Il Narratore Inaffidabile

Articolo a cura di Micol Fusca

Avverti una stonatura nel romanzo che stai leggendo? Provi un’istintiva diffidenza nei confronti della voce narrante, dovuta a impercettibili dettagli che non collimano? Potresti essere incappato in un narratore inaffidabile

Molti di voi lo avranno già incontrato, ma chi non ha ancora avuto il piacere di conoscerlo non ha nulla da temere. 

Quella del narratore inaffidabile è una tecnica che viene utilizzata per alzare la soglia di attenzione del lettore ed incrementare il ritmo narrativo; si sposa alla perfezione con romanzi che per loro natura giocano sulla suspense e sulle dinamiche psicologiche. Di norma prevede la narrazione in prima persona e trova terreno fertile nei generi thriller, horror e poliziesco. 

Ma cosa fa un narratore inaffidabile? Semplice: omette, altera, distorce.  Ama far brancolare nel buio tacendo fatti essenziali, necessari alla soluzione del dramma in atto; altera la percezione proponendo il suo punto di vista, assolutamente di parte; distorce quanto accaduto presentandolo secondo un’angolazione che gli permette un vantaggio. Alla base del suo comportamento possono esserci diverse ragioni, ma il risultato non cambia: distrae il lettore dai reali accadimenti della storia.

L’inganno diviene il vero protagonista del romanzo e il lettore, una volta subodorato di avere a che fare con un narratore inaffidabile, pone particolare attenzione alla trama al fine di comprendere le reali dinamiche della vicenda.

Fra tutti i libri che propongono questo espediente narrativo, ve ne sono due particolarmente noti: un grande classico, “La coscienza di Zeno”, e il più recente “La ragazza del treno”.

La coscienza di Zeno

Ne “La coscienza di Zeno”, di Italo Calvino, Zeno Cosini si rivolge al dottor. S. per liberarsi dalla dipendenza del fumo e dal senso di inadeguatezza che avverte fin dalla gioventù (che egli associa ad una malattia). Lo psicanalista gli consiglia di redigere un’autobiografia, annotando le fasi salienti della sua vita al fine di rintracciare l’origine del suo disagio e sciogliere i nodi.  Tuttavia, nel tentativo di apparire migliore di quanto egli sia, Zeno altera i fatti accaduti, mentendo e distorcendo la verità.

Il lettore viene messo sull’avviso già nella prefazione: Zeno è un narratore inattendibile. Nel primo capitolo è proprio il dottor S. a introdurre lo scritto vero e proprio, ovvero il diario del suo ex paziente, giustificando la decisione di renderlo pubblico per vendetta. Lo psicanalista avverte che quanto riportato in quelle pagine è frutto di menzogne.

“Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia. Sappia però ch’io sono pronto a dividere con lui i lauti onorarii che ricaverò da questa pubblicazione a patto che egli riprenda la cura. Sembrava tanto curioso di se stesso! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante verità e bugie ch’egli ha qui accumulate!…” DOTTOR S.

(“La Coscienza di Zeno” Italo Calvino – Prefazione)

Il lettore non può che chiedersi se quanto raccontato da Zeno, in un flusso di coscienza puramente soggettivo, sia o meno vero. Per lo meno, lo induce a diffidare di lui. 

La ragazza del treno

Il più recente “La ragazza del treno”, di Paula Hawkins, ha saputo conquistare il favore di una nutrita platea di lettori grazie all’imprevedibilità della trama. 

La protagonista, Rachel, è un’alcolista con alle spalle un divorzio doloroso. Ama viaggiare in treno ed ogni giorno percorre una tratta che la porta a costeggiare l’abitazione dove il marito vive con la nuova compagna; lungo il tragitto Rachel è solita volgere lo sguardo fuori dal finestrino per osservare paesaggi e persone. Una giovane coppia che è solita fare colazione sul terrazzo di casa solletica il suo immaginario, tanto da innescare un gioco di fantasia in cui sono visti come l’incarnazione dell’amore perfetto. Un evento inatteso, una variazione dalla quotidianità, dà l’innesco al thriller vero e proprio.

