Il ruggito dell’incubo nero

Serie: Le anime pure

La battaglia era finita e la radura teatro dello scontro, profondamente cambiata.

Un unico combattente si ergeva immobile, circondato dai corpi di una ventina di uomini orribilmente mutilati.

Sull’armatura, nera come l’incubo, vi era istoriata tutta la brutalità dello scontro: il sangue, scintillante e denso, scorreva lungo gli inserti fino ai mitteni, con ancora incastrati denti e brandelli di carne dei suoi nemici, e più giù lungo gli schinieri per raggiungere la terra che n’era già pregna.

Il guerriero, con la spada salda nella mano destra, sembrava attendere qualcosa; una qualche sorta di replica dalla pila di cadaveri.

Incredibilmente questa arrivò nella forma di un fremito, generale e quasi coordinato, dei corpi che contorcendosi si stavano ammassando l’uno sull’altro in un mucchio grottesco e sanguinolento.

L’uomo impassibile nella sua corazza e per nulla stupito da quello spettacolo tanto orribile quanto straordinario, si limitò ad alzare lo spadone fino a poggiarselo sulla spalla ed attese ancora.

La radura da silenziosa si animò scossa dai suoni di carne lacerata ed ossa spezzate, l’ammasso dei soldati si stava combinando per assumere le dimensioni e l’aspetto di un gigante di morte.

Completamente formato ora si ergeva sul cavaliere superandolo in altezza di almeno tre volte; era uno spettacolo angosciante a cui assistere e quando aprì la bocca, un groviglio di braccia e gambe, un fetore nauseabondo riempì l’aria.

Parlò con voce infernale avvicinandosi all’elmo del guerriero fin quasi a sfiorarlo.

“Con che coraggio vieni a sfidarci umano?! Non lo sai a chi appartengono queste terre!? Qui non troverai semplicemente la morte, ti ucciderò e poi divorerò la tua anima.” Sbraitando in quel modo, brandelli di carne e sangue schizzavano fuori ad ogni consonante.

L’uomo non indietreggiò, stoico di fronte a quella creatura ascoltava in silenzio, in attesa. “Il terrore si è già impossessato del tuo corpo, finirò immediatamente la tua triste esistenza.”

Concluse il mostro sprezzante poi alzò il braccio destro, enorme e sproporzionato, calandolo come un maglio in direzione dell’uomo in armatura che era ancora immobile. Poco prima che avvenisse l’impatto uno spicchio di luce si aprì sulla spalla del gigante, l’arto reciso piombo al suolo appena affianco al suo avversario inondando il terreno di un icore scuro e denso come il catrame.

Il gigante indietreggiò di qualche passo coprendosi il moncherino con l’altra mano.

“Cosa hai fatto?! Che cos…”

Gli alberi della radura vennero scossi come colpiti da un uragano e centinaia di spicchi luminosi, simili a quello precedente, si aprirono sezionando in altrettante porzioni il corpo del costrutto di carne che letteralmente si sgretolò al suolo.

La pozza nera prese a ribollire e per la prima volta, almeno in apparenza, l’uomo si mosse; la spada, inspiegabilmente, grondava sangue nero.

Un’ombra schizzò fuori da quella melma fluttuando nella direzione opposta al cavaliere. Egli mosse appena un passo in avanti e nell’istante successivo gli fu addosso con il braccio sinistro proteso, il guanto artigliato stretto attorno alla silhouette che ora si contorceva provando a fuggire.

L’ombra ansimò una serie indecifrabile di sussurri e bisbigli, qualcosa che si confuse con l’acuto e penetrante rumore di ferro inciso e spezzato.

Una linea frastagliata si delineò nella parte inferiore dell’elmo che si spalancò facendola apparire come le zanne di un orrore venuto da un mondo distante ed in pochi secondi, l’ombra venne divorata.

Le orbite dell’elmo avvamparono in fiamme scarlatte e l’armatura si piego all’indietro inarcando la schiena.

La radura venne scossa ancora una volta da una potente raffica di vento ed un ruggito profondo esplose rabbioso da quelle fauci demoniache disperdendo i pochi animali che ancora non erano fuggiti dalla zona dello scontro.

Il guerriero si ricompose, l’apertura nell’elmo rapidamente si richiuse e le fiamme si spensero, quindi rinfoderò lo spadone senza curarsi neppure di ripulirlo e proseguì nella foresta.

L’unico rumore che si potesse udire era quello delle piastre della corazza che si assestavano e cozzavano una contro l’altra ad ogni passo del cavaliere.

L’andatura era quella di chi conosceva esattamente la strada nonostante non ci fosse alcun sentiero da seguire.

Finalmente, dopo qualche ora di cammino tra la vegetazione, si delineò il profilo di un muro di pietra con una pesante porta in legno a doppia anta.

L’uomo, o qualsiasi cosa fosse, accelerò il passo fino a caricare il portone che con una violenta spallata si squarciò lasciando libero il passaggio.

