Il prigioniero

«Cosa succede?».

«Ma nulla, Nettun, è solo il prigioniero che dà fastidio».

«Che vuole? Dimmelo invece di perdere tempo con il giornale!».

«Non ti preoccupare, dà in escandescenze perché gli manca la mamma».

Nettun non se la rise sotto i baffi come il commilitone. «Non dobbiamo sottovalutare quel che gli passa per la testa».

«Alla fine è un asiatico come noi!».

«Sì, ma noi siamo ottomani, lui invece?».

«È giapponese». Si scrollò nelle spalle.

«Appunto. Un soldato con una mentalità diversa dalla nostra…».

«Che cosa dovrei dire, allora? Sì, è un soldato straniero… l’hanno ripescato dove è affondata una nave giapponese vicino Cipro, ma deve farsene una ragione: è nostro prigioniero».

«Non dare per scontato che si arrenda». Nettun si mise a riflettere. «Ho un’idea: fammi parlare con lui».

«Cosa?».

«Non mi voglio ripetere».

«Sei pazzo! Il sergente ci fa la pelle se lo scopre».

«Il sergente ci fa la pelle se il prigioniero continua a fare chiasso. Vuoi che ci spedisca a Gallipoli per punizione? Niente da fare, io ci parlo».

Sbuffò. «D’accordo, fa’ come vuoi».

Nettun gli porse la mano aperta. «La chiave».

«Eccola». Gliela diede dopo aver rovistato fra un mazzo di chiavi.

Nettun non aveva voglia di ringraziare. “Forse dovrei entrare in marina, più che stare qua, a fare il carceriere, visto il mio nome…”. Andò alla porta. «Tranquillo, giapponese, è tutto a posto». Infilò la chiave nella toppa ma un attimo dopo il giapponese la sfondò approfittando del suo gesto.

«No!» si lamentò Nettun.

Il giapponese non gli badò: corse fuori e in silenzio, come se fosse un ratto, puntò all’uscita.

«Celalettin, fermalo!».

«Nettun, che hai combinato!».

Il giapponese aggredì Celalettin con dei colpi di karate, poi si mise a urlare mentre lo perquisiva.

Nettun gli fu addosso, provò a bloccarlo, ma il giapponese era una furia e lo respinse. Nettun vide che Celalettin era in difficoltà, adesso sarebbero finiti tutti e due nei guai, altro che Gallipoli!

Vide che il giapponese aveva strappato la fondina a Celalettin e davanti ai suoi occhi impotenti estrasse la pistola.

«Adesso ci ammazza…».

Ma invece il giapponese si sparò.

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Discussioni

  1. So che hai dimestichezza con la mentalità asiatica, gesti come quello compiuto dal tuo protagonista hanno una logica. Sarebbe bello che tu ci regalassi dei racconti dove ce ne parli

    1. Grazie Aleksander! Mi è sempre piaciuto parlare del coinvolgimento giapponese nella Grande Guerra