Il tempio del sumo

Serie: Konnichiwa Tokyo

Tra le attrazioni principali di Tokyo c’é il famoso mercato Tsukiji: il più grande mercato del pesce del mondo. Non posso perdermelo. La mia guida Lonely Planet consiglia che per visitarlo bisogna muoversi presto, molto presto, per godersi lo spettacolo dell’asta dei tonni, le 4.00 di mattina sarebbe l’ora ideale e comunque per un giro al mercato non bisogna arrivare più tardi delle 7.00 perché dopo la maggior parte del pesce è già venduto. Bene, metto la sveglia, prendo il primo treno della metro alle 5:20 e vado. Arrivo e trovo capannoni immensi con camion parcheggiati pronti a caricare e carrellini che sfrecciano da tutte le parti, dopo un po’ di disorientamento seguo un po’ di gente e finalmente arrivo all’ingresso. Sto per entrare ma una guardia mi ferma. Non si può entrare. Mi fa aspettare un po’, si allontana e poi torna con un cartello in inglese che indica “l’orario di ingresso per visitatori è alle ore 9.00”. Incredulo ed amareggiato rimango li fermo per un po’. Insieme a me hanno fermato anche un ragazzo, ci guardiamo e gli dico – Ci siamo svegliati pure così presto – mi risponde – Io sono atterrato ieri sera e stamattina mi sono alzato alle 4.00 per venire qui -. Tutti e due demoralizzati ci allontaniamo piano piano. Io mi dirigo verso uno dei tanti locali per mangiare un po’ di ultra fresco e tenerissimo sushi di tonno rosso. All’uscita del locale lo ritrovo ancora a gironzolare e gli chiedo se ha un programma alternativo per la mattinata, mi risponde di no e quindi gli propongo il grande torneo di Sumo che è arrivato al penultimo giorno. Accetta la mia proposta, quindi, andiamo. Lui è Shon di New York e, sarà per il colore della pelle, per la statura e qualche altro piccolo particolare, con un po’ più di barba e qualche ricciolo, mi assomiglia a qualcuno che ho visto in Calabria…… ah si! un bronzo di Riace. Fa il consulente finanziario, non ha molti giorni di ferie e sfrutta i pochi giorni che ha per viaggiare e vedere più cose possibili. Non riesce a stare più di 4 giorni nello stesso posto, anche in questo caso fra tre giorni partirà per Seul, Pechino per poi rientrare a New York.

Per il biglietto del torneo di sumo mi ero già informato il giorno precedente, essendo il giorno prima della finale tutti i posti prenotati erano già “sold-out”, quindi per comprare i biglietti dei posti liberi bisognava arrivare la mattina presto e mettersi in fila, così facciamo. Arriviamo al palazzetto verso le 6.45 e seguiamo la coda già lunga che si è formata. Nell’attesa parliamo dei nostri viaggi, della vita a New York, delle donne nel mondo e della bellezza di viaggiare da soli.

Dopo mezz’ora di fila, degli uomini passano per la coda consegnandoci dei numeri come al supermercato, in modo che, chi vuole, può anche allontanarsi dalla coda e andarsi a prendere un caffè… anzi, forse in questo caso un tè o meglio un sakè.

Dopo la lunga attesa finalmente abbiamo i biglietti, valgono per tutta la giornata del torneo, ma visto che la parte più interessante verrà il pomeriggio ci diamo appuntamento per le 14.00. Torno in camera per un riposino, arrivo in ritardo all’appuntamento e non trovo Shon, comunque, entro ed inizio a godermi lo spettacolo.

Sono nel regno del sumo, dentro al tempio del sumo, il Ryōgoku Kokugikan. Appeso in alto, al centro dell’arena, sopra il sacro ring di terra battuta, il Dohyō, c’è un grande tetto di legno, rappresentante un tempio shintoista. Appesi in alto sui quattro lati varie gigantografie dei divi del sumo, i rikishi. L’arena non è piena, non siamo ancora nel clou del torneo. I posti più costosi e rinomati sono chiaramente nella platea, ma sono tutti a sedere per terra sui cuscini, come anche i lottatori che hanno anche i cuscini personalizzati . Mi conforta molto il fatto di aver preso i biglietti economici della galleria dove ci sono comodissime sedie.

