IL VALICO DELL’ALBA

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: In un ultimo spaccato della conversione tra Cleros, Gregorio e il commissario, emergono le intime paure del poliziotto, legate al suo ruolo nelle forze dell'ordine, e il desiderio di Gregorio di poter vedere coi suoi stessi occhi il corpo di Enea.

Dopo l’imbrunire, col sole ormai tramontato e completamente nascosto alla vista degli abitanti della valle, le strade della città tendevano a divenire desertiche, limitandosi a popolarsi soltanto di gatti e cani randagi. E ancor più desolato appariva il valico che sovrastava i dirupi della valle e collegava la città ai paesini costruiti maestosamente sulle montagne.

Dalla popolazione locale era conosciuto come ”passo dell’alba” dato che, di prima mattina, da un punto preciso della strada, era possibile osservare il sole inerpicarsi pian piano nel cielo, spuntando, così, radioso dai monti dietro cui si celava. Del resto, era un fenomeno semplice ma, al tempo stesso, capace di creare un evento affascinante, in grado di ammaliare ognuno con la sua bellezza.

Nell’oscurità della sera, invece, dalla stessa strada si poteva soltanto definire il profilo dei monti dopo aver aguzzato bene la vista, a causa della totale assenza di illuminazione pubblica.

Quella notte, però, chiunque avesse percorso la strada, avrebbe potuto scorgere anche il guizzo di una piccola luce di una torcia elettrica nel buio, mentre la valle, in basso, si presentava completamente avvolta da quest’ultimo. Una figura incappucciata tentava inutilmente di individuare qualcosa di indefinito all’interno del dirupo sottostante, muovendo la torcia forsennatamente. ”Qui non c’è” pensò, tra sé e sé, imprecando, poiché già due volte aveva percorso inutilmente un tratto del valico. Le informazioni ricevute erano chiare: il bambino era stato trovato privo di vita in un burrone, vicino un piccolo torrente visibile dalla strada. Pur conoscendo il luogo presso cui defluivano le acque del rigagnolo nominato dalla sua fonte, appariva difficile, tuttavia, individuare in quelle condizioni il punto preciso in cui era stato rinvenuto il piccolo. In ogni caso, muoversi durante il giorno lungo quei tortuosi tornanti costituiva un rischio inutile, e poteva creare più di qualche sospetto. Meglio agire nell’ombra, riparato da occhi indiscreti. 

Sospirò sommessamente, conscio di non poter ottenere nulla di interessante proseguendo la sua ricerca, ma non appena vide i fari di un auto avvicinarsi, si nascose, approfittando dell’assenza di luce.

VALICO DELL’ALBA

Insieme a Cleros, Gregorio aveva lasciato poco prima la caserma, scuro in volto e desideroso soltanto di vedere Enea. Entrò in auto e si avviò poco dopo verso il carcere di Monte Perto, luogo in cui era stato spostato il corpo del suo amato bambino. Sentiva la mente arrovellata da mille pensieri: da quando Cleros gli aveva riferito quella notizia, ancora non riusciva a capacitarsi. Si sentiva stralunato, in un limbo tra dolore, angoscia, e desiderio di scoprire la verità. Soltanto la verità. Voleva sapere chi aveva strappato Enea alle sue carezze, ai suoi giochi. Al suo affetto. Chi aveva potuto uccidere un bambino senza nessuna pietà, privo di qualsivoglia rimorso, ma soprattutto, incapace di confessare il proprio delitto alle autorità competenti? Un mostro. Solo un mostro poteva abbandonare un bambino in un precipizio, rinunciando persino ad avvisare i soccorsi. Non aveva nemmeno tentato di salvargli la vita. Avvolto nei suoi pensieri, diede un pugno al finestrino.

Cleros lo guardò per un attimo. «So cosa stai vivendo, ma non avere queste reazioni impulsive.»

«No» ribatté lui, velenoso «non lo sai. Come potresti?»

L’amico inizialmente non rispose. Poi si fece coraggio, pronto a ribattere. «Sei distrutto dal dolore, non ti biasimo, ma ti chiedo soltanto di rimanere lucido e calmo. Avere comportamenti avventati non risolverà la situazione, purtroppo.»

Aveva ragione, e Gregorio se ne rendeva conto. Percepiva in cuor suo il dovere di manifestargli anche in maniera semplice la sua gratitudine. Da quando lo aveva avvisato, Cleros era stato sempre al suo fianco. Cercava di sostenerlo in ogni singolo momento, ma lui, dal canto suo, non lo aveva mai ringraziato per il suo prezioso supporto. Anzi, molte volte aveva rivolto nei suoi confronti occhiate di puro disprezzo e parole non molto gentili.

Si pentiva del suo comportamento; provava rammarico per quel suo modo di agire verso l’unica persona in grado di comprendere il suo dolore e di non biasimarlo.

