Quella maledetta luce

“Splash…splash…”

Il rumore dei suoi passi nell’acqua era l’unico suono che accompagnava Omar.

Avanzava da solo in quella galleria, diversi metri sotto terra, determinato a portare a termine l’incarico che gli era stato assegnato. La parte centrale era allagata, ma era comunque il percorso migliore. A destra ed a sinistra di quel corso d’acqua si alternavano rientranze sabbiose, pareti di roccia irregolare ed una strana vegetazione decisamente innaturale. Poche sorgenti di luce sparse qua e là lungo il percorso gli davano un riferimento circa i cambi di direzione, ma non fornivano una luce sufficiente a camminare senza rischio di cadere. Fortunatamente si era portato una torcia con la quale illuminare il cammino.

Avanzava nel tunnel sotterraneo, pensando all’urgenza del suo compito, sapendo che qualche decina di metri sopra di lui presto le vie sarebbero state calcate dai numerosi piedi, attaccati alle gambe di persone provenienti anche da molto lontano. Qualcosa che sembrava oro brillò alla sua sinistra quando la luce della torcia lo illuminò accidentalmente, ma Omar tirò dritto. Il suo compito non poteva aspettare. Lo scheletro disteso su un banco di sabbia poco fuori dall’acqua non lo turbò minimamente.

Avanzava nel buio con la tranquillità di chi sa cosa deve fare, e la calma di chi sa come farlo. Passò quello che sembrava un insediamento abitato (“qua sotto!”, pensò, “che senso ha?”), con simulacri di edifici celati nell’ombra. Gli sembrò di percepire sguardi su di sè, ma la sensazione durò poco. Era certo di essere da solo. E finalmente raggiunse il punto in cui – lo sapeva, era la sua meta – la galleria irregolare diventava un condotto con una volta a sezione semicircolare. E notò la luce. Nelle pareti c’erano delle aperture circolari da cui altra acqua affluiva al condotto centrale. Si fermò, e quello dei rigagnoli che cadevano nel corso principale era l’unico rumore che si sentiva. Lo ignorò e si concentrò sulla luce: da un pertugio nella volta, ad intervalli irregolari una luce cresceva, cresceva, cresceva, fino ad inondare il tratto di galleria davanti a lui. Poi all’improvviso tornava il buio. E di nuovo, la luce ricompariva, aumentando d’intensità fino quasi a far male agli occhi di Omar. Che sbuffò, ed avanzò verso di essa. Dopo due passi alzò gi occhi: un’apetura nella volta, dalla quale si vedeva un tenue, debolissimo cielo azzurro attraverso una grata. Quella che cercava lui era la terza.

Avanzò. La luce era tornata e scomparsa altre due volte, quando lui fu sotto la grata. Alzò lo sguardo verso l’alto, e tutto come sarebbe dovuto essere: cielo azzurro attraverso le sbarre a maglia perpendicolare. Ma ecco la luce crescere, al punto che fu presto costretto a distogliere lo sguardo. Scuotendo il capo, andò deciso verso destra. Illuminò la parete, e trovò una porta nascosta, con una piccola serratura. Si tolse lo zaino dalle spalle, mise la mano in una tasca, e ne estrasse un grosso mazzo di chiavi. Illuminandole con la torcia ne identificò una, la provò nella toppa, e sentì il classico “click”. Spinse, e la porta si aprì su un condotto dove si passava a stento, con pareti, pavimento e soffitto perfettamente lisci. Si tolse gli stivali bagnati, indossando un paio di scarpe più comode che aveva messo appositamente nello zaino, ed entrò. Raggiunse una piccola stanza ricavata nel terreno, senza finestre, ma con un piccolo condotto che permetteva l’areazione. Subito le sue narici furono invase da un odore di fumo eccessivamente acre.

Fece luce davanti a sè con la torcia, ed illuminò quello che ad occhi inesperti sarebbe sembrato un rompicapo insolvibile. Ma non a lui. Omar era decisamente preparato.

Fu così che in un attimo capì la causa di quelle esplosioni di luce, e con mano sapiente, sfruttando gli strumenti che si era portato, eliminò l’anomalia.

Ripercorse lo stretto passaggio, rimise gli stivali, tornò nella galleria principale, si mise sotto la botola e guardò in su: cielo azzurro attraverso le sbarre. Qualche nuvola, ma nulla di strano. Bene.

