Il predatore

“Ti prego non farmi del male!”

“Fà silenzio vecchio!”

Bogues teneva la lama del pugnale puntata alla gola dell’uomo tremante legato alla sedia. Sorrideva nel vederlo terrorizzato, il controllo della vita altrui gli aveva sempre dato un piacere senza pari. Uomini, donne, bambini, cani, gatti, non faceva alcuna differenza, purché fosse lui a dettare legge; si considerava un predatore. Si era sempre ritenuto più sveglio di chiunque altro e perciò, fregare il prossimo era un suo dovere morale. Fu per quel motivo che si intrufolò in un’elegante villa isolata in cima a Black Hill. Il proprietario era un vecchio solitario; la preda perfetta. Secondo le sue fonti il tizio era molto ricco e questo a lui fu più che sufficiente. Qualche appostamento in attesa della notte giusta, un colpo di grimaldello nella serratura della porta sul retro e voilà, facile come rubare le caramelle a un moccioso.

Ora era lì, davanti a quel povero imbecille, al centro di un elegante salone finemente arredato. Gli si avvicinò e gli diede uno schiaffo. “Dove tieni il malloppo?” gli domandò, mollandogliene un altro, tanto per essere chiari, si disse. “Allora?” replicò. Il vecchio tossì mentre tentava di risollevare la testa, costretto a compiere movimenti forzati, per via delle corde attorno ai polsi e alle caviglie. “I-il qu-quadro laggiù, s-sulla sinistra” disse annaspando. Bogues notò allora il dipinto indicato dal vecchio, protetto da una cornice decorata, immerso tra arazzi dalle tonalità sgargianti e alti scaffali di legno colmi di libri e pergamene arrotolate. Raffigurava un uomo alto ed elegante, sebbene con un volto vagamente sinistro. La pelle bianca ed i capelli corvini accuratamente pettinati all’indietro lasciavano scoperte la fronte e le tempie, donando a quella figura un’aria tenebrosa, in netto contrasto con le vesti curate e la posa fiera. Infine, due occhi piccoli e rossi, che sembravano fissare chiunque vi si parasse davanti. Bogues cercò di distogliere l’attenzione da quegli occhi, mentre sollevava il dipinto e lo poneva sul pavimento, ma si sentì a disagio, non capendone esattamente il motivo. Lo porzione di parete, lasciata vuota dal quadro, rivelò una cassaforte incassata nel muro. Molto bene! pensò Bogues sorridendo, dimenticandosi quella scomoda sensazione.

“La combinazione…” disse voltandosi verso il suo ostaggio,

“I-io, ehm, io n-non me la ricordo…” il vecchio ora tremava, tanto da flettere le corde che lo inchiodavano alla sedia.

Bogues non perse tempo e gli si scagliò addosso, lo afferrò per la gola e gli mollò un pugno sullo zigomo sinistro, facendolo rovinare sul pavimento. “Parla!” gli intimò sovrastandolo con occhi di furia. Si stava divertendo, era tutto così dannatamente divertente. Il predatore che domina la sua preda. Oh andiamo! E’ così che va la vita no? Non l’ho certo obbligato io a rintanarsi su questa collina! E ora ne paga le conseguenze, avrebbe dovuto aspettarselo! si disse. Risollevò il vecchio nella posizione originale, aveva il naso sanguinante e una vasta ecchimosi gli era già spuntata su tutta la parte sinistra del volto, oltre al fiato corto e alle lacrime che gli scorrevano lungo le guance. “Non volevo arrivare a questo ma credimi se ti dico che posso fare di peggio. Perciò non farmi perdere altro tempo. Dimmi la maledetta combinazione!” urlò colpendolo con un altro pugno, diretto allo stomaco. Il vecchio emise un gemito soffocato piegandosi su se stesso. La saliva, mescolata al sangue, gli colava dagli angoli della bocca spalancata, in un’avida ricerca di ossigeno. Bogues si calmò, non voleva rischiare di ammazzarlo, almeno non prima di aver scoperto dov’era il bottino, magari poi gli avrebbe fracassato il cranio col piede di porco. Attese che il vecchio si riprendesse e si avvicinò nuovamente, “La combinazione” si limitò a dire guardandolo.

“U-uno-c-cinque…”, le labbra del vecchio si schiusero lentamente, “…-sette-q-quattro-nove-tre-sette” disse, terminando con un forte sospiro.

Il ladro iniziò a ruotare la ghiera dentata avvertendo i leggeri scatti metallici degli ingranaggi, “Visto non era poi così difficile” gli disse senza voltarsi mentre armeggiava con la cassaforte, “Fossi stato meno riluttante, a quest’ora avresti ancora tutti i denti”. Rise mentre, con uno scatto della maniglia, aprì la spessa porta di metallo. Bogues posò gli occhi su un piccolo cofanetto di legno scuro, unico oggetto contenuto all’interno. Lo afferrò senza alcun indugio e lo aprì.

