
Il pescatore
Serie: La vendetta del capitano
- Episodio 1: Il prigioniero e la sua storia
- Episodio 2: La proposta
- Episodio 3: Una visita inattesa
- Episodio 4: Il pescatore
- Episodio 5: Verso Sud
STAGIONE 1
“Grazie Marcél!”
Lame Garrett, lasciò un pugno di monete sul bancone ed uscì a fatica dalla locanda.
“Sempre un piacere, mastro Garrett.” replicò il locandiere, all’uomo che spariva all’esterno.
Un tuono rimbombò in lontananza e Garrett sapeva che non era un buon segno.
Lo avvertiva nelle ossa, specialmente nei gomiti e nella schiena. Diceva sempre che coi suoi acciacchi ci poteva rimettere l’ora. E quelle nuvolacce nere erano niente di meno che il preludio di un gran brutto temporale. Di quelli che di certo non ti facevano venire voglia di andare per mare. Ci sarebbero voluti due giorni, forse tre, per sistemare le cose. Tuttavia non era preoccupato. Era una fortuna che avesse pescato più del solito il giorno prima. Si era già bevuto mezza paga, ma aveva due bellissimi tonni sotto sale, che sarebbero bastati a farlo tirare avanti fino alla fine della tempesta. Per cui, sorridente, tirò un profondo sospiro, riempiendosi i polmoni di quell’aria salmastra, gonfia dell’imminente pioggia e mentre si avvicinava al porto, iniziò a canticchiare:
C’era una volta una nave, che prese il mare…
Sfilava fra le casupole arroccate confusamente una sopra l’altra, che sembravano volersi arrampicare su una montagna immaginaria:
The Billy O tea, era il suo nome…
Percorreva il pontile di legno, incespicando sulle assi scomposte, sorrette da piloni pieni di alghe e molluschi.
I venti soffiavano forte, la sua prua si abbassò…
Raggiunse un dory dall’aria malandata, che ondeggiava visibilmente, in attesa del suo capitano.
Ambra Fortunata.
La sua barca.
Decrepita, senza alcun dubbio, eppure ancora in grado di restare a galla. Era per quello che Lame Garrett aveva preso la decisione di sfidare la sorte, aggiungendo la parola Fortunata a quello che prima era solo Ambra. Garrett controllò le cime e fece per salire a bordo, ma avvertì una presenza alle sue spalle.
“Se la pesca dovesse buttare male, Lame, potete sempre cantare per vivere!”
Il pescatore si voltò “Signor Oswald! Ma che…” sbottò, sorpreso nel trovarsi il pirata davanti a lui. “Vi credevo per mare, in una delle vostre imprese.”
“Grazie al cielo credo di essere abbastanza assennato da restare coi piedi ben piantati a terra.” Rispose Charles Oswald, in piedi davanti a lui con le mani dietro la schiena, accennando con la testa alla tempesta che avanzava all’orizzonte.
“Che sarà mai un po’ di vento per un temibile pirata come voi…” Lame Garrett rise e si chinò, iniziando ad armeggiare con gli averi all’interno della sua barca. “Dove diavolo sei…” disse mentre frugava tra gli ami e le cime arrotolate. “Ha-ha! Eccoti qui” disse poi, tirando fuori una bottiglia di vetro opaco, contenente un liquido ambrato. La porse ad Oswald “volete favorire?”, il pirata rifiutò alzando una mano, sicché Garrett fece spallucce e strappò via il rozzo tappo di sughero, trangugiando quasi metà dell’intruglio alcolico. “A cosa devo l’onore?” domandò infine, asciugandosi le labbra con la manica della camicia piena di rammendi: “non capita tutti i giorni di ricevere la visita da parte di un ufficiale della ciurma di Edward Moore.”
“Fate ancora affari al largo di Isla Mona?” Chiese il pirata.
Un lampo di sgomento attraversò il volto del pescatore: “Affari? Ma…Di cosa state parlando?”tergiversò, visibilmente a disagio per la domanda scomoda.
“Suvvia, Lame. Non penserete mica che io non sappia dei vostri loschi traffici. Potete stare tranquillo, non è la vostra canapa a destare il mio interesse.”
Lame Garrett si rasserenò, al contrario del maltempo che invece andava rinforzandosi. Rimase in silenzio, avvertendo in cuor suo che il pirata di fronte a lui era prossimo a svelare il vero motivo della sua visita.
