I’m gonna show my scar Pt.2

Serie: Ticket to hell


Voi! Rispondetemi se capite quello che dico!

Chi sei?”, domandò Lucia.

L’uomo fece una smorfia compiaciuta e sputò in terra.

Siete infetti?

No, vogliamo solo…” iniziò Giacomo accennando un passo in avanti, ma fu interrotto bruscamente dall’uomo col fucile.

Non dovete muovervi!

Da un edificio alle sue spalle, sbucarono altri tre individui, anch’essi armati, e si accostarono a lui. Parlarono tra loro sottovoce per non farsi sentire, ma senza mai perdere di vista i loro obiettivi. Poi abbassarono le armi e mostrarono un’aria più distesa, ma sempre sospettosa. Uno degli uomini armati prese la parola.

Sono Stefano, scusate per l’accoglienza, ma capirete anche voi che di recente non abbiamo avuto molte visite e quelle poche che abbiamo avuto, ecco… non sono state… amichevoli” accennò un sorriso sdentato. “Da dove venite?

Da piuttosto lontano” tagliò corto Lucia, ma Stefano non parve molto soddisfatto della risposta.

E dove siete diretti, se posso chiedere?

Ovunque lontano da qui

Stefano cominciò a spazientirsi per le risposte evasive di Lucia, che dal canto suo non si fidava di quella banda che ostacolava il loro cammino.

Vedo che siete feriti. Perché non vi fermate a rifocillarvi con noi e intanto ci raccontate cosa vi è accaduto”, propose Stefano, mantenendo la presa ben salda sul fucile, senza ammettere un rifiuto. Lucia e i ragazzi furono costretti a seguirli dentro al misterioso edificio. Non si trattava di una casa, bensì di una scuola.

Poco dopo l’esplosione dell’epidemia, è stato il caos completo: le persone si picchiavano senza più fare distinzione tra sani e infetti, ognuno pensava a sé e alla propria pelle. Io e i miei amici ci siamo rifugiati qui insieme alle nostre famiglie. Alcuni di noi, purtroppo si sono infettati… e abbiamo dovuto allontanarli

Tutti sapevano che quell’espressione significava in realtà che avevano dovuto ucciderli.

Come avete fatto a… a ‘bonificare’ la scuola?” domandò Giacomo, faticando a trovare le parole giuste.

Intendi dagli infetti? In realtà la scuola era chiusa da giorni, perciò era vuota. Quelli che sono riusciti a entrare dopo… beh, ci siamo assicurati che non potessero più tornare. Per fortuna la scuola è interamente circondata da un’alta cancellata, una protezione contro gli indesiderati

Entrarono in una sala, probabilmente l’ex aula magna, in cui era raccolto il resto dei superstiti. Si trattava di un gruppo piuttosto omogeneo e relativamente giovane: bambini, ragazzi e i loro genitori; i più anziani, evidentemente, non ce l’avevano fatta. Una donna che si presentò come Giulia, la moglie di Stefano, si offrì di accompagnare i nuovi arrivati a fare un giro della scuola. Sembravano andare piuttosto fieri del loro operato. Le aule più vicine ai bagni erano state allestite come dormitori. La sala mensa era stata sigillata ed era rimasto aperto solamente il collegamento con la cucina.

Il loro tour fu interrotto dall’arrivo di un gruppo di ragazzi di ritorno dalla “spesa”. Così chiamavano i raid che alcuni uomini, divisi in squadre, effettuavano fuori dalla scuola per rifornirsi di provviste. Quel giorno era toccato a Simone, Paolo e Andrea. Simone si contraddistingueva dagli altri per una cicatrice, non ancora del tutto guarita, che dalla guancia destra correva lungo il collo per scomparire sotto la maglietta. Anna, Giacomo e Lucia ne erano rimasti impressionati, ma non avevano voluto fare domande. Non si accorsero neppure dello sguardo cupo di Simone, che si lasciò sfuggire una smorfia di dolore alla vista dei nuovi arrivati.

Naturalmente gli “ospiti” vennero trattenuti ben oltre il pranzo, tanto che Stefano insistette perché trascorressero lì anche la notte. Anna era terrorizzata, perché quel luogo odorava di pericolo, ma non poteva parlarne con Lucia e Giacomo, in quanto costantemente sotto lo sguardo e le orecchie dei loro carcerieri. Furono costretti a separarsi per la notte: Anna avrebbe dormito insieme ad altre ragazze, Giacomo con i ragazzi di una delle squadre speciali e Lucia con Giulia e le sue due figlie.

Converrete anche voi che è l’unica sistemazione possibile”, aveva spiegato Stefano.

Anna non chiuse occhio e nel cuore della notte, eludendo la sorveglianza, andò in bagno, sperando che anche Giacomo o Lucia avessero la sua stessa idea. Seduta sul davanzale della finestra, aspettò un po’. Quando fu sul punto di addormentarsi, fu riscossa da un rumore. Aveva dovuto lasciare le sue armi in una sala comune, riuscendo a tenere con sé soltanto un piccolo coltello che non le dava alcuna sicurezza, ma era sempre meglio di niente. Brandendolo davanti al viso, si avvicinò alla fonte del rumore: dietro alla porta d’ingresso del bagno c’era qualcuno. La porta si aprì lentamente e si palesò Simone. Anna tirò un sospiro di sollievo, contenta di non dover fronteggiare un non-morto, ma rimase comunque in allerta.

Che diavolo stai facendo?”, esclamò lui indicando il coltello.