Il romanzo gioca sulla dipendenza della protagonista, la cui voce narrante è condizionata da umori alterni. I suoi ricordi appaiono labili, la sua personalità instabile. Con il trascorrere della storia la credibilità di Rachel perde consistenza e le continue contraddizioni spingono il lettore a porsi delle domande e a cercare fra le righe ogni possibile indizio in grado di condurlo alla verità.

Il suo è un narratore inaffidabile che produce caos e così facendo prelude a colpi di scena che tengono viva la soglia di attenzione. 

Archetipi

Nel corso degli anni si è tentato classificare questa figura narrativa in archetipi, partendo da un’analisi effettuata da William Riggan nel 1981.

Prendendo spunto dalla sua opera, sono stati individuati cinque tipi di narratori inaffidabili. Ognuno di loro costruisce la sua verità su basi differenti.

Il Picaro: esagerato, vanaglorioso, celebra la sua presunta perfezione.

Il Pazzo: alienato, dissociato, attua secondo meccanismi di difesa mentale.

Il Naif: immaturo, ingenuo, ha un punto di vista limitato.

Il Pagliaccio: gioca consapevolmente con le convenzioni e le aspettative del lettore.

Il Bugiardo: travisa se stesso deliberatamente, per distrarre l’attenzione da una condotta sconveniente.

Avete mai sperimentato in tal senso? Uno dei vostri racconti ha per protagonista un narratore inaffidabile? Se sì, raccontateci la vostra esperienza e diteci nei commenti se vi siete divertiti a scrivere la vostra storia. Altrimenti, è il momento giusto per accettare la sfida proprio su Edizioni Open. Come? Scrivete un LibriCK o una Serie. Le storie con il TAG inaffidabile saranno esposte automaticamente qui in basso e diventeranno parte integrante di questo articolo.

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Discussioni

  1. ciao @micol-fusca , finalmente arrivo anche io a leggere questo articolo davvero interessante.
    Sai che non conoscevo questa tecnica? o meglio, non avevo mai considerato fosse una tecnica specifica, con un suo nome ed una sua classificazione. Sicuramente ho letto romanzi o racconti che usavano questa tecnica, e a questo punto, credo di averla (inconsapevolmente) utilizzata anche io, magari in maniera abbozzata, in un paio di librick che ho pubblicato qua in passato! 🙂

    1. Ciao Sergio, sì è una tecnica davvero interessante e presto o tardi tutti noi ci siamo incappati. Se hai qualche racconto che risponde alla chiamata, non resta che collegarlo al lab 😀

    1. Ciao Virginia. Quando ho scritto il mio racconto mi sono divertita, sono sicura che riuscirai a sorprenderci. Sono curiosa di vedere quale sarà l’archetipo che sceglierai

  2. “Il Cacciatore di Zombie” lo andrò a cercare qui. Hai fatto un bel viaggio andando a sondare questo “punto di vista inaffidabile” e lo hai fatto fare anche a me. Si intuisce, ribadisco, il lavoro che c’è dietro oltre alla sperimentazione.

    1. Ciao Bettina, sono rimasta affascinata dalla figura del “narratore inaffidabile” fin dalla prima volta che ne ho sentito parlare. Quando in seguito ho scoperto che esistono degli archetipi legati a questo stile narrativo, è nato in me il desiderio di sperimentare. Qualche mese fa ho pubblicato qui un racconto intitolato “Il Cacciatore di Zombie” che ha come protagonista “Il Pazzo”. Apparentemente è una storia fantasy, in realtà la storia di un killer internato in un istituto psichiatrico. Se riesco, vorrei provare a lavorare su una delle altre figure e pubblicarne un altro