Oltre agli incontri veri e propri, che durano dai dieci secondi, al massimo di un paio di minuti, ciò che rende tutto più affascinante è la cerimonia che precede e segue ogni incontro. Il Sumo ha origini molto antiche. Nel 1100 veniva praticato dai samurai per affinare le abilità di combattimento, poi nel 1600, in periodo di pace, iniziarono ad organizzare tornei tra lottatori professionisti. Attraverso gli anni la maggior parte delle cerimonie, regole e tradizioni, sono state un po’ rifinite ma rimaste quasi  del tutto invariate. All’inizio un cantore chiama i due contendenti che si presentano sul dohyo ed iniziano i riti di preparazione: prima il movimento dell’alzata della gamba fino quasi in verticale, per poi sbatterla a terra facendo un forte rumore, chiamato lo shiko, un movimento preparatorio ma anche scaramantico per scacciare gli spiriti maligni, poi le sculacciate e le sberle che si danno sulle gambe per intimorire l’avversario, infine quando sono pronti c’è il lancio del sale: I due lottatori prendono un pugno di sale e lo lanciano nel ring per purificarlo dalle energie maligne e quindi pulirlo. Si posizionano ed appena tutti e due poggiano i pugni a terra inizia il combattimento, senza pugni o colpi al petto o allo stomaco, solo sberle col palmo della mano sono ammesse, il primo che fa uscire l’avversario dal ring o lo butta a terra, vince. Il vincitore torna al suo posto e l’arbitro gli mostra il Gumbai, il ventaglio tradizionale giapponese che era usato come arma tipo ascia dai generali giapponesi.

Mi appassiono e seguo tutti gli incontri fino alla fine, che col passare del tempo diventano sempre più interessanti, d’altronde siamo alle semifinali di una specie di superbowl giapponese! Tra gli altri vedo anche l’incontro dell’uomo più poccelluto del mondo e soprattutto del lottatore di sumo più magro della storia, (uno straniero come molti lottatori che sono in questo torneo), che viene accolto sul ring con un’ovazione in giapponese per esaltare la stima ed il coraggio del lottatore, che tradotta in romanesco dovrebbe essere, più o meno “ma ‘ndo vai! ndo’ ti presenti!”.

Concluso il torneo ha luogo la cerimonia finale, la danza dell’arco (yumitori-shiki), per ricordare la danza gioiosa eseguita nel 1575 da un lottatore, cui il grande condottiero Oda Nobunaga aveva donato un prezioso arco per la sua vittoria. Esco dal palazzetto con la mente in un’altro mondo e in un’altra epoca. Camminando lentamente per ripensare ed assimilare l’esperienza vissuta, mi dirigo verso il museo dell’origami. Per strada mi fermo per ridare un’occhiata la piantina per vedere se mi sono perso o no,  nel frattempo passano di fianco a me due ragazzi vestiti da scolari con un uomo più anziano, sicuramente un professore. Stanno pulendo la strada raccogliendo le cicche ed altre carte. Dopo di loro un altro gruppo di due ragazzi ed una ragazza, vestiti anche loro impeccabilmente da scolari, continuano la pulizia con scope di paglia. Sto assistendo compiaciuto ad una bellissima lezione di educazione civica.

Proseguo ed arrivo al museo degli origami che, altro non è che un grande negozio a più piani dove sono esposti alcuni origami e dove al terzo piano si può assistere anche ad una piccola lezione/dimostrazione. Entro. C’è già un gruppetto di gente. La lezione purtroppo è tutta in giapponese, ma mi accontento di ammirare le mani di questo anziano signore che con molta semplicità e armonia nei gesti fa uscire da un foglietto di carta animali e fiori. Mi chiede di dove sono e quando gli dico che sono italiano inizia a decantare le bellezze di Roma, almeno così sembra, perché parla in giapponese ed ogni tanto tra un sorriso e l’altro spunta la parola Roma. Con un sorriso rasserenante mi regala  l’origami di un drago. Con questo splendido dono rientro nella mia dimora, pago di questa giornata piena di tradizione giapponese.

Serie: Konnichiwa Tokyo
  • Episodio 1: San Benedetto-Tokyo
  • Episodio 2: Sanja Masturi
  • Episodio 3: Rispetto – Fiducia – Prevenzione
  • Episodio 4: Yuki fiocco di neve
  • Episodio 5: I templi di Kyoto
  • Episodio 6: Il tempio del sumo
  • Episodio 7: Ultimo giro per Tokyo
  • Episodio 8: Arrivederci Kumiko
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Giorgio, l’imprevisto fa parte dell’avventura. Mi hai permesso di rivalutare il sumo, confesso di non aver considerato di accostarmi a quella tradizione. L’hai saputa rendere in tutta la sua dignità e poesia e hai saputo farmi cambiare opinione. Non sottovaluterò gli aspetti di quella cultura che a pelle non sento vicini.

    2. Antonino Trovato

      Quanta storia e tradizione è presente in questo episodio, la tua passione e la tua conoscenza del mondo giapponese traspare in maniera perfetta, sempre con la tua solita ironia in certe battute, e anch’io, alla fine dell’episodio, mi sono ritrovato pago per tutte queste belle immagini che offri. Ma poi, sei riuscito a visitare il mercato😁?