Mi difendo”, sibilò Anna tra i denti.

Con quello? Ascolta, devo parlarti. Non potete rimanere qui. Vi metteranno alla prova e se sopravviverete non vi permetteranno di andarvene. Se morirete, beh…

Di che diavolo stai parlando?”, lo interruppe Anna confusa

Qui hanno sempre bisogno di combattenti giovani e in salute. È successo anche a me. Io e la mia fidanzata stavamo scappando. Quando siamo arrivati in questo paese, loro ci hanno praticamente sequestrato e gettato a combattere contro quei… mostri. Io ho lottato e li ho uccisi tutti, ma lei…non ho potuto…” Simone smise di parlare, come se non trovasse più il fiato per proseguire.

Anna era incredula e senza parole.

Dovete andarvene stanotte

Un urlo interruppe il loro discorso e insieme corsero per vedere di cosa si trattasse. Proveniva da un’aula al piano di sopra. Lucia era chiusa al suo interno, mentre un uomo e una donna la osservavano da una vetrata. Anna dapprima non capì, poi tutto le fu chiaro quando vide uno zombie avvicinarsi alla madre. Era una sorta di circo romano: Lucia era il gladiatore che combatteva contro le bestie feroci in una lotta all’ultimo sangue. I ragazzi erano gli spettatori che scommettevano su chi sarebbe sopravvissuto. Lucia, armata di una semplice spranga di ferro, indietreggiava man mano che gli zombie le si avvicinavano. Simone in preda a una furia scatenata colpì alla testa entrambi gli individui che tenevano Lucia prigioniera, facendoli cadere a terra rovinosamente. Tirarono la donna fuori dalla stanza e si richiusero la porta alle spalle, sigillando gli zombie al suo interno.

Un altro grido.

Trovarono Giacomo raggomitolato a terra, sovrastato da due ragazzi che brandivano un coltello. Anna aveva già imparato i trucchi di Simone e insieme stesero gli sgherri che avevano catturato il cugino.

Anna! È stato terribile! Mi sono addormentato e loro mi hanno preso di peso e portato qui e obbligato a combattere. Ma io non sono come te, non sono capace. Quando mi si sono avvicinati li ho… li ho colpiti con quella”, indicò la spranga insanguinata che giaceva poco lontano da lui. “Li ho colpiti in fronte e li ho uccisi…li ho uccisi”, si sfogò Giacomo, coprendosi il viso con le mani. Quando il ragazzo sollevò il volto, Anna scorse tra le lacrime del cugino una ferita fresca simile alla cicatrice di Simone.

Tranquilla, non è stato ferito dai mostri. Sono stati loro”, spiegò accennando ai ragazzi ancora riversi sul pavimento. “E’ una specie di marchio” 

Mostrò la sua cicatrice scostando i lunghi capelli biondi e il colletto della maglietta: terminava sulla clavicola.

Dobbiamo fare presto. Non ci vorrà molto perché Stefano si accorga di quello che sta succedendo”, li incitò Simone.

Se usciamo da qui senza armi, sarà morte certa”, sussurrò Lucia, cercando di non fare rumore.

Simone annuì e fece cenno di seguirlo in silenzio. Li condusse in un piccolo sgabuzzino, dove recuperarono le loro armi. Pronti a darsi alla fuga, furono intercettati da Giulia che li teneva sotto tiro con un fucile.

Dove pensate di andare voi? Non crederete che sia così facile?

Giulia, che cosa state facendo? Perché rimanete qui? Non c’è speranza”, tentò di farla ragionare Lucia.

Qui ci sono le nostre case. Non possiamo andarcene. La nostra vita è qui

Non c’è più una vita. Soltanto un inferno”, sentenziò Anna disgustata dall’ottusità di quella donna.

Stupida ragazzina. Quando questo finirà, noi ricostruiremo tutto. Creeremo… un nuovo Eden

Giulia non voleva sentire ragioni, si capiva dal suo sguardo spiritato che si trasformò in una smorfia di dolore quando uno sparo ruppe il silenzio della notte. Simone l’aveva colpita.

Andatevene

Vieni con noi! Non puoi restare qui, ti uccideranno!”, lo supplicò Anna.

Non c’è più nulla per me né qua dentro né là fuori. Sono morto comunque. Non ho potuto salvare lei…” disse alludendo alla fidanzata. “Lasciate che vi assicuri la fuga

Anna annuì tremante e gli strinse le mani un’ultima volta, prima di voltargli le spalle e correre verso l’uscita. Aveva visto la morte di un uomo nei suoi occhi e aveva scorto l’ombra di ciò che era stato: un uomo innamorato e sognatore, pieno di passione per la vita e curiosità per il futuro. Aveva perso l’amore. Dopo aver ucciso Giulia, aveva perso anche quel briciolo di umanità che gli era rimasto. Anna non riusciva neppure a immaginare cosa significasse uccidere una persona. Non uno zombie, ma una persona vera. Per non vanificare il sacrificio di Simone, corse con tutto il fiato che aveva in gola, fino a lasciarsi alle spalle quell’isola infelice di barbarie.

Serie: Ticket to hell


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Horror

Discussioni

  1. A volte si dimentica che dei vivi c’è da temere più che dei morti. Gli zombie seguono linee predefinite, agiscono per brama e fame; assieme ad ogni altra emozione o sentimento anche la crudeltà è loro aliena. Negli esseri umani, invece, l’oscurità prende volti differenti e più subdoli