“Necessito di un passaggio.”
“Per dove? San Juan? San Croix?”
“Fort-de-France.”
“La Martinica…” Il pescatore, assunse un’aria riflessiva “fare porto una seconda volta è rischioso, signor Oswald.”
“Non sarà necessario, se potrò prendere in prestito una delle scialuppe.”
Il pescatore annuì “sarete solo?”
“Con uno dei miei.”
Lame Garrett sorrise “ebbene, due nuovi mozzi per la Flower!”
Il pescatore alludeva alla Flower-Upon-Sea, uno dei tanti brigantini che navigava sulla rotta commerciale tra Nassau e l’isola di Trinidad e Tobago, per il trasporto di spezie e materiale edile, il cui compiacente capitano, compagno di bevute del vecchio Garrett e facilitato da qualche moneta nelle saccocce, spesso si distraeva durante le operazioni di carico, mentre i suoi uomini issavano a bordo qualche dozzina di casse non accompagnate da documenti. La velocità dell’imbarcazione consentiva un viaggio di circa quattro giorni, per cui non era prevista alcuna sosta ma, anche in quel caso, la Flower gettava l’ancora per qualche ora, al largo di Isla Mona, tra Puerto Rico e La Repubblica Domenicana.
E quando infine la nave raggiungeva la sua destinazione, le casse erano misteriosamente sparite.
“Avrebbe dovuto salpare tra due giorni” proseguì Lame Garrett “ma temo che la tempesta farà rallentare la partenza.”
“E sia…” Replicò Charles Oswald “ma fate in modo che il capitano ci prenda a bordo per il prossimo viaggio. Intesi?”
Il pirata lanciò un oggetto verso Lame Garrett, il quale lo afferrò al volo con una mano ma, colpa forse del rum che aveva in corpo, nel gesto perse quasi l’equilibrio rischiando di rovinare all’interno della barca. Stringeva nel palmo una piccola sacca scura. Non fece fatica a capire cosa vi fosse contenuto all’interno per via del peso decisamente consistente nonostante le modeste dimensioni. Una moneta argentea faceva capolino dalla fessura della sacca, rivolgendo la testa del Governatore delle Bahamas verso gli occhi avidi del pescatore. Lasciò che la bottiglia gli scivolasse dalla mano e finisse in acqua con un tonfo sordo, senza porvi alcuna attenzione. Garrett non perse tempo a contare il bottino. Era certo che dentro quella sacca ci fossero almeno dieci scellini, forse quindici. Un mese di paga…Al diavolo quella bottiglia, si sarebbe comprato tutta la scorta di Marcél!
“S-siamo d’accordo, signor Oswald.” Rispose il pescatore, col fiato corto per l’emozione, continuando a fissare il malloppo.
“Molto bene, vi auguro una buona serata, mastro Garrett.”
Senza attendere, Charles Oswald si voltò e prese a camminare, allontanandosi dal pescatore.
La prima parte era cominciata.
Si era appena procurato un passaggio in incognito verso La Martinica e si riteneva soddisfatto.
Non sapeva bene da dove venisse tutto quell’entusiasmo, i punti di incertezza era ancora molti, ma in cuor suo sentiva che la via era ormai tracciata e che niente avrebbe potuto fermarlo.
Il sottile soffio di vento che lo aveva sfiorato nella sua casa il giorno prima, tornò a farsi sentire, con un leggero alito dietro la nuca. Ebbe come l’impressione che si trattasse di una carezza, ma che culminava con un unghia trascinata sulla pelle.
Infilò una mano nella tasca e sfiorò l’agata nera al suo interno.
Con un brivido si rese conto della strana e inspiegabile somiglianza della sua superficie con quell’alito di vento sul suo collo.
Serie: La vendetta del capitano
- Episodio 1: Il prigioniero e la sua storia
- Episodio 2: La proposta
- Episodio 3: Una visita inattesa
- Episodio 4: Il pescatore
- Episodio 5: Verso Sud
Molto evocativa e misteriosa la frase finale: chissà che non avrà un peso nel prosieguo della storia, la quale, nel frattempo, prosegue bene e resta coinvolgente.
Adoro questo tipo di racconti!
grazie mille Kenji!!!