Si accorse a malapena del lieve getto di vapore che ne fuoriuscì e che inevitabilmente inalò. L’effetto fu immediato e Bogues cadde sul pavimento senza forze. Gli occhi si fecero pesanti, per via di un intenso torpore, poi la vista si appannò e lentamente sopraggiunse il buio.

Si risvegliò di soprassalto, come riscosso da un incubo. Avvertì un dolore ai polsi e alle caviglie. Ma che diavolo…? Guardò in basso. Era legato ad una sedia. La stessa che aveva ospitato il vecchio poco prima. Si guardò attorno, il salone era deserto, la cassaforte aperta e il cofanetto in terra e, poco oltre, appoggiato alla parete, vi era il dipinto. Ma dov’era finito il vecchio? Cosa stava accadendo? I pensieri gli affollarono la mente gettandolo in una totale confusione, nessun rumore, nessun movimento, ma come era successo? Ricordava di essere caduto in terra e di aver visto il vecchio, ancora legato, prima di perdere i sensi. Ma…

Un suono lontano gli giunse alle orecchie.

Era l’eco di una risata, dapprima sommessa, poi sempre più forte. Che diavoleria è mai questa? si chiese. Sgranò gli occhi in preda al panico, con il cuore che batteva all’impazzata mente le risa, ora ridotte ad uno stridio appena percettibile, scemavano verso gli angoli più remoti della casa.

“Trovato quello che cercavi amico mio?”

Bogues rimase pietrificato, una voce, molto vicina. Sembrava provenire da una zona d’ombra in fondo al salone.

“Un predatore dovrebbe capire se cade in una trappola”, continuò la voce, stavolta accompagnata dai passi lenti.

Chiunque fosse si stava avvicinando.

Bogues non riusciva a capire da dove sarebbe arrivato lo sconosciuto, i passi provenivano da ogni direzione ed egli continuava a contorcersi nello sforzo di inquadrare chiunque si stesse avvicinando.

Infine, l’essere a cui apparteneva quella voce si mostrò alla luce. L’estrema somiglianza tra colui che avanzava e l’uomo raffigurato nel dipinto, fu l’ultimo pensiero lucido della mente di Bogues. “O mio d-dio…” sussurrò con la voce rotta dal pianto.

“Dio? Non proprio” rispose l’oscuro individuo.

Alto, vigoroso, dal petto ampio e il volto cinereo, ora torreggiava al centro del salone davanti a lui. Una chioma di capelli corvini perfettamente pettinati all’indietro, la bocca semiaperta da cui proveniva un respiro così profondo che sembrava appartenere al genere di belve che vivono nelle caverne più buie e da cui sporgevano canini appuntiti. Occhi di un verde intenso che lo fissavano senza batter ciglio.

“Sei un tipo divertente Bogues” disse la creatura con un sorriso, “Picchiare un vecchio indifeso non è certo una cosa di cui andare fieri, ma ho avuto l’occasione di entrare nella tua mente. Tutta quella storia sul predatore e la preda…Credimi, per poco non scoppiavo a ridere! Ma ti avrei rovinato la scena non c’è che dire”,

“I-il vecchio sei…sei tu”. Bogues balbettava preso da violenti tremori.

“E’ una delle mie molteplici forme. Molto utile. Specialmente per intrappolare poveri idioti come te”

La creatura passeggiava avanti e indietro lentamente, con le braccia conserte. Non ti sei chiesto cosa ci facesse un vecchio così ricco, tutto solo su questa collina desolata? Senza guardie o maggiordomi. Senza neanche un dannato cane”.

Bogues, non resistette e scoppiò in lacrime, “Mi dispiace, mi dispiace…” disse singhiozzando.

“Suvvia, un uomo forte come te non deve mostrarsi impaurito” disse la creatura avvicinandosi al suo volto. Bogues riusciva sentire quel caldo alito sfiorargli la fronte. “Cosa potrei farmene di uno come te?”

“C-cosa vuoi che faccia?” domandò Bogues, un barlume di speranza gli attraversò l’anima. “Ti prego non farmi del male farò qualunque cosa. qualunque!”

“Qualunque cosa?” disse la creatura, sfiorandosi il mento con una mano ossuta, come per riflettere sulle condizioni da stabilire. “Ho trovato!” esclamò sollevando l’indice verso l’alto.