Si incamminò a ritroso lungo il tunnel, mise una mano in tasca e prese un piccolo walkie-talkie e chiamò il suo caposquadra:

«Oh, guarda che ho fatto, eh.»

Ascoltò in silenzio una breve domanda, poi riprese:

«No, niente, si era bruciato un relè, avevi ragione, ed ha sminchiato il dimmer, lo mandava in loop da minimo a massimo. Ho cambiato sia il relè che il dimmer, e l’ho regolato uguale alle altre botole. Comunque dì a Piero di mandar giù qualcuno dei suoi a sistemare il manichino che tira il maiale, che c’ha un braccio fuoriposto.»

Mise via il walkie-talkie, e proseguì verso l’uscita.

Il problema era stato risolto, l’anomalia nel quadro luci sistemata. Il parco dei divertimenti avrebbe riaperto da lì a due giorni, e l’attrazione dei “Corsari” era pronta ad accogliere i visitatori.

Omar sorrise nel buio, e pensò di essersi proprio meritato un bel caffè. 

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Discussioni

  1. Atmosfera dark, cunicoli, tunnel allagati, descrizioni minuziose e poi…oh guarda che ho fatto eh! :D! Tutto mi aspettavo che un elettricista in un parco di divertimenti! Finale geniale! Bravissimo!!! Ciao Sergio!

    1. Ti ringrazio!! 🙂 qui l’intenzione era quella, ho provato a “giocare” un po’, ingannando il lettore, per poi scoprire il gioco alla fine 🙂
      Son contento di sia piaciuto! Grazie!!

  2. Un racconto eccezionale che spiazza completamente con il finale a sorpresa mostrando come la prospettiva dalla quale narri un evento cambia radicalmente l’interpretazione. Lo stile è puntuale e preciso, non spreca nemmeno una parola, ottimo su tutti i fronti.

    1. ciao Alessandro, ti ringrazio davvero per il tuo commento! Si, dici bene: volevo proprio giocare con la narrazione offrendo una prospettiva “pilotata” di modo da indurre il lettore a credere altro.
      Grazie davvero per i complimenti anche allo stile! è qualcusa su cui so di dover migliorare, quindi se ti è piaciuto, son davvero contento! (accetto comunque sempre consigli per far meglio)
      Ciao!

  3. Ciao Erica! Grazie!! 🙂 eh si, questa volta ho proprio voluto giocare un po’e fare credere qualcosa di diverso…
    Mi piace molto il tuo commento, arricchisce il racconto: in teoria la mia idea era solo quella di “ingannare” il lettore, ma in realtà si potrebbe anche pensare che con un po’ di fantasia, l’avventura possiamo viverla anche nella nostra quotidianità! 🙂

  4. Ciao Sergio 🙂
    Hai avuto un’idea davvero originale e il modo in cui l’hai gestita è stato geniale. Hai mostrato come i retroscena di un lavoro comune come l’elettricista possano risultare eroici e avventurosi!
    Rileggendolo una seconda volta, nonostante conosca già il finale, ho provato la stessa tensione della prima lettura.

  5. “Fu così che in un attimo capì la causa di quelle esplosioni di luce, e con mano sapiente, sfruttando gli strumenti che si era portato, eliminò l’anomalia.” Solo arrivato a questo punto ho capito che Omar doveva essere un elettricista, prima di arrivare qui chissà cosa mi ero immaginato… Bravo Sergio, mi sei piaciuto!

    1. Ehehe! L’idea era proprio quella di portare il lettore a pensare a chissà cosa, e poi..
      ?
      Ti ringrazio!!!

  6. Ciao Sergio, e che cavolo, sembrava un proprio un horror, un thriller, la tensione era ottima, ottime anche le descrizioni, molto serrate e… Poi… Sono rimasto a bocca aperta???! Sei stato bravissimo a gestire il tutto, oltre che geniale, i miei complimenti, hai fregato tutti???!

    1. ahah! Grazie, Antonino, grazie davvero, troppo buono 🙂
      ho voluto fare uno “scherzetto” ai lettori, la parte divertente della stesura di questo racconto è stata proprio lo scrivere le descrizioni dello scenario di modo che depistassero 🙂
      Grazie di cuore!

