I’m gonna show my scar Pt. 1

Serie: Ticket to hell

Il mattino seguente furono svegliati dal rumore della pioggia e dei tuoni.

Dannazione, come faremo a proseguire con questo tempo?”, esclamò Giacomo sconsolato.

Aspettiamo che smetta di piovere, no?”, suggerì la cugina.

Anna, non possiamo fermarci. Ogni giorno la situazione peggiora: più infetti e più morti ogni giorno, quei militari che se ne vanno in giro a far esplodere bombe… non siamo al sicuro!

E da dove le prendi queste notizie, visto che ormai anche i cellulari sono morti?

Mi sembra che l’esperienza diretta degli ultimi giorni sia sufficiente”, sentenziò Giacomo senza ammettere repliche da parte di Anna.

Non si poteva dare torto al ragazzo. Decisero dunque che si sarebbero messi in marcia nonostante il maltempo. Si rifornirono di qualsiasi cosa utile trovassero nel chiosco: vestiti impermeabili, cappelli, cibo in scatola, accendini, fiammiferi, apriscatole, calze, sciarpe e, soprattutto, kit medici, bende, disinfettanti, unguenti e medicine di vario tipo.

La loro priorità adesso era trovare un nuovo mezzo di trasporto, visto che il pickup era rimasto mezzo accartocciato in un fosso. Chissà quanto avrebbero dovuto camminare prima di trovarne un altro. Su consiglio di Lucia presero anche delle mappe dalla pompa di benzina con cui potersi meglio orientare.

Camminavano ormai da due ore e il temporale si era allontanato, lasciandosi alle spalle tanta umidità e un bell’arcobaleno che spuntava tra le cime degli alberi. Anna per un istante si perse in quel paesaggio, dimenticandosi dell’apocalisse e camminando spensierata come era solita fare nelle campagne vicino a casa sua. Molto presto, però, fu ricondotta alla realtà da un rantolo minaccioso che si avvicinò a loro, spuntando dagli alberi a lato della strada. Il non-morto si trascinava malamente con le braccia, avendo amputate entrambe le gambe. Non costituiva una grande minaccia, ma decisero comunque di “abbatterlo”. Senza proferire una parola, Anna gli si parò davanti e sparò. Lo guardò negli occhi, mentre gli sparava, come se si trattasse di un’esecuzione capitale, perché era così che ormai si sentiva: un’esecutrice. Si domandò chi fosse stato quell’uomo prima del contagio, se avesse famiglia e se i suoi familiari fossero sopravvissuti. Li avrebbe magari incontrati nel paese in cui si apprestavano ad entrare?

In silenzio fecero il loro ingresso nel paese. Intorno a loro le strade e gli edifici portavano le cicatrici delle lotte che dovevano essersi svolte alcuni giorni prima. Anna, Giacomo e Lucia riuscivano senza difficoltà a immaginare la scena:

Una donna uscì di casa trafelata, stringendo in braccio il suo bambino, le cui urla andavano solamente a sommarsi al pandemonio che regnava tutt’attorno. Le auto di chi cercava di scappare erano imbottigliate in un traffico senza regole, in cui erano più gli scontri e gli incidenti che le auto che riuscivano effettivamente ad evadere dalla città. Un uomo dalla parte opposta della strada minacciava chiunque, puntando il dito contro i passanti e mettendoli in guardia dai loro peccati. Non si accorse però che due non-morti gli si stavano avvicinando e in un attimo gli furono addosso. L’individuo li accolse dapprima senza opporre resistenza, per poi implorare aiuto e divincolarsi invano quando il dolore si fece troppo forte. Ormai era troppo tardi per lui. La donna col bambino raggiunse la sua auto e vi caricò per primo il figlio neonato. Non fece in tempo ad allacciarsi la cintura, che un uomo aprì la portiera e la trascinò letteralmente fuori dalla sua auto, spingendo per terra la donna con una spinta violenta e impadronendosi del suo mezzo di trasporto.

“Fermatelo! Fermate quell’uomo! Mio figlio è nell’auto!” Le sue urla non furono udite e si dispersero tra altre grida di aiuto e dolore, soffocate solo dal suono delle sirene che impazzavano ovunque.


Con quest’immagine nella mente Anna deglutì prima di parlare.

Cerchiamo di fare in fretta e di andarcene da qui il prima possibile

Videro un veicolo che sembrava fare al caso loro: un furgoncino da sette posti incredibilmente ancora in buone condizioni. Vi si avvicinarono per controllarlo ed eventualmente impossessarsene. Le portiere erano aperte, ma purtroppo le chiavi non erano all’interno dell’abitacolo. Anna immaginò che il proprietario dell’auto fosse stato costretto a scendere per qualche motivo e fosse stato travolto dalla folla o che si fosse ritrovato a lottare con qualcuno che voleva rubargli l’auto.

Strano, il motore è ancora caldo…”, osservò Giacomo con estrema sorpresa.

In un attimo tutti e tre giunsero alla stessa conclusione: la macchina era stata usata da poco e i proprietari dovevano essere ancora nei paraggi. Vivi o… morti. Non fecero in tempo ad esprimere questo pensiero ad alta voce che a pochi metri da loro qualcuno li minacciò ad armi spianate.

Serie: Ticket to hell
  • Episodio 1: The saints are coming pt. 1
  • Episodio 2: The saints are coming pt. 2
  • Episodio 3: It’s the end of the world as we know it
  • Episodio 4: Are we not men?
  • Episodio 5: Do you know the enemy? Pt. 1
  • Episodio 6: Do you know the enemy? Pt. 2
  • Episodio 7: I’m gonna show my scar Pt. 1
  • Episodio 8: I’m gonna show my scar Pt.2
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror, Narrativa

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    Discussioni

    1. Ouch! La conclusione con suspance incorporata… Ora corro subito a leggere il seguito!
      Comunque devo dire che i due aspetti che mi piacciono di più sono il ritmo del racconto, degno d’un film d’azione, e la credibilità dei comportamenti dei protagonisti in uno scenario di fantasia (“di fantasia” lo dico sottovoce, visto che il 2020 non è ancora finito)

      1. Ecco, non tiriamoci la zappa sui piedi!
        Grazie, in effetti sono esattamente i due aspetti su cui mi sto concentrando maggiormente e che vorrei mantenere fino alla fine 🙂