vipere sarebbero un escamotage per tenere distanti i curiosi. Negli anni ’70 c’è stata anche la testimonianza di un caso di abduction; un escursionista avrebbe visto un suo compare sparire nell’avvicinarsi troppo ad un oggetto volante non identificato. Andato a chiedere aiuto e tornato con altri per cercare l’amico scomparso, lo avrebbe ritrovato sotto schock. Entrambi avrebbero poi sofferto a lungo di congiuntivite per aver guardato le strane luci del velivolo durante l’avvistamento. Oltre a ciò, si narra di avvistamenti di bagliori vari, fuochi fatui, ruscelli che scorrono al contrario e, questo già più realistico e credibile, la frequente presenza di sette esoteriche che compiono riti (per cui il tavolo di pietra in cima al monte sembra proprio fatto apposta).

Esaltati da tali leggende, rinverdite durante le presentazioni del mio romanzo, io e i miei amici abbiamo deciso di salirci di notte, dopo che tre di noi erano già saliti in avanscoperta di pomeriggio senza trovarvi nulla di esaltante o inquietante, se non tafani grossi come calabroni che non ti mollavano neanche un secondo e ti ronzavano nelle orecchie fino allo sfinimento (forse il piano B degli alieni per tenere lontani i curiosi, nel caso le vipere non fossero bastate). Ci siamo dati appuntamento nel parcheggio che c’è subito sotto una delle pendici del monte, dalle parti di Caselette. I Mediamente Organizzati stavano per prendere forma, ma ancora non lo sapevano; noi, infatti, pensavamo fosse una follia isolata che non avrebbe avuto un seguito. Quella sera c’eravamo: io, Blaco, Demu, Veo, Favie e Ele, Scilli e Basso. Demu era un amico che frequentavo da circa un annetto, ma che non sarebbe durato nella combriccola poichè non gradiva il loro modo caciarone di aggredire i sentieri di montagna durante le escursioni; il loro urlare continuamente e prendere tutto per scherzo, toglieva a lui il fascino dell’avventura. Basso era stato, invece, un nostro compagno di cocktail da qualche anno, ma da quando gli avevamo presentato Mery e i due si erano messi insieme, era con noi part time, anzi più che un part time era una collaborazione “a progetto”. I due si erano da poco rimessi insieme dopo una grossa crisi e a breve avrebbero avuto un figlio, evento che avrebbe del tutto compromesso la sua partecipazione alle avventure della banda. E’ riuscito a fare un paio di escursioni prima che Mery, che non vedeva di buon occhio queste nostre camminate notturne, lo tirasse via del tutto dal gruppo. E’ un buono, Basso, di poche parole e spesso nel suo mondo. Gli piace la tecnologia, i Negroni e ripetere le parole sezionandole in due parti, trovando la cosa divertente. Lo contraddistingue un particolare bell’aspetto, anche se dopo essersi accasato, gli è cresciuta la pancia.

Riunitici al parcheggio, facciamo una foto di rito, scherzando sul fatto che forse è l’ultima poichè non sopravviveremo (abbiamo spesso questo tipo di umorismo macabro). Cominciamo a salire, muniti di torce in fronte, fissate con un elastico . Di sera è molto più piacevole, sia per la temperatura fresca, sia perchè non ci sono tafani. Demu e Ele sono in testa al gruppo. Demu è molto competitivo e forse il non trovarsi a suo agio con la banda lo spinge a isolarsi in testa al gruppo. Ele non palesa competitività, ma sarà un leit motiv vederla in testa al gruppo durante le escursioni. Favie continua a urlare “Bombeeeer” e “Meeeeex”(che è il mio nome storpiato e più in là verrà ulteriormente storpiato in Beeeiiics). Veo ha mangiato troppo e sta patendo la fatica; oltretutto si aggrappa agli alberi che, muovendosi, fanno cadere insetti e robe varie ed io che sono proprio dietro di lui mi incazzo

-Porcoddue! Veo, qua ci sono le Processionarie che sono pericolose! Se me le fai cadere addosso, sono cazzi!-

Quando si apre un discorso come questo, salta su spesso “il professorino” Scilli a spiegare come stiano “esattamente” le cose. Anche Ele a volte interviene con saccenza. Favie dà piccoli input non impegnativi che sono un mix di saccenza, sarcasmo, sufficienza, con cui può, contemporaneamente, far vedere che ne sa, canzonarti e non aver detto in pratica nulla, senza quindi esporsi a falsificazione. Così si può sentire Ele che dice:

-Ma la Processionaria non è letale per l’uomo, al massimo ti viene la febbre.-

-Massììììììì- interviene il professorino Scilli- Non fa nieente. Gazz deve fare sta Processionaria di merd.-

-Morirai, Meeex.- Sentenzia ironico, Favie, mostrando così di sapere che la Processionaria non è pericolosa, che io sono ipocondriaco e mi preoccupo troppo, il tutto senza aver detto nulla di tutto ciò.