“Si! Dimmi! Sono a tua disposizione!” Bogues avvertiva l’isteria, farsi strada nella sua mente. Ma forse si sarebbe salvato, forse avrebbe…

Una mano forte lo afferrò per collo e lo sollevò da terra, assieme alla sedia a cui era legato. “Ti darò l’opportunità di essere la mia preda.” Bogues ora poteva vedere la creatura dall’alto mentre mutava radicalmente, vide quel viso bianco e curato infiammarsi e deformarsi, la bocca dilatarsi in maniera innaturale, scoprendo due file di denti affilati come rasoi, gli occhi dapprima assunsero sfumature violacee, ma poi si iniettarono di sangue fino a riempire completamente le iridi le quali ora assomigliavano a due enormi sfere di un rosso vermiglio. Le orecchie si appuntirono e tutto il volto assunse un’espressione demoniaca. “Ma non preoccuparti, non sentirai alcun dolore” disse il mostro e con un ruggito affondò i denti nel collo di Bogues, il quale sentì la pelle, i tessuti, i muscoli lacerati da mille lame. Li sentiva scavare in profondità fino a raggiungere le vene.

Morente, sdraiato sul pavimento, la sedia ridotta a brandelli come il suo corpo. Il mostro sopra di lui che gli squarciava il ventre e iniziava a divorarlo. 

Osservava gli spasmi del suo corpo, ogni volta che i denti del mostro affondavano nella carne. 

Non sentiva alcun dolore. Era stato di parola. 

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Discussioni

  1. Dal primo istante, mi sono detta che c’era qualcosa non quadrava. Adoro i racconti dove tutto si stravolge, dove i carnefici si rivelano le vere vittime. Mi hai conquistata, in questa maratona di oggi non saprei quale dei tuoi racconti preferire

    1. Grazie mille Micol! Sempre un onore e un assoluto piacere ricevere i tuoi commenti e pareri. Grazie e Felice 2022!!!

  2. ““Un predatore dovrebbe capire se cade in una trappola”, continuò la voce, stavolta accompagnata dai passi lenti.”
    Esistono sempre predatori più grandi e feroci

  3. “Il proprietario era un vecchio solitario; la preda perfetta.”
    Questa cosa mi inquieta… attendo un colpo di coda, lo dichiaro in anticipo. Troppo bello per essere vero, il “vecchietto” ha in serbo qualche sorpresa amara…

  4. L’inizio mi ricorda un po’ una situazione all’Arancia Meccanica: è un caso che il nome del “pretadore apparente”, Bogoues, richiami quello dell’autore del libro, Burgess, o è una “semi-cit” voluta?

    Il racconto mi è piaciuto, la descrizione del quadro quando Bogoues si avvicina per toglierlo dal muro lasciava presagire che sarebbe successo qualcosa, facendomi aumentare la curiosità di proseguire nel racconto. Il mostro finale è ben descritto, pensavo ad un vampiro, ma indubbiamente è qualcosa di ancora più mostruoso.

    1. Il predatore che diventa preda per la troppa sicurezza mi ha da sempre affascinato. Mi piacciono le situazioni che si capovolgono, non necessariamente per un colpo di scena ma piuttosto al fatto che spesso quando si è in apparente vantaggio si perde lucidità ed è lì che mi diverto a creare storie! Il nome confesso, è stato per caso.

  5. Bella inversione dei ruoli, un po’ telefonata ma va bene, non credo che avessi mirato a un colpo di scena. Per il gioco dell’inversione dei ruoli, mi ha ricordato “Il vecchio terribile” del maestro H. P. Lovecraft. Bella la chiusa: la vittima è perfettamente cosciente dello strazio che subisce. Una tortura nella tortura.

    1. Grazie Massimo! Hai perfettamente centrato il racconto che mi ha ispirato e che ho voluto in un certo senso reinterpretare. “Il vecchio terribile” in effetti è uno dei miei racconti preferiti e Lovecraft è il mio mito. Hai ragione sul fatto del colpo di scena, in realtà volevo un passaggio dei ruoli molto lineare e facile da intuire, per concentrarmi di più sull’atmosfera. Grazie davvero per avermi dedicato del tempo sia nella lettura che nel commento e rinnovo i miei complimenti a te che sei bravissimo!

  6. Grazie davvero Tiziano e Marta. L’inversione dei ruoli mi ha sempre affascinato in un racconto. Preda e predatore che si scambiano i ruoli mi permette di pensare che alla fine non esiste niente di assoluto e che tutto è relativo. Un predatore può essere una preda a sua volta e nel racconto l’eccessiva sicurezza del ladro lo fa cadere nella trappola di un predatore più grande e più astuto. Sono davvero felice che vi sia piaciuto. A presto!

  7. Davvero suggestivo il rovesciamento di ruoli, a un certo punto della storia avevo intuito che sarebbe accaduto e questo ha reso la lettura ancora più appassionante perché volevo vedere come avresti gestito il cambio di prospettiva e quale fosse la vera natura del “vecchio”. Complimenti, molto scorrevole e avvincente, mi è piaciuto.