Il pornodivo

«Ah, accidenti». Dopodiché imprecò e bestemmiò.

«Ma cosa c’è?». La sua ragazza smise di sniffare e alzò lo sguardo.

«C’è che preferisco stare nudo invece che vestito».

La ragazza sbuffò. «Sei sempre bello». Riprese a dedicarsi alla neve felice.

Scosse la testa. «Così non va!».

«Sempre a lamentarti, Mattia».

«Ehi, ehi, io non mi chiamo Mattia! È vero che rassomiglio a Mattia Sbragia da giovane, ma il mio nome d’arte è White Devil… tutte le ragazze mi conoscono così».

«Ma guarda che Mattia Sbragia era un bell’uomo, da giovane».

«Sì, ma adesso quanti anni ha? Io voglio essere giovane, sempre giovane».

«Allora vieni qua e dedicati a questa bontà». La ragazza rise chioccia. «Dorian Gray…» concluse con uno sbuffo, ma poi rimase il suono della sua narice che aspirava la neve della felicità.

White Devil si avvicinò alla ragazza e la guardò con affetto. Sì, anche se a volte le aveva alzato le mani le voleva bene, solo avrebbe voluto che non facesse la facile con tutti anche al di fuori del set. Avrebbe voluto chiederle chi fosse questo “Dorian”, ma dopo un attimo iniziò a sniffare e si perse in tutto quel piacere.

«Ehi, credo sia l’ora» disse la ragazza.

«Oh, sì, certo». White Devil era un po’ stordito e allora si alzò, ma si mise a barcollare. Andò alla porta e aprì. Si ritrovò davanti due uomini massicci e con sguardi brutali. White Devil si mise a valutare quanto potessero rendere in un film a luci rosse. «E voi?».

«Siamo qua per la merce». Senza attendere l’invito, entrarono.

White Devil protestò. «No, no! Non è il momento giusto…».

Subito dopo i due trasalirono al vedere quel disastro: molta della cocaina era stata già consumata e quasi tutti i panetti erano stati squarciati come se loro avessero voluto avvolgersi nella polverina. White Devil non capì se era stato lui a fare quel lavoro o la ragazza, comunque si difese: «Non sono stato io… è tutta colpa sua». La indicò.

Quei due si arrabbiarono. «A noi piace la serietà, ma voi due… siete solo dei cocainomani inaffidabili!».

«Ascoltatemi…».

Uno di loro estrasse di tasca una pistola e sparò alla ragazza, la quale cadde nella neve della felicità e il sangue si mescolò con la cocaina.

«Ecco, avete fatto bene… era solo un’oca…» biascicò White Devil. Sotto sotto un po’ gli sarebbe mancato che qualcuno lo chiamasse “Mattia Sbragia”, però non ci poteva fare nulla: lui voleva vivere, pensare a se stesso e soprattutto divertirsi.

Prima che però potesse concludere, il secondo estrasse a sua volta una pistola silenziata e sparò.

Il colpo frantumò una rotula a White Devil, il quale si mise a ululare per il dolore.

«Idiota…» commentò l’altro.

«È che si è mosso».

«Ti faccio vedere io come si punisce una piattola simile». Appoggiò il silenziatore alla fronte di White Devil.

«Non voglio morir…».

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, ho letto il racconto ma poi i commenti mi hanno calamitata. Io penso che tu abbia una qualità, ovvero l’originalità, a cui devi dare voce. Come tutti, sottolineo tutti, non si è mai finito di studiare, anche nella scrittura, ed esiste sempre un margine di miglioramento: quindi, altro da imparare sì. Appendere la tastiera al chiodo, no. E’ giusto che tu riorganizzi la tua vita se è necessario, ma non chiudere definitivamente la porta alla scrittura

    1. Oiedrico? Ah, forse volevi scrivere “poliedrico”.
      Grazie per il tuo commento, fra poco vedo il tuo messaggio 🙂

    2. E’ molto bello quel che dici, Alessandro, ma questo è un periodo un po’ strano: o continuerò su questo versante ma dovrò diventare più bravo (fino a farne un vero e proprio mestiere) o sennò mi troverò un lavoro che non mi darà il tempo di scrivere e quindi appenderò la tastiera al chiodo e… chi si è visto si è visto… good bye writing!

    3. Mi sembra un po’drastica come decisione, io faccio due lavori e ho tempo per leggere, scrivere e formarmi.