A proposito di Scilli, accusa la fatica ed ha per tutto il tempo una faccia che sembra dire “chi cazzo me l’ha fatto fare di venire fin qui”, tanto che il gruppo pensa di non vederlo mai più a future eventuali escursioni. Lui e il buon Blaco, che decide di stargli vicino, chiudono il gruppo e rimangono spesso tanto indietro che non ne vediamo più la luce delle torce e dobbiamo fermarci a chiamarli:

-Scilliiiiii- -Blacoooo- -Bombeeeer- -Meeeeex-(che non c’entrerebbe nulla perchè io sono a fianco a loro, ma Favieee lo urla sempre e comunque)

-Uoooooohhhhhh!- Risponde Scilli.

Allora ripartiamo. Anche Veo, che mi sta davanti, accusa la fatica e mi rallenta, non lasciandomi passare quando tento di aggirarlo (perchè Veo è dispettoso), e lamentandosi perchè ha mangiato troppo, ogni tanto lascia partire qualche scoreggione. Io perciò sono costretto ad andare piano e tenermi a distanza, sia perchè scoreggia sia perchè si appoggia agli alberi e ne fa cadere Processionarie, ragni e schifezze varie. A un certo punto, approffitto di una sua debolezza per riuscire finalmente ad aggirarlo e passargli oltre. Si era chinato, pensando di aver visto una vipera che invece era un ramoscello, spaventando tra l’altro tutto il gruppo, annunciando la presenza di una vipera. Ogni tanto, ci fermavamo col cuore in gola perchè, da varie direzioni del bosco ciscostante, qualche rumore di animali ci spaventava. Dal trapestio, sembravano animali di grossa taglia. Cinghiali? Caprioli? Comunque sia, le nostre luci e la nostra caciara li facevano scappare. Dopo qualche secondo, in cui restavamo lì fermi, con le orecchie tese, dicendo

-Zitti! Zitti!-

E non riuscendo mai a fare silenzio perchè c’era sempre qualche stronzo che diceva

-Zitti! Zitti!-

Riprendevamo il cammino. A un certo punto ci siamo imbattuti nel primo dei tanti enormi rospi che avremmo trovato sul sentiero. Stavano fermi immobili, anche se li sollecitavi leggermente con un bastoncino e li illuminavi con la torcia. Uno di questi, forse per la paura, ha urinato mentre gli stavamo sopra illuminandolo. Comunque sia, siamo dei bravi ragazzi, amiamo la natura e gli animali, pertanto lo abbiamo lasciato in pace, passandogli oltre. A un certo punto, Demu ha provato a farmi spaventare sbucando fuori da un albero, ma avevo subodorato lo scherzo e mi ha spaventato a metà. Poi ha provato a raccontare una barzelletta, che anch’io conoscevo, ma nel raccontarla ha sbagliato qualche particolare che era fondamentale per la riuscita della comicità, allora gliel’ho fatto notare per evitargli un fiasco, ma lui l’ha presa male e non ha voluto seguitare a raccontarla. Capisco che era un suo tentativo di integrarsi con il gruppo ed io gliel’ho rovinato. Il mio intento era esattamente l’opposto, ma lui , che in quel momento si stava esponendo in una situazione che lo metteva a disagio, era emotivamente labile e ciò gli ha fatto fraintendere le mie intenzioni. Mi sono sentito davvero in colpa, pensando che avrei dovuto farmi i fatti miei, ma ormai quello che era fatto, era fatto. Gli altri hanno rincarato la dose insultandomi per la mia interruzione, ma loro non conoscevano la barzelletta perciò non potevano capire che avevo cercato di “salvarlo”. Comunque, barzelletta o non barzelletta, seguitavamo a salire verso l’oscurità della cima. La salita sembrava interminabile ed eravamo tutti sudati marci e ansanti. Ogni tanto qualcuno si lamentava, chiedendo ad alta voce quando saremmo arrivati. Io rispondevo sempre che mancava poco…e dopo un po’ mi avrebbero odiato per questo.

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