Il sangue del mito

Serie: Il sangue del mito


Il sole splendeva nel cielo. I caldi raggi pungevano la pelle della detective Hope. L’edificio era circondato da molte vetture della polizia. Il suo partner arrivò pochi istanti dopo. Samuel era un ragazzo alto dal fisico tanto scolpito da sembrare una statua di marmo vivente. Aveva capelli castani a spazzola e splendenti occhi azzurri, glaciali eppur dirompenti. Hope si volse nuovamente verso l’edificio e per un istante vide il proprio riflesso nello specchietto della propria vettura. Aveva lunghi capelli castani mossi e occhi verdi. Era più bassa di Samuel di circa quindici centimetri e dal fisico snello.

Samuel: Questo è il secondo cadavere in due giorni. La scientifica ha trovato collegamenti tra i due omicidi.

Hope: Pensano si tratti dello stesso killer?

Samuel le fece cenno di seguirlo nell’edificio. Dopo innumerevoli minuti di scale giunsero all’abitazione. I nastri della polizia ancora non erano stati affissi. Un poliziotto fece cenno ai due di entrare nel bagno dell’abitazione. Dei fili pendevano dal soffitto tenendo sospeso il cadavere al di sopra della vasca da bagno. Ogni filo era ben affisso per tenere una parte del corpo in una determinata posizione. Il cadavere aveva un sorriso inquietante sul viso e con la mano destra sfiorava lo specchio d’acqua all’interno della vasca da bagno.

Samuel: Nella mitologia greca Narciso morì dopo essersi innamorato del suo stesso riflesso. – l’uomo estrasse delle fotografie – Guarda.

Le immagini ritraevano un cadavere completamente nudo ed incatenato a delle rocce. Decine di avvoltoi erano intenti a nutrirsi del cadavere.

Samuel: Ieri alla chiusura dello zoo, qualcuno ha incatenato la guardia notturna nella gabbia degli avvoltoi e lo ha sventrata.

Hope: Dunque gli unici punti in comune sono i miti greci? Quelli di Narciso e Prometeo. Non possiamo unire i due casi, servono più elementi in comune. Potrebbero essere stati commessi da persone differenti. Ci serve la firma del killer. – Hope fissò attentamente le foto.

Samuel: Hanno entrambi questo. – l’uomo fece cenno a Hope di guardare la mano sinistra dell’uomo.

Vi era un anello con intagliate le lettere “oH”.

Samuel: Abbiamo trovato un anello identico nello stomaco di uno degli avvoltoi.

Hope: Le due vittime avevano legami?

Samuel: Avevano qualcosa in comune. Identità false, servirà qualche giorno per scoprire i veri nomi. Lui, – indicò il cadavere appeso sulla vasca – faceva il commercialista con documenti falsi. In entrambe le scene del crimine sono state disattivate le telecamere. Gli avvoltoi hanno contaminato la prima. Invece qua è tutto incredibilmente pulito. L’uomo è stato avvelenato, poi il killer lo ha portato nella stanza da bagno ed ha montato la scena. Non vi sono tracce. Nell’edificio davanti a questo una testimone dice di aver visto un uomo con addosso una muta da sub. Probabilmente se l’è messa prima di entrare in questo appartamento per non lasciare tracce di alcun tipo.

Hope: Ciò vuol dire che la vittima fosse già deceduta sennò i vicini l’avrebbero sentita urlare, almeno che non conoscesse il killer. Ma se fosse esatta la prima teoria probabilmente ha osservato aspettando la morte. La testimone nel palazzo accanto dice di esser riuscita a vedere il potenziale killer. Magari anche quest’ultimo stava osservando dal palazzo della testimone.

I due giunsero alla finestra del soggiorno. Il palazzo della testimone si vedeva perfettamente e voltandosi notarono una piccola spaccatura sul pavimento, come se vi fosse caduto qualcosa di pesante. Voltandosi nuovamente Hope si accorse di qualcosa nella finestra accanto a quella della testimone: un telescopio.

Gli agenti entrarono nell’abitazione che risultava disabitata. Alla finestra vi era un telescopio, si potevano benissimo vedere tutte le stanze della scena del crimine.

Samuel: Comunque non capisco come mai abbia utilizzato il telescopio.

Hope: Non l’ha utilizzato. Si è messo la muta poiché voleva essere notato dalle persone che abitano in questo edifico, il telescopio invece serviva per condurci qua, la domanda da porci è: perché voleva farci arrivare qua?

