Il sublime confine dei nostri due corpi

Si accendevano nel buio sigarette come fossero neon incendiati dal fuoco, mentre noi dentro quel bacio stavamo ancora bruciandoci la pelle, spinte continue dei nostri corpi sotto le stelle, bottoni aperti senza pensieri, noi così innamorati e sinceri, e la passione travolta dal piacere.

Le mie mani erano sotto la sua camicia, il petto caldo contro il vento leggero della sera, uno spiazzo di città come letto in cui unirci, e lo baciavo con le labbra tese a mordergli il collo, intanto lui provava rapidamente a slacciarmi il reggiseno contro un muretto umido di muschio mentre qualche passante portava a spasso i cani.

“Ho voglia di far l’amore.”

“Anche io.”

Ci prendemmo le mani, lontani da tutte quelle persone che non fossero noi.

Mi prese a baciarmi il seno, fermandomi voce e fiato lungo il tragitto del mio cuore, mi appoggiò sul cofano della macchina e cominciò a svestirmi, la curvatura della nostra schiena inclinata verso vetri sporchi di condensa e amore.

Sentivo la cera dell’auto appiccarmi i capelli e le maniglie delle portiere spingere contro le ossa e le gambe farsi di brace, i jeans di lui ormai aperti e la mia gonna sconvolta come una tenda capovolta.

“Amore, non riesci proprio ad aspettare?”

“No.”

Continuò a baciarmi senza darmi altra parola.

Un clacson risuonò improvviso nell’aria, lui si fermò sul mio volto, il mento sporco del mio rossetto, il nostro aspetto ormai arruffato specchiato in spettatori di lampioni accanto a noi.

“Ti porto a casa.”

Mi tirò indietro ciocche di capelli disordinati e mi fece salire in macchina, appoggiata sul sedile lo aspettai, struccata dai baci, dipinta di calore.

Il motore si accese mentre la macchina si allineava nel traffico e la sua mano, di nuovo tra le mie gambe, prometteva di accompagnarci in brividi sottili e continui fino alla porta di casa nostra, oltre il sublime confine dei nostri due corpi.

La prima cosa a cadere per terra furano la mia borsa e la sua giacca, i vestiti scendevano come petali di fiori in inverno, noi ci spingevamo da una parte all’altra della casa, corpi nudi a cercare altra pelle con cui svestirsi.

Uno strato di abiti si estendeva fino al nostro letto, inciampammo su di esso già uniti e aggrovigliati, il tremore di un corpo dentro l’altro, uno scambio continuo di posizione, capelli all’incontrario e volti sudati, mani a succhiarsi movimenti di tenerezza, la pelle più scivolosa della seta, parole d’amore sussurrate e increspate nelle lenzuola, un’ansimo poi ancora una parola, un’altra, e i baci a colmare quei pochi vuoti rimasti fra il corpo e l’aria.

Mi prese le braccia, le alzò lungo il muro, mi baciò sicuro, dritto su quel rettilineo, poi gli trattenni i capelli e cominciai a passargli la lingua sul collo, il gusto salato dell’eccitazione, le gambe incrociate nella direzione del nostro amore.

Ci fu un crescendo di ritmo, l’incendio che cresce per scoppiare e ci mettemmo ad urlare, uno coro stravolto dal battito accelerato, piedi contorti nell’interno della nostra esplosione.

Cascammo all’indietro contro i cuscini ormai scomposti e scoppiammo a ridere, prima di baciarci ancora.

Non ricordo cosa finimmo per dirci, prima di chiudere gli occhi vedevo solo i nostri vestiti sparsi lungo il pavimento e i tappeti, la sua mano sulla mia guancia, ed io che quasi come ogni sera mi ero addormentata sulla sua pancia.

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Discussioni

  1. Ok ok ok, qui la faccenda si fa seria, fermi tutti e aprite la finestra, bisogna prendere aria 🙂 anche in momenti come questi, in cui l’istinto ha un ruolo di primo piano, riesci sempre a esprimerti in modo leggero e poetico, a tratti addirittura in rima. Sospettavo dell’esistenza di questa tua vena selvaggia, ma ora ne ho le prove. Bravissima!!!

    1. Attenzione però al fresco di questi giorni 😀
      La rima ogni tanto scivola in me in modo naturale, dovrei domarla però mi piace anche lasciarla libera… esattamente come l’istinto, che come tu dici, in alcuni momenti domina per forza e con piacere il primo piano, anche se la mia essenza rimane abbastanza fedele al poetico leggero sentimento. Il lato selvaggio inevitabilmente esiste, e direi con fortuna, per poter apprezzare la pienezza di alcuni momenti, ovvio non ci si può fermare qui. Alle prossime storie e ai prossimi lati, intanto grazie di leggermi.