«Finora non ti ho mai ringraziato…» disse improvvisamente, rompendo la pesante cappa di silenzio venutasi a creare nell’abitacolo.

«Per cosa?» chiese l’interlocutore. Manteneva ferme le mani sul volante cercando di mostrarsi imperturbabile, ma Gregorio conosceva talmente bene Cleros da accorgersi quando fosse nervoso e quando non lo fosse. In quel momento, una certa agitazione nell’amico traspariva chiaramente dal modo in cui inseriva le marce e, tra l’altro, aveva anche notato lungo il tragitto i suoi sguardi furtivi, ma aveva preferito non commentare.

«Per tutto» rispose, laconico, rivolgendogli un tacito ringraziamento attraverso gli occhi. Cleros non replicò. Si limitò soltanto ad annuire e a sorridere leggermente.

CASERMA CARPAR, UFFICIO DEL COMMISSARIO

Aveva iniziato a piovere da poco. La foschia, ben evidente anche dall’interno della caserma, ricopriva completamente case, strade, macchine e lampioni. Il commissario sedeva nel suo ufficio, la sigaretta in bocca e l’accendino tra le mani, mentre l’intero edificio andava svuotandosi pian piano. Stava maneggiando quel piccolo oggetto da chissà quanto tempo, e a causa della tensione non accennava a smettere. Fin da quando Gregorio aveva lasciato la caserma insieme a Cleros, iniziò a riflettere sul caso di Enea Caballario e sulla scomparsa della madre. Aveva contattato poco prima la scientifica, ma quest’ultima si era limitata a riferire la quasi impossibilità di individuare tracce di DNA sul corpo della vittima. Inoltre, apparivano difficili da scoprire anche le dinamiche dell’omicidio: come era giunto fin lì il bambino, il motivo per cui l’assassino aveva deciso di ucciderlo proprio in quel punto, e non in un altro. Ma in particolar modo, il commissario si chiedeva se qualcuno avesse visto Enea quando era ancora in vita, e se la vittima conoscesse il suo omicida. Era soprattutto quest’ultimo pensiero a raggelarlo: l’idea secondo la quale il bambino riponesse totale fiducia nel suo carnefice, gli provocava un fastidioso senso di repulsione. Colui che l’aveva ucciso, l’aveva anche tradito, in fin dei conti. Aveva tradito un innocente, e ciò gli provocava ribrezzo. Dai primi rilievi del medico legale, effettuati il giorno stesso del rinvenimento del cadavere, emergeva chiaramente come Enea fosse morto proprio in quel burrone; in che modo e il perché, però, li ignorava.

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


Avete messo Mi Piace10 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Confermo quanto detto nel precedente commento: hai compiuto il salto di qualità! 😻
    L’atmosfera del primo pezzo mi ricorda uno di quei romanzi Dark / Gotici che nella loro oscurità celano segreti indicibili.
    In effetti, è come se ci fosse un “rimbalzo”, uno specchio, tra l’atmosfera generale e i personaggi.
    Bravissimo Alfredo, davvero bravo! 😻

  2. Le emozioni sono tratteggiate molto bene e questo è fondamentale in una storia di questo tipo.
    La figura incappucciata aggiunge ulteriore mistero, quasi doveroso in un racconto giallo.
    Attendo con curiosità il prossimo capitolo. 😊👍

    1. Ciao Giuseppe, ti rispondo qui direttamente per tutti gli episodi letti. Ti ringrazio per aver letto tutti i racconti e per averli apprezzati, soprattutto. Spero di aver attirato l’attenzione attraverso vari elementi!! Grazie ancora, davvero!!

  3. Bravissimo Alfredo, mi unisco anche io alle voci positive che si levano per la tua serie. Apprezzo particolarmente l’atmosfera così grigia e angosciante che va di pari passo con la narrazione e l’ambientazione quasi opprimente. Mi è balzato all’occhio un particolare, mentre leggevo. Sbaglierò di certo, però…

  4. È venuto anche a me un sospetto, come a Giuseppe, sono curiosa di sapere se ci ho preso. Mi è piaciuta molto la descrizione della valle, e il modo in cui riporti il dolore, che a volte ci fa diventare scontrosi anche con chi è lì a sostenerci.

  5. Chi sarà mai quella figura incappucciata? Ci tieni, giustamente sulle spine. Chissà perché mi frulla in testa una frase che ho sentito, o forse letto, in un racconto poliziesco: ‘L’assassino torna sempre sul luogo del delitto’. Poi c’è un’altra cosa che mi insospettisce… vedremo! Bravo a tenere alta la tensione.

    1. Ciao Giuseppe, ti ringrazio per il commento. I sospetti, giustamente, devono sorgere, ma ora sono curioso di conoscere il tuo pensiero ahahah. A parte gli scherzi, mi fa tantissimo piacere che ti sia piaciuto!!