Si ritrovò qualche metro all’interno di una corte, la foresta tutt’attorno aveva invaso in più punti il perimetro nel tentativo di riconquistare il terreno che l’era stato strappato secoli prima.

Dal cortile si poteva accedere a diverse strutture: le stalle, la foresteria, un piccolo tempio ed infine più distante dall’ingresso un piccolo palazzo fortificato.

Una ripida scalinata di pietra collegava il terreno al secondo piano, tutto in quella struttura era decisamente poco consono ad una fortezza: la vegetazione a ridosso delle mura e l’accesso diretto ai quartieri privati del nobile al comando dell’avamposto erano tutti chiari segni di quanto gli ospiti non temessero un attacco dall’esterno, o quanto fossero incoscienti.

In ogni caso nessuno, uomo o bestia, si sarebbe mai avvicinato tanto a quel luogo da poter arrivare a queste conclusioni, chiunque si avventurasse in quei territori non ritornava mai più e questo aveva contribuito a creare ogni sorta di leggenda attorno a quel luogo.

Il guerriero dalla nera corazza si guardò attorno, l’area era gremita di uomini; alcuni erano armati e vestivano una mezza armatura, altri brandivano degli attrezzi di legno o dei randelli costituiti da rami robusti e schegge di ferro piantate all’estremità ma ciò che li accomunava erano gli occhi, vitrei e senza iridi.

Si voltarono non appena udirono il rumore del legno squarciato ma rimasero immobili senza prendere nessuna iniziativa.

Attendevano un comando che arrivò da una figura che tronfia stava in piedi in cima alla scalinata.

“Uccidetelo, fatelo a pezzi, non lasciatene traccia. Il maestro ha esaurito la pazienza.” Successe tutto troppo in fretta perché chiunque potesse rendersene conto, la lama sibilò fulminea roteando sopra la folla di soldati. Sul comandante di quel piccolo esercito si dipinse un’espressione di stupore poco prima di venir piantato contro la parete alle sue spalle. La lama era stata scagliata con tale forza che si piantò per metà nel muro, il cadavere dello sfortunato si dimenò in preda alle convulsioni con la testa aperta a metà ancorata alla parete.

Ci furono alcuni istanti di silenzio, quel gesto aveva atterrito il piccolo esercito che ancora immobile stava incassando quel colpo durissimo al morale.

Ma l’uomo non aveva ancora finito, piegato su sé stesso stava subendo una nuova metamorfosi. L’elmo si spalancò di nuovo in un ruggito ferale mentre lame arcuate, più artigli che armi, si allungarono dalle estremità dei mitteni e degli schinieri. L’intera armatura vibrava ed altre punte scaturirono dagli spallacci e lungo l’intera piastra dorsale che, allungandosi fino al terreno, finì per assomigliare alla coda di un grosso rettile con lame seghettate al posto delle scaglie.

Le braci nei pozzi scuri degli occhi si riaccesero con maggiore intensità e questa volta l’ululato che scaturì dal guerriero quando si ebbe eretto inarcando la schiena fu così violento da sollevare la polvere dal terreno, scuotere le fronde degli alberi attorno alla fortezza e sbilanciare persino i soldati a lui più vicini: tale era la portata della sua furia. Atterriti da quello spettacolo i soldati rimasero immobili ancora qualche secondo, dopodiché iniziò il massacro.

L’armatura si mosse, ora eretta ora a quattro zampe, falciando i soldati come spighe di grano.

Gli artigli straziarono e lacerarono la carne di quegli uomini con tale facilità, come se questi indossassero armature di seta.

Raggiunto il centro della piazza con pochi gesti terminò la misera esistenza di 4 nemici: allungò il braccio perforando con un affondo il torace del primo.

Il rumore di ossa rotte quasi soffocò l’urlo di stupore del soldato che si afflosciò sulla corazza del suo assassino.

Con una rapida torsione sulla gamba d’appoggio il cavaliere, che da solo stava decimando una guarnigione, diede slancio alla sua nuova appendice decapitando altri tre uomini alle sue spalle.

Si udì uno schiocco fortissimo quando, con un morso, l’articolazione della spalla e parte del busto vennero separati dal resto del corpo che, spezzato a metà ricadde a terra liberando il braccio dalla sua presa inerte.

La situazione era chiara e completamente diversa da come appariva fino ad un attimo prima: un lupo era entrato nel recinto delle pecore.

Serie: Le anime pure
  • Episodio 1: Una nuova fine
  • Episodio 2: Il ruggito dell’incubo nero
  • Episodio 3: Nuovi pezzi sulla scacchiera, il risveglio dell’anima innocente
  • Episodio 4: L’antica fonte nella foresta
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    Discussioni

      1. Ciao Tiziano, mi fa davvero piacere vedere che trovi il tempo per continuare a leggere i miei lavori. Il terzo episodio conclude il primo ciclo, alcune risposte arriveranno ma la trama si svilupperà verso nuove direzioni.