Si guardò attorno pensando intensamente.

Hope: Dunque è stato un omicidio programmato. Ha avvelenato la vittima ed aspettato. Poi è entrato nell’edificio ed ha indossato una muta da sub per non lasciare tracce. Se la sarà tolta prima di uscire dall’edificio. Ma come poteva sapere che non si muovesse da casa la vittima? Sarebbe potuta uscire e morire altrove. Non può aver avuto fortuna, sembra estremamente meticoloso. Infatti se ci ha portati qua deve esserci un motivo! – Hope chiamò la scientifica e passarono sulle pareti della stanza dei raggi ultravioletti. Sulla parete della camera più grande vi era un enorme quantità di sangue che formava semplicemente le lettere “oH”.

Samuel: Dunque la risposta a tutto deve essere in quelle due lettere, sempre che non sia una pista falsa.

Fine primo episodio.

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Discussioni

  1. Ciao Lenadro, come al solito la tua fantasia e capacità di tessere trame mi piacciono; in un noir, poi, dove si arriva alla verità scoprendo indizi e dettagli, sono fondamentali. Penso anch’io che la storia sia un po’ troppo condensata (osservazione che avevo già fatto sui primi capitoli di “Dramma in poesia”), credo che questo sia l’aspetto su cui dovresti lavorare maggiormente, ma rispetto al passato riesco già a vedere grossi progressi. A presto, cioè al prossimo episodio!

    1. Grazie mille 🙂
      D’altronde non si finisce mai d’imparare dunque penso che piano piano migliorerò questo aspetto della mia scrittura 🙂

  2. Più che altro sono incuriosito riguardo la copertina, tento di dipingere ma non penso di essere molto bravo, se voleste darmi opinioni o più probabilmente critiche riguardo essa mi farebbe piacere, magari potrei migliorare nella pittura 🙂

  3. Complimenti mi è piaciuto molto e vorrei leggere anche il seguito; se posso solo farti un appunto, forse “vai troppo in fretta”.
    Certo, capisco che si debba stare in 1500 parole, ma inizi da un punto che è già il secondo omicidio e non il primo (gli avvoltoi); personalmente preferisco essere calato più lentamente nelle ambientazioni, qui invece sei molto irruento sepur piacevole e capace di incuriosire.
    Ovviamente è un parere basato su gusti personali e non si avvicina minimamente alla critica 😀

    1. Mi fa piacere e spero ti piaccia anche il seguito!
      🙂 🙂
      Effettivamente è sempre stato un mio problema “correre” nel raccontare la trama, diciamo che ci sto lavorando xd
      I pareri e le opinioni sono sempre ben accette (anche perché fanno riflettere lo scrittore su se stesso)
      D’altronde la scrittura si potrebbe rappresentare con l’immagine di un muscolo, va allenata scrivendo e dialogando con i lettori riguardo i propri scritti

    2. Rispondo al mio commento sperando si capisca che sto rispondendo a te Logan 😀
      Non posso che darti totalmente ragione, purtroppo non posso darti grandi suggerimenti anche perchè pure io sono pieno di difetti, però secondo la mia minuscola esperienza mi sento di dirti di non confondere il “ritmo” con la “fretta”.
      Cerco di spiegarmi meglio: la tua storia può avere un “ritmo veloce”, perchè usi la punteggiatura e le parole per dare quel senso, ma sarà comunque una spiegazione lineare di ciò che accade; al contrario la tua storia può essere “frettolosa”, seppur scritta bene, e descrivere tutto troppo in fretta, saltando passaggi o dandoli per scontati, creando così confusione.
      Ecco è semplicemente il mio modesto parere e credo tu debba lavorare su quello per quanto possa capirne io 😀

      Considera che io ho evidenti ed enormi problemi di sintesi 😀
      Devo dire però che l’inizio promette bene, molto 🙂

    3. Sono costretto anche io a rispondere al tuo primo commento xd
      Mi fa piacere che ti piaccia questo primo episodio, in settimana pubblicherò il secondo 🙂
      Comunque ho iniziato la pubblicazione anche di un’altra serie, magari potrebbe piacerti
      È sulla mia bacheca
      Si chiama “Il feudo piangente”
      Per il primo episodio mi sono ispirato al famosissimo “Dieci piccoli indiani”