    1. Ciao Raffaele! Ti ringrazio! È un racconto senza troppe pretese, lo ammetto, ma mi son divertito cercare di creare questo “depistaggio” come l’hai definito tu. ? È stato un bell’esercizio ?

  7. Ciao Sergio. Hai tramato… e io ci sono cascato! Hai fatto bene a concentrarti sulle descrizioni, portando il lettore a focalizzarsi maggiormente proprio sullo scenario che hai abilmente orchestrato. E poi il tutto si disappanna sul finale… un finale che non può che sorprendere. Bravissimo! 🙂

    “Lo scheletro disteso su un banco di sabbia poco fuori dall’acqua non lo turbò minimamente.”… Questa è una delle parti che ho apprezzato parecchio, proprio perché risponde bene al “gioco” che hai ordito.
    Alla prossima lettura! 🙂

    1. Ciao Giuseppe!
      Grazie per il commento! La tua analisi descrive perfettamente quelle che erano le mie intenzioni ed i mezzi (descrizione “selettiva” dell’ambiente) usati per metterle in pratica..
      Lo scopo era divertire il lettore, strappandogli un sorriso o in alternativa un “vaffa…” alla fine😅
      Tutto nasce da un’associazione di immagini tra la grata del video del Lab e quelle nella finta fogna dei Corsari di Gardaland. E poi il resto s’è scritto da solo 😁😁😁

    1. Ciao Dario, ti ringrazio! 😁 Ammetto di essere stato un po’… subdolo, ma l’intenzione era quella di “ingannare” (bonariamente) il lettore, portandolo a credere ciò che non era, per poi smontare il castello alla fine. Grazie ancora!

    1. direi quasi un tracobbetto, visto che ci sarebbe anche un galeone in una grotta… (e se mi prendi il riferimento, birra pagata! 🙂 )
      Te l’avevo detto che mie era venuta un’idea stupida! 🙂 l’immagine della botola mi ha fatto scattare un’associazione per immagini con Gardaland, e… ecco qua 🙂
      Tra l’altro – fun fact – non so se tu sia mai stato a Gardaland ed abbia fatto questa attrazione, ma dove c’è il tizio che tira il maiale c’è anche il manichino di una donna che si affaccia alla finestra con voce registrata che urla: “Sergio! Sergio! vieni a casa! c’è l’immondizia da portare fuori!” 🙂

    2. Se parli dei Goonies, direi che citi il mio film preferito.
      Sono stato a Gardaand e ho fatto quell’attrazione, non ricordo la voce però 😛

    1. Ciao Cristina, grazie!
      già, l’idea (avevo anticipato sul gruppo FB che si sarebbe trattato di qualcosa di “sciocco”) era proprio quella. L’immagine mi aveva fatto pensare alle botole che ci sono nel percorso dei “Corsari” di Gardaland. E da lì è partita l’idea di lasciare tutto volutamente ambiguo fino alla fine, per poi svelare il “mistero”: che, appunto, di misterioso non c’era nulla 🙂

  8. “Passò quello che sembrava un insediamento abitato (“qua sotto!”, pensò, “che senso ha?”), con simulacri di edifici celati nell’ombra. Gli sembrò di percepire sguardi su di sè, ma la sensazione durò poco”
    Questo passaggio mi è piaciuto
    Apocalittico! 😂

  9. Ciao Sergio,
    fino alla fine, come penso fosse tua intenzione, ho pensato a un racconto post apocalittico 😀
    Hai saputo tenere alto il mistero grazie alle descrizioni accurate, tanto che ho seguito ogni passo di Omar avvinta dalla situazione.
    La svolta finale mi ha fatto ridere, il tuo è davvero un lab originale e ben scritto. Omar non è l’unico a meritare un caffè. Magari un Illy Selezione Arabica Guatemala 😉

    1. Ciao Micol! Si, l’intenzione era quella, giocare sulle descrizioni di modo che fossero adeguate, senza che però permettessero di contestualizzare, o capire dove fosse davvero Omar. Anche il nome l’ho scelto per questo motivo, si adatta a diverse ambientazioni 😅
      Ottima scelta per il caffè, buongustaia! Basta che poi qualcuno nun me ce manni…. 😁😁😁